Gio. Mag 19th, 2022

Nel 2020, anno tristemente segnato dalla pandemia Covid-19, l’Ecomafia non ha subito chiusure o restrizioni, a discapito, naturalmente, dell’ambiente. A fornire uno spaccato della situazione è il nuovo rapporto Ecomafia 2021, realizzato da Legambiente con il sostegno di COBAT E NOVAMONT e edito da Edizioni Ambiente, presentato oggi in conferenza stampa a Roma.

Il Rapporto analizza i dati frutto dell’intensa attività svolta da forze dell’ordine, Capitanerie di porto, magistratura, insieme al lavoro del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente nato dalla sinergia tra Ispra e Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente e dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

 In Italia nel 2020 sono stati 34.867 i reati ambientali accertati (+0,6% rispetto al 2019), alla media di oltre 95 reati al giorno, 4 ogni ora. Nonostante l’aumento di denunce, ordinanze di custodia cautelare e sequestri, i controlli (anche a causa della pandemia) hanno subito un calo del 17% rispetto al 2019. Commissariati anche 32 comuni per ecomafia.

Rimane sempre alta l’incidenza dei reati ambientali accertati nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa quali Sicilia, Campania, Puglia e Calabria che incidono del 46,6% del totale nazionale. La Calabria scende al quinto posto per reati ambientali, con 2.826 reati commessi.

Nel Rapporto, inoltre, emerge chela Calabria possiede il triste primato per le interdittive antimafia con ben 194 provvedimenti.

Nel ciclo illegale del cemento la Calabria si colloca al quarto posto nazionale con 1.082 reati, con Cosenza al secondo posto della top ten nazionale con 271 reati, Reggio al quinto, Crotone al 13/mo e Vibo al 14/mo posto. In tema di ciclo illegale dei rifiuti, invece, la regione occupa l’ottavo posto con 456 reati. Dal 2002 ad oggi, tra le principali operazioni di polizia giudiziaria in materia ambientale, 39 hanno riguardato la Calabria di cui 25 dirette dalle procure calabresi e 14 dalle altre procure in cui è coinvolta la regione. Dall’operazione “Econox” del 20 aprile del 2002 a “Mala pigna” del 19 ottobre 2021, si contano 193 ordinanze di custodia cautelare emesse; 616 le persone denunciate, 74 le aziende coinvolte.

Alla Calabria spetta il sesto posto invece nella classifica degli incendi ad impianti di trattamento smaltimento e recupero rifiuti che, dal 2013 ad oggi, in regione sono stati 88. Per i reati contro la fauna marina e terrestre si ottiene il quinto posto con 527. Reggio quinta in Italia. Nella pesca illegale terzo posto con 374 reati. “La Calabria, tra i territori a tradizionale presenza mafiosa, – afferma Anna Parretta, presidente Legambiente Calabria – continua a mantenersi sempre nei primi posti delle classifiche per il ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, degli incendi e per i reati contro gli animali. Ad incoraggiarci,peò, è il ruolo della magistratura e di quei cittadini che hanno deciso da che parte stare”.

Maria Antonietta Reale | redazione@telemia.it

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