Dom. Mag 22nd, 2022

Da sette anni a Siderno (RC), nel quadro degli obiettivi del Museo della Scuola
“ I Care “, si vivono intense stagioni, tarde e lente per gli irriducibili
pensionati, fresche e fervide per molti giovani docenti, tutti quanti lieti di
“favoleggiare” il rilancio della cultura della Scuola e nella Scuola, come nuova
terra promessa per l’avvenire dell’Italia.
Il dirigente Vito Pirruccio, che ha capacità di cultura, di equilibrio e di
entusiasmo, degne di più estesi riferimenti sociopolitici, ha guidato e
motivato una molteplicità di fronti d’interesse, tesi alla sempre necessaria
rivisitazione e al ri-esame di importanti argomenti storici, pedagogici, letterari,
ambientalistici insieme ad un gruppo di appassionati del sapere.

Recentemente, nel quadro del ritorno di passione risorgimentale, rinfocolata
anche dalla ricorrenza del centesimo anniversario della sistemazione del sacello del Milite Ignoto nel cuore della Patria al Vittoriano di Roma, si è parlato a lungo della quota di sofferenza e di sangue, che il popolo calabrese ha offerto al sacro ideale dell’Italia Unita. A questo sentito contributo il genio dei
calabresi giungeva, anche per il rifiorire di quegli antichi semi di civiltà, che
sono germogliati sulle coste magno-greche, quando ancora nel mondo molti
luoghi, oggi molto più celebrati, erano avvolti nelle nebbie delle origini.
Nella discussione emergeva, come simbolo assoluto dei valori del Risorgimento nazionale, l’episodio dei 5 martiri di Gerace, eroi purissimi della patria e della libertà. E’ stato pure considerato con vero rammarico, che i Musei del Risorgimento di Torino e di Roma non ne fanno alcun cenno.
Vito Pirruccio, sintetizzando il grande fermento di idee e di proposte, ha
deciso di iniziare il percorso, rivolgendosi immediatamente ai direttori dei Musei di Torino e di Roma. Palazzo Carignano ed il Vittoriale sono per me le immancabili e sempre gratificanti visite di ristoro dell’anima, ogni volta che mi trovo a Torino ed a Roma.

Il senso che da’ il dirigente Pirruccio alla sua argomentazione non è una
semplicistica richiesta di inserimento nei due Musei di cimeli riguardanti i

Martiri di Gerace, è invece una segnalazione, che offre ai responsabili
l’occasione per eliminare dalle due importanti strutture una loro grave
mancanza.

La vicenda dei cinque Martiri, che si è impressa nella storia d’Italia, come
esempio di generoso e purissimo eroismo, suscita sempre entusiasmo e
devozione. Quello stesso che io avverto al Gianicolo, di fronte a quei ragazzi,
falciati dalla furia di quel tragico momento e rimasti lì, a ricoprire per sempre di fiori umani la spianata del colle.

Un manipolo di giovinetti, infiammati dai sentimenti di libertà dei loro studi,
in una terra resa inerte e dormiente da oppressione e abbandono, che
guidano una rivolta senza sangue, con richieste minime per la loro gente. Essi
riescono a catturare uno dei loro aguzzini, che, lasciato libero, si trasforma subito in carnefice; un piccolo gruppo di ferventi italiani, che ha segnato la storia di questi luoghi, ancora pieni di memorie e di monumenti, di trattati e di poesie.

A Gerace il 2 ottobre abbiamo levato alto il loro grido solenne, sulla piana del
loro sacrificio dove sorge la Scuola, inaugurando l’anno scolastico nel segno
sacro della loro memoria e della libertà.
Gli illustri direttori dei Musei, cui la nota del dirigente Pirruccio è diretta,
troveranno agevolmente gli argomenti e i significati, per onorare l’episodio
grandissimo, che è colpevole trascurare o ignorare.

Resto anch’io in attesa delle iniziative in risposta a questa, che, ripeto, non è
una richiesta, ma una doverosa segnalazione di incompletezza, che merita assolutamente rispetto.

Ed anche gli autori dei testi scolastici di storia abbiano la sensibilità di offrire ai
giovani esempi luminosi, come quello dei Martiri di Gerace, per accenderli di
entusiasmo puro. Per non peccare di incomprensibile leggerezza, o di
colpevole omissione.

10 novembre 2021

Ugo Mollica

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