Mer. Dic 1st, 2021

È imputato nel processo “Epicentro” in corso a Reggio Calabria

Sono stati sequestrati i

beni di Domenico Bruno, l’imprenditore reggino di 60 anni

coinvolto nell’inchiesta “Malefix” confluita oggi nel

maxi-processo “Epicentro”. Stamattina personale della Divisione

polizia anticrimine della Questura ha eseguito il provvedimento

emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale su

richiesta del procuratore di Reggio Calabria Giovanni

Bombardieri e del sostituto procuratore della Dda Stefano

Musolino.

Domenico Bruno era attivo nel settore del commercio

all’ingrosso di mobili per ufficio e negozi. Nel maxi-processo

“Epicentro” è accusato di associazione mafiosa perché ritenuto

vicino alla cosca Libri di Cannavò. Arrestato nell’operazione

“Malefix”, Bruno è imputato anche per una tentata estorsione

commessa assieme ad Antonio Libri, il rampollo della famiglia di

‘ndrangheta. Con lui, l’imprenditore avrebbe preso di mira un

altro imprenditore, gestore di una società fornitrice di

materiali di consumo e detergenti industriali per un valore di

circa 200mila euro, in favore di una ditta che eseguiva servizi

di pulizia negli ospedali Riuniti di Reggio Calabria. A

quest’ultimo, secondo la Dda, Libri e Bruno avrebbero chiesto di

consegnare una percentuale dei guadagni. La vittima, però, ha

resistito alla richiesta del clan e l’estorsione, di fatto, non

si è consumata. Dopo la misura cautelare nei confronti di Bruno,

la Procura di Reggio ha chiesto il sequestro dei suoi beni che è

stato disposto dal Tribunale.

I sigilli hanno riguardato tre unità immobiliari, tre terreni

e l’impresa individuale con relativo patrimonio, intestata alla

figlia. A Domenico Bruno sono stati sequestrati anche i conti

correnti, i libretti di deposito e tutte le disponibilità

finanziarie riconducibili a lui e al suo nucleo familiare.

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