Mar. Ago 9th, 2022

 Arturo Rocca, presidente dell’ Osservatorio ambientale ” Diritto alla vita” è certamente cittadino molto attento alle problematiche sociali del territorio della Locride. Recentemente ha posto la sua attenzione sulle “alture” che costellano il territorio da Monasterace e Palizzi e sui 90 chilometri di sviluppo tra punta Stilo e Capo Spartivento. Sono talmente tanti – dice – da far tramontare lo stereotipo della Locride di solo mare.Vediamo in sintesi l’ attenta analisi di Rocca , certamente interessante anche per i cittadini del territorio, molti dei quali non conoscono questi “tesori” della Locride. Partiamo dai 1.061 metri della Ferdinandea, che con la quota parte dei 3.600 ettari di Serre appartenenti ai comuni di Stilo e Bivongi, rappresenta una realtà composta da natura, geologia, storia, archeologia industriale e che costituisce un vero e proprio scrigno da valorizzare e preservare. Il territorio è forte della residenza di caccia di Ferdinando II di Borbone, da cui il nome Ferdinandea, delle fonderie della siderurgia del regno di Napoli dove fu montato un grande altoforno per lavorare il minerale di ferro estratto nelle miniere di Pazzano. Da qui si originano i due torrenti, Folea e Ruggero che, unendosi, danno origine alle cascate di Marmarico, che con i suoi 114 metri è la più alta dell’appennino meridionale. Il monte Consolino, con i suoi 701 metri, domina la vallata dello Stilaro e, salendovi dai tre sentieri praticabili, si può ben comprendere perché vi fu costruito lo splendido maniero da Ruggero II nell’ XI secolo, i cui ruderi sono oggi oggetto di restauro, che poteva tenere sotto controllo l’intero territorio sia verso il mare che verso le Serre. Alle pendici, il Consolino ospita gli abitati di Stilo, Bivongi e gran parte di Pazzano. Una piccola monorotaia avrebbe dovuto portare i visitatori in cima, ma i vandali hanno deciso diversamente: solo a piedi! Il dirimpettaio monte Stella, dagli 832 metri, guarda dall’alto Pazzano, antico borgo minerario, che nelle sue viscere custodisce il prezioso eremo di santa Maria della Stella. A sud la risalita di monte Mammicomito fino ai suoi 1.048 metri, dove un enorme pianoro, piani di Rufo, si presenta con una folta chioma di castagni secolari, per questo motivo il monte viene anche denominato Castagnara. Alle pendici di sud-est si trova Timpa Perciata, un arco naturale formatosi dal degrado delle rocce a opera del vento e delle piogge. In basso la frazione di Titi, grazioso borgo dove vi sono i ruderi del convento di santa Maria della Consolazione, complesso monastico forse francescano del ‘400, che ospitò Tommaso Campanella. A poca distanza, su proprietà privata, esiste uno degli ulivi bianchi più maestoso da cui si ricavava l’olio del Crisma, le sue drupe sono candide a maturazione e non contengono clorofilla, che veniva usato per amministrare i sacramenti e per accendere le lampade in chiesa. Alle falde del Mammicomito, nel dirupo che si affaccia sulle Gole Mazzuccheri, in cui scorre il torrente Precariti, vi sono incastonate magnifiche grotte raggiungibili solo con attrezzature, segnatamente quella delle Fate e quella dei Colombi. Sulla parete opposta alle gole ci si ritrova su monte Gallo, la cui cima raggiunge 780 metri ma nelle cui viscere si trova la grotta dei Re dove, a parere di alcuni studiosi, sono state custodite le mummie di 110 sovrani pelasgici tratti in salvo, nel 6.700 a.C., da un diluvio e trasportate fin qui dall’Egitto e dalla Siria. Da Obile di Caulonia si può raggiungere monte Gremi che, con i suoi 1.241 metri, rappresenta la cima più alta della Locride, compresa tra la vallata dello Stilaro e quella del Torbido. Il manto forestale è costituito prevalentemente da leccio, ma nei declivi più dolci predomina il castagno, è una meta molto battuta dai cercatori di funghi. Delimita la provincia di Reggio Calabria da quella di Vibo Valentia. Adiacente si erge, a 857 metri, monte Granieri, che domina le contrade San Nicola e Pirarelli di Caulonia e da cui si può godere un ottimo affaccio sul corso dell’Allaro. Monte sant’Andrea si divide in quattro per servire tanti padroni, Caulonia, Roccella Jonica, Gioiosa Jonica e Martone. Dalle viscere di questo monte si cavava abbondante il minerale di arsenopirite che per mezzo di una teleferica veniva trasferita sul corso della fiumara Amusa per essere lavorato. Purtroppo, alla fine dell’800, il monte fu completamente disboscato dalle magnifiche querce di Cerro che lo ricoprivano, lasciandolo calvo. Per fortuna un rimboschimento fu messo in atto e adesso vi albergano vigorosi castagni, lecci e, purtroppo, inutili pini. Monte Ferrà, da quota 958 metri insieme a monte Elia, 864 metri, proteggono Grotteria dal Maestrale e le forniscono legna di leccio a sufficienza. Monte Limina, dai suoi 888 metri, cerca di fare lo stesso per Mammola, anche se il vento che arriva dal Torbido s’incunea vorticando nella vallata del Chiaro ventilandola ben bene. Monte Limina, per Mammola, significa molto sia dal punto di vista economico, per tutte le attività legate alla montagna, ma anche per l’aspetto religioso. San Nicodemo, per questa comunità, rappresenta un faro e durante la novena, che si svolge al romitorio, frotte di donne e uomini si sobbarcano una camminata di oltre due ore all’andata e due al ritorno attraverso l’erto passo Sella per assistere alle funzioni celebrate dal monaco eremita don Ernesto Monteleone, che applica la regola benedettina dell’ora et labora. Sono i pascoli della Limina che rendono pregiata la ricotta affumicata di Mammola e questo territorio dona intenso profumo ai funghi di cui Mammola va fiera. Un territorio, insomma fatto anche di storia e cultura che conferma le potenzialità di una Locride poco conosciuta e poco sfruttata.nelle fotoLa cascate del MarmaricoIl Santuario di S. NicodemoMonte Consolino e Castello Normanno

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