Sab. Nov 27th, 2021

Oggigiorno il macrocosmo dei social rappresenta un mondo nel quale i più giovani della nostra generazione riflettono la loro immagine e la loro identità. I processi educativi nel contesto contemporaneo sono altresì mutati e la generazione odierna è rappresentata da un gruppo di giovani con un bagaglio educativo misero e le poche certezze e valori impartiti dalla famiglia d’origine si frantumano come neve al sole. Molte sono le problematiche le quali affliggono la sfera giovanile, sicuramente tali difficoltà sono state marcate dalla recente pandemia per cui i più giovani ne hanno pagato le più atroci conseguenza, il silenzio e l’inquietudine generata da essa hanno messo in luce gli aspetti più discrepanti del difficile mondo giovanile. Il mondo adolescenziale è costellato di dubbi ed incertezze, difficoltà che non sempre la famiglia d’origine tende a sopperire e di venire incontro a tali difficoltà per una serie di motivi, eppure la famiglia dovrebbe essere il primo agente educativo e socializzante, ma questa tendenza oggi sembra essere scomparsa. La mia osservazione parte da alcune basi empiriche, episodi cui assisto quotidianamente e che oramai per abitudine a molti sembrano quasi scontate: i giovani di oggi pretendono tutto e nel breve lasso di tempo, sono superficiali e viziati, dicono spesso parolacce, sono aggressivi e propensi a coalizzarsi in gruppo contro un loro coetaneo più debole ed escluderlo. Fenomeni di tabagismo e di alcolismo cominciano già con l’inizio delle scuole medie poiché la frequentazione di un gruppo in tal senso costituisce un fattore significativo ed identitario nei confronti dei giovani, far parte di un gruppo determina la detenzione di potere e dunque ci si sente forti e vigorosi. I ragazzi di oggi, la maggior parte, non hanno valori, non sono capaci di affrontare alcune difficoltà, e nel corso degli ultimi anni, dove la vita è diventata più frenetica, con ritmi velocissimi nel mondo del lavoro e non, i genitori sono talmente preoccupati a “produrre” per mandare avanti famiglia e non solo da trascurare però una seria, rigida e ferrea educazione come vi era una volta.  Quindi sin da piccoli viziano i propri pargoli, perché come si sa, dire sempre si è facile, dire no ad un figlio è difficile perché nasce uno “scontro”, un conflitto di interessi divergenti e quindi più si va avanti più si hanno generazioni di “viziati”. Secondo Paolo Ragusa «I genitori di una volta in linea generale erano genitori non interessati ai bambini: potrebbe sembrare un’espressione forte, ma sta a significare che non si occupavano della loro felicità, si prendevano solo cura del loro venire al mondo e del loro stare nella società. Oggi, al contrario, madri e padri sono animati da un grande interesse e amore nei confronti dei bambini, «ma questi sentimenti devono essere gestiti con sufficiente consapevolezza. Oggigiorno ci sono molte occasioni di approfondire, conoscere e studiare il proprio ruolo genitoriale e c’è più possibilità di avere un dialogo tra famiglie su questi temi: sono opportunità che vanno sfruttate con intelligenza>>. A causa della freneticità della vita quotidiana sono ben pochi i momenti i cui genitori e figli hanno momenti di sano confronto e dialogo, e forse tale assenza a determinare situazioni di continuo disagio. Come ho introdotto in precedenza, senza alcun dubbio i ragazzi sono assuefatti dal mondo dei social, condizionati al punto di detenere comportamenti spesso lesionisti nei propri confronti provocando ansia, depressione e fenomeni talvolta suicidari. La dipendenza relativa ai social crea come una droga comportamenti anticonformisti tendenti all’isolamento sociale e alla trasgressione. Se il gruppo adotta un comportamento diseducativo e sgarbato, tutti i partecipanti devono adottare ciò altrimenti questo provocherà esclusione. A fomentare questa situazione sono anche delle recenti serie tv che nel tentativo di imitazione molti adolescenti hanno condotto atti autolesionistici nei propri confronti. Il mondo della musica giovanile, il fenomeno di tik tok Causa isolamento e marginalità psicologica e sociale. Dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi in primis l’arte dell’avere pazienza, non dell’accontentarsi altresì di capire, di comprendere se vi sono difficoltà, che l’imitazione nei confronti dei loro compagni non è sempre sinonimo di positività, la riscoperta degli antichi valori e del sapere in quanto la cultura è la condizione di riscatto di una società che impone un ritmo accelerato, tra cui oltre la famiglia, in primis il mondo della scuola, agente educativo e socializzante di fondamentale importanza, è proprio sui banchi di scuola che si impara l’arte della vita.

Dott.ssa Santostefano Francesca – Sociologa, Specializzanda in SAOC in Analisi e Gestione dei conflitti (curriculum criminologico), Formatrice delle Risorse Umane

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