Sab. Nov 27th, 2021

“Capitanata da Marco Di Donato, Raso partecipe e non promotore”

'Provata al di là del limite del

ragionevole dubbio l’esistenza di una locale valdostana,

capitanata da Marco Fabrizio Di Donato (condannato in secondo

grado a 9 anni di reclusione nell’ambito del processo Geenna con

rito ordinario, ndr), appare comprovata l’intraneità alla stessa

di Antonio Raso”. Lo scrivono i giudici nelle motivazioni della

sentenza d’appello del processo Geenna sulle infiltrazioni della

‘ndrangheta in Valle d’Aosta: lo scorso 19 luglio il ristoratore

Antonio Raso è stato condannato a 10 anni per l’accusa di

associazione mafiosa. Condannati anche: a 8 anni l’ex

consigliere comunale di Aosta Nicola Prettico e l’ex dipendente

del Casinò di Saint-Vincent Alessandro Giachino, entrambi

accusati di associazione mafiosa e a 7 anni l’ex assessora

comunale di Saint-Pierre Monica Carcea, accusata di concorso

esterno in associazione mafiosa. Assolto, invece, l’ex

consigliere comunale e poi regionale Marco Sorbara, che in primo

grado era stato condannato a 10 anni per concorso esterno in

associazione mafiosa.

Secondo i giudici della Corte d’Appello di Torino, Antonio Raso,

titolare della pizzeria La Rotonda di Aosta, ”pur svolgendo un

ruolo fondamentale nella cementazione del gruppo, non mostra in

nessuna occasione di esercitare, neppure per delega, poteri

decisionali”. Da qui la riqualificazione di partecipe del

gruppo malavitoso e non più di promotore. Per i giudici, Raso ha

mostrato a più riprese la propria subalternità a Marco Fabrizio

Di Donato, e ha svolto una ”incessante opera di ‘cucitura’ sia

con il referente politico prescelto come concorrente esterno,

che con i soggetti ‘satelliti’ del gruppo stesso”.

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