Dom. Mag 22nd, 2022

Estate – stare insieme!

Le lunghe giornate estive connotate da una leggera brezza che sfiora i luminosi e raggianti raggi del sole trascorrono intrepide tra chi è già in ferie dopo un anno difficoltoso e chi decide di trascorrere i propri pomeriggi all’oratorio salesiano Don Bosco di Locri, bambini, ragazzi con la voglia di divertirsi, imparare a giocare attraverso una “sana” competizione, accoglienza e socializzare con gli altri (fare gruppo).  Ebbene si, è proprio su tali principi si basa l’esempio lasciato da Don Bosco alla gioventù, diverse sono le esigenze dei ragazzi di cui si occupava egli rispetto alle esigenze che attraversano la gioventù moderna, alla base tuttavia la promozione dei valori fondamentali della vita. La mia osservazione, da un punto di vista qualitativo, è partita col rivolgere delle brevi e semplici domande ai ragazzi che di consueto frequentano l’oratorio, molteplici le caratteristiche che li differenziano da una parte  e che li accomunano dall’altra, chi tra i ragazzi scende dal Nord Italia verso  Locri per le ferie in quanto le origini di tale terra pura nonostante la lontananza non li separa mai, chi è iscritto ai tornei di calcio giocando con i propri compagni connotato dall’ambizione e dai sogni tipici di quell’età come d’altronde è giusto che sia, chi ha origini lontane arrivato in Calabria per cercare, assieme alla propria famiglia, di costruirsi una vita migliore, di riscattarsi da un ambiente che aveva poco da offrire. L’elemento multiculturale è radicato nell’ambiente oratoriano, un tratto positivo che elimina l’elemento razzista e xenofobo soprattutto fra i ragazzi. Attraverso un piccolo focus group (“Un focus group o gruppo di discussione è una tecnica qualitativa utilizzata nelle ricerche delle scienze umane e sociali, in cui un gruppo di persone è invitato a parlare, discutere e confrontarsi riguardo all’atteggiamento personale nei confronti di un tema, di un prodotto, di un progetto, di un concetto,  di un’idea o di un personaggio. Le domande sono fatte in modo interattivo, infatti, i partecipanti al gruppo sono liberi di comunicare con gli altri membri, seguiti dalla supervisione di un conduttore”, Fonte Wikipedia) ho posto dunque alcune domande, prima fra cui: “Cosa ti piace di più dell’oratorio di Locri?” Le risposte sono state differenti, una bambina mi ha risposto così (per tutelare la privacy dei ragazzi ho deciso di omettere i loro nomi, pertanto mi atterrò a definirli “bambina/o” “ragazzo/a” in base alle loro età): “Mi piace il fatto che giochiamo tutti insieme, che nessuno venga escluso e che ci divertiamo molto e che i volontari e gli animatori stanno molto con i bambini e li fanno svagare e divertire, per questo mi piace venire”. Alla mia domanda: “Hai fatto amicizie?” Mi risponde di aver fatto molte nuove amicizie, anche gli scorsi anni ne ha fatte e sono rimasti amici con molti. Io continuo: “La cosa positiva dell’oratorio e la cosa negativa invece in cui dobbiamo migliorare?” La bambina risponde: “La cosa positiva è che quando noi eravamo tristi voi venivate a consolarci, la cosa negativa per me non esiste perché siete bravi e mi sono affezionata”. Considerazioni finali: “Spero che questo Covid possa finire presto e che tutti possano divertirsi senza mascherina”. Intervisto un’altra ragazza (per quanto riguarda l’età di chi frequenta l’oratorio il cluster è differente, una percentuale abbondante è caratterizzata da bambini di età compresa fra gli 8 ed i 10 anni anche perché sono iscritti alla PGS Calabria,  un’organizzazione no profit che ha come obiettivo l’importanza delle attività sportive nel sociale appunto terzo settore, sport tra cui in particolare il calcio e la pallavolo e spesso vengono svolti tornei a carattere provinciale presso l’oratorio. Poi vi sono ragazzi di età compresa fra gli 11 e i 13 anni, nel pieno del vigore adolescenziale e spesso vengono supportati nell’affrontare alcuni ostacoli o limiti che si trovano ad affrontare durante questa età complessa, un’età di passaggio, non mancano i conflitti, essi vengono dissipati da una corretta comunicazione mediata da chi controlla e sostiene tali ragazzi nella loro crescita, ottimizzando l’interazione non solo verbale ma anche quella non verbale per cui i volontari fanno di tutto per garantire un buon andamento delle varie giornate). Ritornando al focus group da me condotto, mi rivolgo alla ragazza chiedendo cosa pensa dell’oratorio di Locri, ella così risponde: “Mi piace perché si gioca tutti insieme, ci coinvolgete e non ci fate annoiare, i giochi sono belli perché li organizzano gli animatori e ci fanno sempre divertire”. Questa risposta mi aiuta a riflettere sul fatto che è importante saper essere pronti ad inventare qualsiasi attività che sia stimolante e di crescita, pertanto la collaborazione tra gli animatori da questo punto di vista è fondamentale. Ultimi intervistati, due ragazzi i quali hanno scoperto quest’anno l’oratorio, una realtà nuova per loro, li vedo molto entusiasti e soddisfatti del lavoro e del servizio che abbiamo prestato, la soddisfazione del proprio lavoro è un fattore motivante ai fini di performance positive, la cosa più entusiasmante è che non solo siano soddisfatti i ragazzi ma anche le proprie famiglie, e ciò è gratificante. Rivolgo la medesima domanda, risponde uno tra di loro: “Mi piace perché mi sbizzarrisco tra i giochi, poi ho fatto tante amicizie, tutti sono cordiali e gentili, mi diverto tanto nel venire tutti i pomeriggi”.

CONCLUSIONI

Le risposte rilevate sono molto similari fra di loro, pertanto da ciò evinco che l’obiettivo principale dell’oratorio sia stato raggiunto: divertirsi e soprattutto far divertire, vedere i sorrisi dei ragazzi è una cosa che mi allieta, in particolar modo dopo un’ anno e mezzo connotato da chiusura e dalla “dad”, questo è di aiuto in un momento difficoltoso ed estremamente critico per i ragazzi. La condivisione con i membri di un gruppo, tra coetanei determina un fattore di crescita e stimolo, la comunicazione e l’interazione sociale apre e combatte alcuni limiti mentali che determinano esclusione e razzismo e suddetti principi vengono eseguiti con eccellenza dall’oratorio di Locri. Unica pecca? La poca valorizzazione in un territorio paradossalmente difficile come la Locride, connotato da realtà ove prevarica la malavita e la  criminalità, una subcultura che tende ad essere radicata in paesini chiusi mentalmente, e la mentalità è il filo conduttore del vivere come persone civili. Cosa potrei consigliare? Una promozione più sentita da un punto di vista in primis culturale, ludico e sociale dell’oratorio da parte degli enti preposti all’amministrazione pubblica, un cambiamento che può e deve partire dalle istituzioni.

Dott.ssa Santostefano Francesca – Sociologa specializzanda

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