Mar. Dic 7th, 2021

Celebrazione solenne nella cattedrale di Mileto. Monsignor Francesco Oliva: “Il clero vibonese chiede di essere aiutato a camminare unito, superando individualismo e autoreferenzialità”

“Che il Signore mi preservi dal rischio di pensare che tutto questo sia per me, io sono solo un piccolo strumento nelle mani di Dio. Ma insieme a voi, cari miei sacerdoti e cari fedeli, desidero che la Chiesa di Calabria guadagni una mentalità nuova, riguadagni il pensiero di Dio, la sua capacità di amore materno e paterno“. Sembra avere chiara l’importanza di un rinnovamento all’interno della Chiesa calabrese – segnata ultimamente da dimissioni e scandali – il nuovo vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Attilio Nostro, nell’omelia recitata questo pomeriggio nella solenne cerimonia di insediamento all’interno della cattedrale di Mileto.

Davanti a circa 800 persone – 400 dentro la cattedrale e altrettante a seguire la liturgia all’esterno, tramite dei maxischermi – Nostro ha parlato dell’importanza dell’amore. L’ha fatto partendo dai più piccoli: “I bambini in una casa comandano o obbediscono?” ha chiesto ai fedeli e alle autorità presenti. “Esatto – ha risposto – comandano. Anche se sono convinti di obbedire. Una volta ho chiesto ai bambini ‘siete padroni o servi?’, la risposta fu corale: ‘siamo schiavi’”. Ma, ha spiegato, “tu papà e tu mamma capisci che quell’amore che ti espropria, che ti fa dire ‘non ho più libertà’ come fa qualcuno, è un amore che ti migliora, che ti rimette al mondo e ti ridà il senso della tua vita“. Ricordando a proposito di quando suo fratello gli disse “la mia vita fino ad oggi non aveva un senso, adesso ce l’ha”, perchè “i figli danno senso alla vita“.

Da qui l’importanza dell’amore nel suo ruolo di nuovo vescovo della Diocesi di Mileto: “Non vorrei che qualcuno mi fraintendesse, pensasse che stia mancando di rispetto a qualcuno. Ma noi non stiamo celebrando il vostro vescovo, altrimenti facciamo una cosa che è soltanto umana. Noi celebriamo l’opera di Dio. Ogni canto, ogni preghiera, traduce il fatto che tutti noi abbiamo un padre che ci ama ma non per come siamo vestiti, per le nostre azioni: Dio ci vuole bene a prescindere, come una mamma che guarda il proprio figlio o la propria figlia”. Questo amore di una mamma e di un padre che, in fondo, è quello a cui è stato chiamato lo stesso monsignor Attilio Nostro con la Chiesa vibonese: “Di fronte al giudizio di Dio tremo – ha detto ancora – non perchè ho paura, ma perchè il suo amore è talmente grande che mi sembra impossibile che mi abbia chiamato a una responsabilità così importante. Ma, mi sono detto, è la stessa responsabilità di una mamma o di un papà“.

“Tornando a casa – ha detto rivolgendosi ai presenti – ricordatevi che il dono più grande che Dio vi ha fatto è vostro figlio o vostra figlia, ha affidato a voi il dono più importante. Però dietro questo dono ci sono tutti gli altri: io sono chiamato ad amare mia moglie come una regina, mio marito come un re. E oggi da me questa cosa sarà pretesa. Mentre da parroco era attesa, adesso è pretesa: adesso la gente si fida di te, ti hanno affidato questa Diocesi, e allora amala“. “Spero di avere nel cuore la grazia che ha una mamma, lo stesso coraggio di un papà, che preferirebbero soffrire loro rispetto alla propria figlia o al proprio figlio. Dio è amore – ha concluso – e ti insegna ad amare”.

All’inizio della celebrazione ha dato il benvenuto al nuovo vescovo l’amministratore apostolico arrivato dopo le dimissioni di Luigi Renzo, nonchè vescovo di Locri, monsignor Francesco Oliva (recentemente lodato dal procuratore Gratteri, ndr). Nel saluto rivolto ad Attilio Nostro, Oliva ha parlato del clero vibonese che “chiede di essere aiutato a camminare unito, superando individualismo e autoreferenzialità“. Ricordando poi che “questa Chiesa intende camminare seguendo l’insegnamento di don Mottola“, ovvero tenendo a mente che “la santità salverà il mondo“: pensando sia alla santità individuale che a quella della Chiesa che non si barrica negli edifici di culto ma “esce nel mondo”. “Permettetemi di salutarvi da servo inutile. Non è stato per me un momento vuoto o di vacanza – ha concluso Oliva – vi ringrazio per l’accoglienza, il rispetto, l’ascolto, ma soprattutto per la disponibilità a camminare insieme“.

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