Mar. Giu 22nd, 2021

Oggetto dell’impugnazione proposta dalla DDA di Reggio Calabria, era l’ordinanza del Tribunale della Libertà che, dopo l’annullamento con rinvio da parte della Cassazione della sua prima ordinanza confermativa del provvedimento di custodia cautelare, nella successiva udienza di Riesame bis aveva disposto la scarcerazione del Sorgiovanni per assenza di gravità indiziaria anche per la contestazione di intraneità alla cosca Ruga, per cui conto avrebbe commesso l’omicidio.

L’odierna pronuncia della Corte di Cassazione, dunque, conclude la parentesi cautelare nel senso perorato dalla difesa, rappresentata dagli Avvocati Francesco Lojacono e Alfredo Arcorace, che avevano illustrato le ragioni per le quali il ricorso proposto dalla Procura reggina doveva considerarsi inammissibile.

A carico di Cosimo Sorgiovanni era stato valorizzato soprattutto l’esito positivo del prelievo STUB effettuato qualche ora dopo l’omicidio, le cui modalità di esecuzione erano state contestate dai suoi difensori, che avevano lamentato la mancata osservanza dei relativi protocolli e la conseguente non genuinità dei relativi esiti.

Per ambedue le contestazioni è attualmente in corso il processo avanti la Corte di Assise di Locri.

La vittima, secondo la prospettazione accusatoria, avrebbe pagato col sangue una sua relazione sentimentale “pericolosa” con la figlia del presunto boss di Monasterace, a sua volta sposata con altro soggetto considerato vicino alla cosca Ruga, indicato quale mandante del delitto, ma nei cui confronti già in prima battuta il GIP aveva rigettato la richiesta di misura cautelare.

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