Ven. Dic 2nd, 2022

Internet, la cosiddetta “società multimediale” e la diffusione di cellulari e pc hanno cambiato radicalmente il modo di divertirsi dei calabresi. Gli amici comunicano tramite chat, la “sacralità” dell’appuntamento ha perso valore soprattutto grazie alle moderne tecnologie che permettono di tenersi sempre in contatto mandando di fatto in pensione il telefono a gettoni mentre è sempre più difficile trovare gruppi di più o meno giovani intenti a smazzare al bar, a scambiare figurine al parco o a dilettarsi con uno dei tanti passatempi che fino a qualche anno fa riempivano le giornate della generazione degli “enta” e forse ancor di più degli “anta”. Per divertirsi erano sufficienti un mazzo di carte, una trottola, una corda, dei tappi da lanciare sul muro o un nascondiglio dove non farsi trovare. Intrattenimenti a costo zero figli di tempi senza dubbio meno sofisticati ed evoluti ma forse più liberi e spensierati.

I più giovani oggi difficilmente trovano il modo di svagarsi in compagnia e soprattutto all’aria aperta. Anche per gli adulti console e smartphone sono ormai al centro dell’universo ludico ed è sempre più frequente vedere ragazzi che preferiscono videogiochi o i passatempi online di un casinò, tra slot machine e sale da poker in realtà virtuale. E pensare che i ragazzi passavano intere giornate a far esplodere contenitori metallici riempiti di carburo di calcio, un combustibile per lampade che a contatto con l’acqua produce acetilene (un gas altamente infiammabile). Il gioco noto semplicemente come barattolo e carburo consisteva nel produrre questi ordigni che venivano poi piazzati all’interno di buche nel terreno. La parte superiore del tappo della latta veniva forata e un fuochista coraggioso, con uno stoppino procurato da un foglio di giornale arrotolato, doveva avvicinare la fiamma al buco in modo da far detonare la carica metallica che spesso schizzava in aria a seguito della deflagrazione. ‘I funtanelle era invece una specie di baseball primordiale giocato con due mazze di legno e un altro pezzetto più piccolo di legno chiamato trugghj che fungeva da “pallina”. Due squadre poste in due postazioni segnate sul terreno si sfidavano a lanciarsi il legnetto che doveva essere colpito con destrezza su una delle due punte appositamente smussate per favorirne la proiezione aerea e la successiva battitura. Varianti simili dello stesso gioco erano conosciute su tutto il territorio calabrese come cavicchiùla, stirìddru, tugliu e vusciu. In tutta Italia, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, i nomi del medesimo gioco variavano da lippa a sgherla passando per mazz e piccull, pettiasa e tante altre simili declinazioni. Un altro gioco decisamente in voga era quello del battimuro che consisteva sostanzialmente nel lanciare monete con precisione per l’appunto addosso o a ridosso di un muro. I partecipanti, spesso forniti di monetine fuori corso (eredità dei primi tempi dell’Italia unita o del periodo del fascismo come i 20 centesimi in nichel o i 10 centesimi in rame), scagliavano queste monete addosso al muro disegnando traiettorie precise per conquistare le monete degli altri partecipanti. Una moneta caduta a distanza di un palmo da quella di uno degli avversari in gioco diventava automaticamente bottino del lanciatore che aveva diritto a lanciare finché non sbagliava distanza cedendo così il turno agli altri partecipanti.

I più grandi con il passare degli anni tendevano a privilegiare le bocce, il biliardo e soprattutto i giochi da osteria. A tal proposito vale la pena citare patruni e sutta, un antico passatempo che prevedeva l’estrazione di un “re” delle bevute che doveva scegliere a chi somministrare i calici colmi di nettare. Un suo sottotenente detto per l’appunto “sutta” veniva incaricato di eseguire gli ordini impartiti ed eventualmente di porre il veto su alcune decisioni mentre tutti gli altri erano costretti a subire le scelte del tiranno. Non sempre costui era estratto a caso e poteva assurgere a tale ruolo dopo aver vinto una partita a briscola con i commensali. Questi svaghi non sono ancora caduti del tutto nel dimenticatoio specialmente per quanto riguarda le smazzate, un grande classico del periodo natalizio che riporta annualmente in voga altri giochi tradizionali come la Calabresella (una variante calabrese del tressette) e crepa còre o scippa còre (versione regionale dello strappa camicia).

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