Mer. Giu 29th, 2022

Superare vincolo di esclusività e lavorare per rientro emigrati

di Raffaella Silvestro

Sono oltre 63.000 gli infermieri che mancano in Italia,

con le maggiori carenze al Nord (27.000),

seguito da Sud e isole (23.500) e Centro (13.000). Eppure nel

2020 è stata l’unica laurea tra quelle sanitarie che ha visto

aumentare le domande di quasi l’8% contro una diminuzione delle

altre. A denunciarlo è la Federazione nazionale degli ordini

delle professioni infermieristiche (Fnopi).

A livello regionale il maggior fabbisogno di infermieri si ha

in Lombardia (9368), Lazio (6992) e Campania (6299). La Fnopi

propone delle soluzioni, a breve, medio e lungo termine.

Nell’immediato deve esserci il superamento del vincolo di

esclusività che oggi lega l’infermiere nel rapporto di lavoro

con il servizio sanitario pubblico, e la possibilità di

esercizio libero professionale nelle strutture sociosanitarie

territoriali. Poi possono essere previsti progetti delle aziende

sanitarie per supportare l’assistenza infermieristica nelle

strutture residenziali territoriali, con attività svolta al di

fuori dell’orario di servizio e remunerata a parte. Altra norma

da rivedere, secondo la Fnopi, è quella di percorsi di

incentivazione per ‘distacchi’ o ‘comandi’ dall’azienda

sanitaria ospedaliera verso le strutture sociosanitarie

territoriali, favorendo il riavvicinamento territoriale del

dipendente alla sua residenza. A medio termine, continua la

Fnopi, si dovrebbe valorizzare la professione infermieristica

nelle strutture socio sanitarie territoriali e valorizzare le

competenze economicamente e sotto l’aspetto della responsabilità

e dell’autonomia, mentre a lungo termine si dovrebbe favore il

rientro dei circa 20.000 infermieri italiani che lavorano

all’estero con incentivi contrattuali ed economici. Lo stipendio

medio di un infermiere che lavora nel pubblico, a metà carriera,

è di 1.410 euro netti al mese e si avvicinano ai 2.000 euro solo

gli infermieri più anziani e con un certo grado di

specializzazione. In Germania e Regno Unito lo stipendio medio è

di circa 2.500 euro, mentre la media europea è sui 1.900 euro.

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