Ven. Set 24th, 2021

Dai colloqui in carcere spiati tra zio e nipote, entrambi affiliati alla locale di Cutro sull’affare dei famaci, che chiamano in causa il consigliere regionale Domenico Tallini, alle reazioni della famiglia Grande Aracri all’indomani del “pentimento” del boss di Cutro. In un’annotazione del Reparto operativo del Nucleo investigativo dei carabinieri di Crotone del 7 luglio 2021 e allegata agli atti dell’avviso di conclusione indagini nell’ambito dell’inchiesta Farmabusiness emergono dettagli inquietanti. Giovanni Abramo, genero di Nicolino Grande Aracri in una conversazione del primo giugno scorso, accenna all’interrogatorio a cui si è voluto sottoporre davanti alla Dda di Catanzaro cinque mesi prima riferendo allo zio Ernesto Grande Aracri di aver scritto una lettera al suo avvocato dichiarando di volersi autoaccusare e  di voler rendere dichiarazioni sul conto di Domenico Tallini:“… tutte le cose… che ha Tallini gli faccio sentire… lo faccio camminare con il culo alle mani..”.  L’argomento Tallini viene ripreso dai due interlocutori dopo circa 20 giorni, Giovanni Abramo racconta di aver riferito al magistrato della realizzazione di un consorzio farmaceutico “ero da solo a casa… è arrivato mio cugino e questo Domenico Scozzafava che mi ha detto che c’era un affare da fare e c’era un’altra persona di Roma che voleva fare un deposito di medicine e uno smistamento, una cosa lecita era automaticamente non è più lecita quando lì c’ero io, perché giustamente se lì entro con i soldi è normale… mi hanno condannato per associazione è ovvio che non è più lecito.

Il piano per mettere con le spalle al muro Tallini

Il 27 giugno, Abramo parlando sempre con lo zio Ernesto Grande Aracri, indica Tallini  come “un soggetto corrotto e a loro vicino” e di essere disposto anche a pentirsi su questo capo di accusa, fatto realmente avvenuto, ma il genero del boss aggiunge altri dettagli nel corso del dialogo con lo zio: si augura di incontrare il commercialista Leonardo Villirillo, anche lui detenuto e imputato in Farmabusiness per dirgli di confermare, in caso di interrogatorio, la colpevolezza di Tallini e le dichiarazioni da lui stesso rese al magistrato. Abramo, in base a quanto emerge dalla conversazione ambientale captata, non ha tollerato l’annullamento della misura cautelare degli arresti domiciliari del politico da parte del Tribunale della libertà, ritenendo che lo stesso poteva ancora essere condannato se tre persone diverse, che sarebbero dovute essere lo stesso Abramo, il suocero Nicolino Grande Aracri e l’antennista Domenico Scozzafava avessero confermato le accuse. Solo così il politico poteva essere messo con le spalle al muro, “..mò me ne frego guarda! Guarda quanto sono bastardi guarda! Ecco perché ti dico che a quel Tallini lo devo bruciare guà… Gli devo dire guarda sono pure… disposto a pentirmi parzialmente proprio su questo capo di accusa… ha fatto il Riesame e l’hanno scarcerato. Gliel’hanno annullato a lui e non lo hanno arrestato! Guarda tu! (…) E’ un corrotto al massimo! E’ proprio un corrotto con noi”.

Il boss si “pente” e i familiari rinunciano alla protezione

Il sospetto che il pentimento di Nicolino Grande Aracri potesse essere solo una farsa, la Dda l’aveva avuto fin dall’inizio, le perplessità e i dubbi a stretto giro si sono poi trasformate in certezza. Un episodio che gli investigatori annotano a verbale e consegnano in Procura definendolo “sorprendente” è il fatto che nel momento in cui contattano i familiari del boss, residenti e domiciliati a Cutro, per verificare la loro disponibilità ad essere ammessi al piano provvisorio di protezione consistente nell’immediato trasferimento in una località protetta  “nessun congiunto del neo collaboratore di giustizia ha inteso aderire”. E da una conversazione intercettata in carcere Abramo riferisce ad Ernesto Grande Aracri di aver appreso che il suocero Nicolino aveva comunicato la sua decisione di collaborare ai familiari telefonicamente, dicendo loro di non preoccuparsi e di restare a casa, di non accettare di essere spostati in un luogo protetto “statevi a casa voi, purtroppo io ho scelto questa vita qua… sono cose mie e non vi preoccupate…”.

Il bluff di Grande Aracri e la reazione dei parenti

La relazione degli investigatori viene stoppata da pagine e pagine di omissis per poi riprendere con una serie di conversazioni intercettate tra aprile e maggio scorso, dialoghi in cui Giovanni Abramo chiede al telefono ad una delle figlie, se ha notizie del nonno Nicolino e lei risponde che avrebbe telefonato a casa i primi di maggio, facendo intendere che in famiglia non avevano sue notizie da qualche tempo.  Ernesto Grande Aracri commentava che il fratello era un pazzo a prendere una decisione del genere evidenziando di aver appreso la notizia dai propri familiari durante una video chiamata, aggiungendo di aver cercato di far comprendere ai suoi stessi parenti, gesticolando, di parlare poco e che andava tutto bene. Ernesto chiede a Giovanni Abramo come gli fosse stata comunicata la notizia della collaborazione del suocero, rispondendo di averla appresa dalla direttrice del carcere, che lo aveva avvisato dell’imminente spostamento nella “zona zeta” (sezione destinata ai collaboratori di giustizia ndr) poiché un suo familiare stava collaborando, senza però sapere in quel momento chi fosse il congiunto in questione. Il nome poi gli sarebbe stato rivelato dalla figlia del boss e cognata di Abramo nel corso di una telefonata dal carcere alla famiglia. “Mi chiamano e sotto c’era l’ispettrice, l’ispettore e il direttore. … dice devi essere spostato di sezione. E perché? Mica i carceri hanno la sezione zeta. Eh sì dice è una sezione… perché qui non c’è, ma lei sicuramente deve essere trasferito di città. (…) Mi ha chiamato papà….sta collaborando… dice di stare tranquilli”. Il trasferimento poi non è avvenuto e la storia spiega il perchè. Il 3 maggio scorso in una conversazione captata Giovanni Abramo riferisce alla figlia, che lo zio Ernesto  aveva appreso nella mattinata dalla direttrice che non sarebbero più stati spostati nella sezione dei familiari dei collaboratori di giustizia e che stavano attendendo disposizioni dalla Procura. E la figlia gli confida che sui giornali era uscita la notizia della sospensione degli interrogatori del nonno Nicolino “al fine di valutarne l’attendibilità”.

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