Mer. Ago 4th, 2021

“Un fortino dedito notte e giorno all’inquinamento ambientale”. Sono queste le parole utilizzate dagli investigatori per tracciare il senso dell’operazione “Quarta chiave”, realizzata stamattina dai carabinieri di Lamezia Terme e Catanzaro sotto il coordinamento della Dda di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri. In tutto 29 le misure cautelari (15 in carcere e 14 ai domiciliari), 6 le aziende sequestrate, 14 i mezzi di trasporto ai sigilli e oltre 300 i militari in azione stamattima nel campo rom di Lamezia Terme. Le accuse vanno da attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, a furto aggravato e violazione di sigilli.  Le indagini hanno consentito di documentare l’esistenza, all’interno del sito di Scordovillo, di una vera e propria realtà imprenditoriale che, in violazione delle norme di settore, era dedita alla raccolta e trasporto di rifiuti verso ditte specializzate nella preparazione e riciclo di rottami ferrosi che, a loro volta, ricevevano illecitamente i carichi conferiti.

Gratteri: “A Lamezia ettari di terreno inquinato in modo irreversibile”

Durante la conferenza stampa, il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri ha spiegato: “Abbiamo toccato un’organizzazione dedita a smaltire rifiuti in modo illegale da decenni. Molti degli odierni indagati hanno l’aggravante della reiterazione. Per loro è normale delinquere e inquinare ettari ed ettari di terreno. Per loro è normale incendiare rifiuti tossici, come accaduto nel 2019. Questa indagine è stata curata nei dettagli da parte dei carabinieri di Catanzaro e Lamezia, riuscendo a documentare con riprese e intercettazioni la reiterazione dei reati, in spregio a tutte le norme a tutela dell’ambiente. Abbiamo assistito a fenomeni di continuo inquinamento. C’era un fortino in mano a gruppi di persone – che non voglio criminalizzare in modo generico- dedite ai reati di inquinamento ambientale. Alcune porzioni di territorio sono contaminate anche da metalli pesanti in modo irreversibile. Devo dare merito alla grande sensibilità dei carabinieri”.

Il colonnello Antonio Montanari che guida la compagnia di Catanzaro ha aggiunto: “Questa indagine nasce dall’esigenza di fare luce su una serie di episodi che si sono verificati nell’area del campo di Scordovillo. Vi erano ditte compiacenti che si prestavano allo smaltimento per avere delle utilità. Stamattina ci siamo presentati al campo rom con oltre 300 carabinieri per eseguire le misure”.

Un sistema collaudato per smaltire illecitamente i rifiuti

Il procuratore aggiunto vicario Vincenzo Capomolla ha coordinato l’indagine e ne ha spiegato i dettagli: “Sono state emesse 29 misure cautelari. Siamo di fronte a reati che generano molto allarme sul piano ambientale e igienico e sanitario. L’attività di smaltimento di rifiuti pericolosi e non viene organizzata vicino all’ospedale grazie all’aiuto di ditte compiacenti che si prestano ad attività illegali nel conferimento, trasporto e deposito di rifiuti, utilizzando documenti contraffatti sulla tracciabilità. Si tratta di un’indagine che richiede grandi competenze tecniche per scoprire i reati dissimulati. Il trattamento dei rifiuti avveniva attraverso uno spregiudicato ricorso alla combustione nonostante l’area sia molto vicina all’ospedale. Il campo è totalmente sotto il controllo della comunità insediata ed è molto difficile effettuare controlli ed attività di indagine all’interno”. Per il maggiore Cristian Bruscia a capo della compagnia carabinieri di Lamezia: “L’indagine si è sviluppata con tecnologie avanzate. Abbiamo documentato un’attività costante di notte e di giorno. Sono state sequestrati 14 mezzi, due ditte individuali e 4 società lametine che sfruttando le loro autorizzazioni immettevano nel mercato nero i rifiuti procurati loro dai rom”.

A entrare ancora più nel dettaglio il colonnello Sergio Molinari a capo del Gruppo carabinieri Lamezia: “Il nome “quarta chiave” riprende il filo di un intervento dell’allora ministro alle Politiche sociali, Fabrizio Barca, che individuava quattro chiavi di volta per l’emersione delle zone più degradate e fra questi – la quarta chiave – era proprio concentrata sulla tutela dell’ambiente. L’inquinamento del territorio che abbiamo registrato nell’operazione è importante e riguarda anche le falde acquifere. Emerge, inoltre, un’attività imprenditoriale volta non solo allo smaltimento di materiale ferroso e rame, auto e cavi. Tutto questo materiale viene spacchettato, la parte utile va a ditte compiacenti, quella da smaltire data alle fiamme”.

Giulia Veltri

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