Mar. Giu 22nd, 2021

Inclusione, termine alquanto emblematico e polisemico (portatore di molteplici significati) il quale ha un’influenza notevole in questo periodo di post pandemia  e soprattutto in ambito sociale ove sta a significare appartenere a qualcosa sia esso un gruppo di persone o un’istituzione. Il suo termine opposto, esclusione sociale, concettualmente intendendo, implica una sorta di discriminazione che spesso avviene all’interno del luogo lavorativo e che purtroppo sempre più spesso include il genere femminile come capro espiatorio di una società costellata da stereotipi e pregiudizi. Donne e lavoro, una tematica paradossale che nell’ultimo periodo ha visto numerose ricerche interessarsene soprattutto a causa del gran numero di donne le quali hanno perso il proprio  posto di lavoro a causa della pandemia, soggetti già precedentemente svantaggiati accanto ai giovani e agli stranieri, i cosiddetti soggetti fragili della macrostruttura sociale. E’ risaputo che il settore dei servizi/ristorazione ha subito ingenti perdite economiche da questo punto di vista e molte erano le donne le quali ricoprivano un ruolo in tale ambito quali cameriere o bariste. L’ ISTAT analizzando i dati forniti da INAIL e ANPAL ha fornito alcuni estratti quali/quantitativi della situazione primo lockdown il quale è stato un evento che ha duramente messo a repentaglio il fattore economico italiano. In primis la percentuale di donne che ha perso il lavoro nell’anno 2020 è stata superiore rispetto agli uomini disoccupati, il gap sul tasso di occupazione tra uomini e donne passa da 17,8 punti del 2019 ai 18,3 punti del 2020. (dati rielaborati dal sole 24 ore). I dati analizzati in questione ci parlano di un trend sempre più imperante che sta connotando la vita odierna. Il secondo motivo riguarda che il divario occupazionale di genere che si era creato durante il primo lockdown del 2020 non è stato colmato ossia ha determinato una discesa senza freni dell’occupazione femminile e fino a Giugno 2020 i tassi di attivazione per le posizioni occupate dalle donne sono scesi molto più repentinamente. Nella recente pubblicazione del rapporto integrato sul mercato del lavoro (2020) evidenzia appunto come riportato precedentemente  come le categorie più penalizzate dall’emergenza sanitaria siano state quelle già in precedenza caratterizzate da situazioni di grande svantaggio: le donne, i più giovani ( è stato preso in considerazione un target di giovani di età compreso dai 15 ai 24 anni), e gli stranieri (settore migranti). Quanto all’occupazione femminile, gli effetti più pesanti sembrano essere stati quelli sulle donne che già in precedenza erano in posizione di maggiore fragilità – associata a un livello di istruzione scolastica medio-basso.Tra le misure messe in atto per fronteggiare gli effetti della pandemia, il blocco dei licenziamenti per i lavoratori dipendenti ne ha limitato l’impatto negativo sull’occupazione “(-1,9%)”, scaricandone i contraccolpi sulle ore lavorate “(-8,4%)”. Le donne inoltre  hanno più spesso un contratto a termine o un contratto di scadenza mensile per cui minori ingressi e maggiori uscite dall’occupazione nel corso del 2020 riguardano soprattutto i dipendenti a termine. Le misure restrittive imposte per contenere la diffusione della pandemia hanno avuto un pesante impatto negativo sulla continuità occupazionale dei lavoratori con contratti a termine. E tra i lavoratori dipendenti occupati nel settore privato, l’incidenza dei contratti a termine è maggiore tra le donne rispetto agli uomini (16,78% e 14,96%, nel 2019). Già all’inizio del 2020, a partire dalla dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio, le aspettative negative sull’andamento della domanda in gran parte delle attività economiche si sono tradotte nel mancato avvio di nuovi rapporti di lavoro. Nei mesi successivi, in concomitanza con le misure di lockdown di marzo ed aprile, il calo della domanda ha impattato pesantemente sui lavoratori a termine “il contratto è arrivato alla sua fine naturale senza che venisse prorogato o trasformato prima della scadenza”, si legge nel rapporto. La crisi occupazionale dovuta all’emergenza sanitaria ha così avuto “l’effetto di acuire alcuni dei divari preesistenti nel mercato del lavoro, primo fra tutti quello di genere”. E’ stato evidenziato come le donne in Italia siano da un punto di vista lavorativo escluse a dispetto di altri paesi europei le quali occupano spesso ruoli dirigenziali. L’occupazione femminile è condizionata spesso dalle scelte che interfacciano la vita meramente privata, vengono poste ad una rinuncia a discapito di una brillante carriera lavorativa in particolare dopo la nascita dei figli le donne sono costrette ad abbandonare la loro carriera per dedicarsi interamente alla famiglia e dunque gli studi intrapresi precedentemente non vengono riconosciuti o ricompensati (pertanto l’Italia è il Paese della generazione anziana, sempre meno sono le nascite anche a causa della situazione pandemia). Oltre a ciò, a parità di titoli od esperienze o performance eccelse, generalmente le donne percepiscono una minore remunerazione a dispetto dei colleghi uomini (Gender pay gap). Questo divario e discriminazione di genere è avvilente soprattutto per le nuove generazioni in balia di una stabilità economia già resa difficoltosa dal fenomeno pandemico. Anche il tema della sicurezza sul luogo di lavoro ha suscitato molte polemiche a cause degli ultimi fatti di cronaca, una sicurezza che non è sempre presente nelle fabbriche dove spesso e volentieri si lavora anche in nero e dove sono le donne le prime a subire la mancanza di sicurezza sul lavoro.

SOFFITTO DI CRISTALLO: COSA SI INTENDE

Con “soffitto di vetro” o “soffitto di cristallo” si fa riferimento ad una sorta di limite o per meglio specificare una barriera metaforicamente intesa  oltre la quale le donne difficilmente riescono ad andare, rimanendovi così permanentemente al di sotto, condizione che porta al mancato raggiungimento degli obiettivi e riguarda la condizione di immobilità/discriminazione in cui si trova la donna. L’espressione fu coniata nel 1978 da Marilyn Loden in un’intervista e poi usata nel marzo 1984 da Gay Bryant,  che in un’intervista nella quale dichiarava:  “Le donne hanno raggiunto un certo punto, io lo chiamo il soffitto di cristallo. Sono nella parte superiore del management intermedio, si sono fermate e rimangono bloccate. Non c’è abbastanza spazio per tutte quelle donne ai vertici. Alcune si stanno orientando verso il lavoro autonomo. Altre stanno uscendo e mettono su famiglia”  (FONTE WIKIPEDIA)

Dott.ssa Santostefano Francesca – Sociologa

SITOGRAFIA

[1] www.infodata.ilsole24ore.com

[2] www.ingenere.it

[3] www.ilpost.it

[4] radicalmentelibera.wordpress.com

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