Ven. Ago 19th, 2022

Avviato un confronto con le Regioni

di Raffaella Silvestro

“Il fine vita è naturalmente uno di quegli argomenti su cui si confronta un pluralismo insuperabile

di punti di vista etici, culturali, teorici, religiosi, che in

un ordinamento democratico come il nostro non può che trovare la

sua espressione politica anzitutto nel Parlamento. Sono

personalmente convinto da tempo della necessità e dell’urgenza

di un intervento legislativo in materia”. Così il ministro della

Salute, Roberto Speranza in una lettera a ‘La Stampa’ in cui

risponde all’appello, lanciato sempre dalle pagine del

quotidiano torinese, di un tetraplegico immobile su un letto da

10 anni che chiedeva di “morire con dignità”. Il ministro

riportando le parole della sentenza n. 242 del 2019 della Corte

Costituzionale che ha reso non punibile chi ‘agevola

l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e

liberamente formatosi’ sottolinea che “l’attesa e l’auspicio di

una legge non possono perciò esimere tutti, quali che siano le

diverse legittime posizioni su un tema così delicato, dal

prendere atto che la sentenza della Consulta non può essere

ignorata”.

Il ministro Speranza aggiunge che “è un tema che riguarda le

aziende sanitarie e ospedaliere locali, le Regioni, titolari

della responsabilità della loro gestione e organizzazione, e il

Governo, chiamato a garantire l’uniformità della garanzia di

diritti costituzionali su tutto il territorio nazionale. È sulla

base di questa convinzione che il Ministero della Salute ha

avviato già nei mesi scorsi un confronto con le Regioni che ha

l’obiettivo di superare i problemi che rischiano di ostacolare

l’attuazione della sentenza della Consulta o di produrre una sua

applicazione non omogenea nei diversi territori”.

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