Mer. Ott 27th, 2021

I “distretti del cibo” sono una opportunità per le imprese agroalimentari calabresi, che può servire ad attuare programmi d’investimento di grande rilievo ma, innanzitutto, non vanno snaturati

I “distretti del cibo” sono una opportunità per le imprese agroalimentari calabresi, che può servire ad attuare programmi d’investimento di grande rilievo ma, innanzitutto, non vanno snaturati, come il Dipartimento Agricoltura ha fatto con i Gruppi d’Azione Locale, ovvero i GAL.
Certo, i GAL vennero snaturati ai tempi della Giunta Oliverio, ma il Direttore Generale del Dipartimento Agricoltura di oggi è lo stesso di allora. Oggi come allora, al vertice del Dipartimento c’è il dott. Giacomo Giovinazzo che nel corso degli anni è stato artefice di tante interpretazioni strane ed originali, oltre che responsabile di tante inefficienze, che vanno sradicate dal Dipartimento Agricoltura.
Nati e disciplinati a livello europeo e nazionale come strumenti dedicati allo sviluppo rurale di aree delimitate, i GAL subirono una mutazione innaturale ad opera del Dipartimento Agricoltura, che ne estese il raggio d’azione, praticamente, a tutti i comuni della Calabria. In questo modo, l’efficacia dell’azione dei GAL è stata penalizzata enormemente. Non deve accadere lo stesso con i nuovi distretti.
I “distretti del cibo” sono uno strumento radicalmente diverso dai GAL e sia la legge nazionale che li ha istituiti, sia il primo bando per le agevolazioni del Ministero parlano chiaro al riguardo. Le varie forme possibili di distretto, sono accomunate dall’essere dei “sistemi produttivi locali” ovvero delle reti di imprese interconnesse e specializzate. Per questo, i distretti non possono essere confusi con un partenariato socio-economico che non esiste nella definizione nazionale dell’”Accordo di distretto”. Tanto meno, il “distretto del cibo” può essere confuso con una mera perimetrazione geografica, per cui i concetti di mappatura ed eleggibilità dei territori applicati ai “distretti del cibo”, appaiono fuorvianti. Al riguardo può essere utile ricordare che questi concetti sono stati già applicati ai distretti rurali ed agroalimentari di qualità, riconosciuti in Calabria ai sensi della L.R. 21/2004. Ed i risultati sono stati fallimentari. Insistere sarebbe diabolico.
Nonostante tutto ciò, molte iniziative di “distretto del cibo” che si stanno annunciando nella nostra regione, vedono come protagonisti le amministrazioni comunali, che candidano il proprio territorio a far parte dei distretti del cibo, o organizzazioni economico-sociali, anziché le imprese. Da quanto si sente in giro, c’è più di un indizio che tanti, compreso il D.G. del Dipartimento Agricoltura, abbiano finora travisato il senso dei “distretti del cibo”, con l’aggravante di averli caricati di procedimenti ed adempimenti burocratici inutili e costosi, senza che vi sia stato alcun impegno programmatorio e finanziario da parte delle Regione Calabria.
Per quanto mi sarà possibile, impegnerò il centrodestra a garantire che, con i “distretti del cibo” non ci saranno manipolazioni che assecondino la creazione di “nuovi carrozzoni o nuove carrozzelle” inutili, da far vivere col paravento delle imprese agroalimentari.
I distretti del cibo dovranno essere quelli che la legge prevede, ovvero reti di imprese vitali, che costituiscono un “sistema produttivo locale”. Anche questo sarà testimonianza di un governo regionale serio e competente.

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