Lun. Set 27th, 2021

di SANTO STRATI – Il malumore del popolo della sinistra continua a crescere sulla scelta di Maria Antonietta Ventura a candidata del pd-5 Stelle: ovviamente non è in discussione la figura della top manager (già presidente di Unicef Calabria) bensì si contesta il metodo adottato a Roma per designare la candidatura. Da ultimo c’è la protesta di un cospicuo gruppo di sindaci a partire dal sen. Ernesto Magorno (che si candida per Italia Viva a presidente della Regione) per finire alla Città Metropolitana di Reggio dove sei primi cittadini di area pd hanno contestato la scelta romana: Caterina Belcastro (Caulonia) presidente dell’assemblea dei comuni della Locride, Giuseppe Campisi (Ardore) presidente del comitato dei sindaci della Locride, Giuseppe Alfarano (Camini), Vincenzo Valenti (Bivongi), Daniela Arfuso (Cardeto) e Domenico Penna (Roccaforte del Greco), coralmente, hanno parlato dell’«ennesimo errore politico nel metodo e nel merito» con un preciso attacco alla dirigenza regionale dem «sono tutti senza coraggio e incuranti degli interessi dei cittadini calabresi e del partito».

Diversa la situazione nel campo avversario dove oggi, alle 11 a Lamezia Terme, Matteo Salvini e Antonio Tajani (di persona) e Giorgia Meloni (in telecollegamento) “coroneranno” ufficialmente la candidatura di Roberto Occhiuto, alla presenza di Licia Ronzulli in rappresentanza dei Berlusconi, e di tutti i parlamentari calabresi, sindaci e amministratori dei partiti della coalizione di centro-destra.  La quale si presenta con un candidato unitario, premessa di una vittoria pressoché scontata.

Ma è possibile, a tre mesi dalle elezioni (data probabile domenica 10 ottobre) tracciare uno scenario di cosa succederà alle urne? Calabria.Live, in esclusiva, ha commissionato e propone i risultati di uno studio basato esclusivamente sui flussi (non sulle intenzioni di voto), simile a quello presentato in occasione delle elezioni al Comune di Reggio (ampiamente confermato dai risultati). È ancora presto, lo scenario, soprattutto a sinistra, è ancora da definire, ma come prime indicazioni lo studio di Calabria.Live permette di farsi un’idea abbastanza chiara delle tendenze dei prossimi esiti elettorali.

Il centrodestra, pur perdendo circa 7 punti rispetto al gennaio 2020, manterrebbe comunque un consistente vantaggio di 17 punti sull’alleanza PD-Cinquestelle che, a sua volta, prenderebbe meno voti di quanto i due partiti abbiano preso in autonomia nelle ultime regionali. Exploit di De Magistris che con un potenziale 12-14 %, sfonderebbe nettamente lo sbarramento ed entrerebbe in Consiglio regionale. Probabile delusione per le liste di Tansi, che arretrerebbero di due punti a tutto beneficio di DeMa, e per quelle di Magorno di Italia Viva che raccoglierebbe un insignificante 1%.

Lo studio sui flussi elettorali in vista delle Regionali di ottobre non è assolutamente un sondaggio e non tiene conto della popolarità e del consenso dei candidati presidente, ma viene condotto con modelli matematici sui risultati storici e sull’andamento dei sondaggi sui partiti nazionali.

Si tratta della stessa modalità di indagine – proposta lo scorso fine agosto – che ha anticipato, con sorprendente precisione, i risultati elettorali delle ultime Comunali di Reggio Calabria. Dati da prendere, ovviamente, con le classiche pinze per via del notevole tempo che ancora ci separa dalle urne (più di tre mesi) e da sempre possibili novità negli schieramenti. Sono quindi da considerare come indicatori di tendenze, sia pure consolidate dai numeri, che potrebbero anche registrare cambiamenti da qui al prossimo ottobre.

La sintesi dello studio

Centrodestra 48-52%

Il centrodestra, capeggiato da Roberto Occhiuto di Forza Italia in ticket con il leghista Nino Spirlì, si attesterebbe in una forbice tra il 48 e il 52%, punto medio di caduta 50%, circa 7 punti in meno rispetto a quanto conseguito dalle liste della Santelli nel 2020 (57,13%), ma comunque sempre più che sufficiente per una larga vittoria.

Nel dettaglio, il primo partito della coalizione si confermerebbe Forza Italia, grazie all’effetto traino del candidato presidente Occhiuto, con una forbice tra l’11 e il 13%, seguito da Fratelli d’Italia tra il 10 e l’11 che, a sua volta scavalcherebbe, una Lega in forti difficoltà valutata tra il 6 e l’8% (4-5 punti in meno rispetto al 2020). La lista del Presidente potrebbe toccare il 7%, mentre l’Udc confermerebbe il 6%, così come la lista Casa delle Libertà, sia pure in lieve flessione. Esordio non esaltante per Coraggio Italia che non andrebbe oltre 1,5%, anche se potrebbe conseguire un risultato più alto grazie a robuste candidature.

PD/Cinquestelle/Leu  32-34%

L’alleanza guidata dall’imprenditrice Maria Antonietta Ventura si attesterebbe tra il 32 e il 34%, 3-4 punti in più di quanto raccolto da Pippo Callipo. Ma l’analisi – che registra una fuga di consensi dei dissidenti Cinquestelle verso De Magistris – porta alla conclusione che tale percentuale è inferiore a quella raccolta in autonomia da PD e Cinquestelle nell’ultima tornata elettorale.

Nel dettaglio, il PD si confermerebbe primo partito in Calabria con il 13-14%, i Cinquestelle attestati tra il 5 e il 6, una lista Leu e Socialisti potrebbe toccare il 2%, la lista Ventura Presidente il 7, Democratici e Progressisti il 5.

DeMa/ Primavera della Calabria

Le liste di Luigi De Magistris, trainate dalla popolarità televisiva del sindaco di Napoli, potrebbero essere la sorpresa delle elezioni regionali di ottobre. Il potenziale è tra il 12 e il 14%, portato anche dai dissidenti dei Cinquestelle, da Sinistra Italiana che svuoterebbe Leu, dal movimento Primavera della Calabria di Anna Falcone.

Tesoro Calabria-Tansi

La perdita di candidati e l’occupazione dell’area del dissenso da parte di De Magistris porterebbe ad un ridimensionamento delle liste di Tesoro Calabria e Tansi che furono la sorpresa nelle ultime regionali. Per le liste dell’ex capo della Prociv, la stima è tra il 3 e il 4%.

Italia Viva

La lista di Italia Viva, guidata dal senatore Ernesto Magorno, non andrebbe oltre l’1%, sia in considerazione dei sondaggi nazionali che danno il movimento di Matteo Renzi poco oltre il 2%, ma anche per il fatto che IV ha accusato tutta una serie di defezioni sul territorio calabrese.

Fin qui le proiezioni basate sui flussi di voto delle precedenti consultazioni regionali. La sensazione è che, salvo interventi improvvisi (e salutari) la sinistra consegna il governo regionale nuovamente al centro-destra. L’ipotesi di fantapolitica di una ritrovata (?) e inaspettata unità delle varie forze progressiste e riformiste per un’intesa su Anna Falcone Presidente con un ticket di vicepresidenza assegnata a De Magistris ha fatto inorridire il cosiddetto “popolo della sinistra”, ma a conti fatti (Francesco Boccia aveva fatto un pensierino su De Magistris) non ci sono alternative.

La figura dell’attuale candidata della coalizione pd-5 Stelle Maria Antonietta Ventura è politicamente scialba se non del tutto opaca e non dovrebbe stupire un’eventuale rinuncia da parte sua nel giro di una decina di giorni, non appena avrà verificato il vuoto di consensi che si andrebbe a formare intorno al suo nome. La via d’uscita è puntare su un candidato di rottura che non può essere De Magistris (sarebbe uno smacco per il pd ortodosso) ma allo stesso sindaco di Napoli che sta mietendo consensi in crescita (comunque insufficienti a garantire il risultato) occorre offrire una via d’uscita onorevole: o la vicepresidenza della Regione o un importante ruolo politico “compensativo”. In quest’ultimo caso, il probabile ritiro di De Magistris aprirebbe a una vicepresidenza “partitica” di peso: chi meglio di Nicola Irto?, che – ricordiamolo – porta in dote 12mila e passa voti personali. Difficilmente l’ex presidente del Consiglio regionale – in uno scenario del genere – potrebbe continuare a voler restare fuori (ha comunque garantito tutto l’appoggio al candidato scelto da Roma).

Rimarrebbe il nodo della presidenza: l’idea del “sindaco” della Regione avanzata dal sen. Magorno è suggestiva e apprezzabile, ma i pd non convergerebbero mai sull’attuale sindaco di Diamante. Il prof. Enzo Ciconte che ha sparato a zero contro Enrico Letta e Giuseppe Conte in un’intervista sul quotidiano Domani è fuori dai giochi. E non ci sono all’orizzonte personalità di partito in grado di coagulare le forse di sinistra in un’armata (variegata) in grado di far preoccupare la coalizione di centro-destra.

In questa ipotesi (del IV tipo, irrealizzabile con l’attuale dirigenza), però, i numeri di una sinistra “unita contro il bis del centro destra” sarebbero molto vicini a quelli della coalizione guidata da Roberto Occhiuto e un tale (pressoché impossibile) raggruppamento potrebbe stimolare al voto migliaia di astensionisti delusi. E allora? Mentre si aspettano colpi di scena che non mancheranno, qualche nostalgico della sinistra che fu guarda con malinconia al progetto di fantapolitica Falcone/De Magistris-Irto e pensa come sarebbe bello che, una volta tanto, sulle discordie, i dissapori e gli odi personali prevalesse il buon senso e la ragionevolezza. Per il bene della Calabria e dei calabresi. (s)

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