Mar. Giu 15th, 2021


Giuseppe De Stefano, boss dell’omonima cosca di Reggio Calabria, trascorse un periodo della sua latitanza sulla costa vibonese e quando doveva rientrare a Reggio viaggiava a bordo di un’ambulanza messa a disposizione delle cosche di Vibo insieme a due uomini armati e con la “scorta” di una vettura con altri due uomini armati. A raccontarlo è stato il collaboratore di giustizia Andrea Mantella, 49 anni – ex braccio armato della cosca Lo Bianco-Barba di Vibo e poi a capo di un gruppo autonomo – nel suo interrogatorio nel processo Rinascita Scott. De Stefano sarebbe stato ospite della cosca Bonavora di Sant’Onofrio all’interno del resort degli imprenditori Stillitani. “Vincenzino Fruci – ha detto Mantella – vigilava che non ci fosse niente fuori posto”. Fruci non è imputato in Rinascita Scott ma è imputato nel processo, in fase preliminare, “Imponimento” ed è considerato al vertice del sodalizio Anello-Fruci. Mantella racconta di essere stato testimone diretto della presenza di De Stefano. “Io ero lì con i Bonavota – racconta -, una volta andammo a ‘Pianeta casa’ a prendere delle biciclette perché De Stefano doveva fare delle passeggiate con la sua famiglia”. Mantella ha poi riferito che c’erano agenzie funebri a disposizione delle cosche, pronte a dividere il lucroso affare del caro estinto a Vibo Valentia con le famiglie di ‘ndrangheta. Erano tre, ha detto Mantella, le ditte in rapporti con i clan. “I fratelli Curello – ha detto – erano legatissimi a Saverio Razionale e Gregorio Gasparro alias ‘U Ruzzu u gattu’. Erano funzionali alle necessità dei Bonavota e anche dei Piscopisani. In realtà l’azienda dei Curello era cosa di Razionale e Gasparro”. Altra ditta era quella dei fratelli Baldo “che operavano in piazza San Leoluca a Vibo Valentia erano legati ai Fiarè”. Poi c’era la ditta di Orazio Lo Bianco e Rosario Pugliese alias “Cassarola”. Il grosso degli affari per le imprese di pompe funebri arrivava dall’obitorio dell’ospedale dove stava un soggetto “che stava addosso ai morti come un avvoltoio” e che veniva pagato dalle ditte. Mantella ha raccontato che le tre ditte facevano a turno: una settimana i morti li prendeva una ditta e la settimana dopo un’altra. Mantella ha anche sostenuto che per spostarsi evitando di essere fermato, utilizzava le ambulanze dei Curello. “Le ambulanze le usavano anche per fare qualche passaggio di droga” ha detto il collaboratore.

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