Ven. Ago 19th, 2022
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Gli affari lungo l’asse Marina di Gioiosa Ionica-Rosolini, gli incontri nella concessionaria e il linguaggio “criptico” al telefono tra gli appartenenti al gruppo

Quella instaurata tra siciliani e calabresi era un’alleanza proficua, incentrata sul proficuo business della droga tra cocaina, hashish e marijuana. Teatro dello scambio, degli incontri e delle pianificazioni era l’attività di rivendita auto con sede a Rosolini, in provincia di Siracusa, di proprietà di Pietro Sessa, considerato dalla Dda di Catania un vero e proprio “tramite” tra i narcos calabresi e Rosario Amico. È uno degli aspetti cruciali ricostruito dall’attività investigativa che ha portato all’arresto di 15 persone, tra cui proprio Sessa e Amico, tutti soggetti gravemente indiziati del delitto di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. 

La rivendita auto a Rosolini

Era nei locali di Rosolini, così come riportato nell’ordinanza firmata dal gip del Tribunale di Catania, che secondo gli inquirenti avevano luogo gli incontri con i fornitori calabresi finalizzati alla compravendita di significative quantità di droga, a cominciare dall’estate del 2018. Nelle intercettazioni captate dagli inquirenti, gli indagati utilizzavano un linguaggio criptico. Parlavano di “cavalli” e di compravendita di auto, mentre in realtà si riferivano a quantitativi di droga non precisati. 

I “cavalli” e le “auto”

«Per quanto riguarda il “cavallo” di cui parlavamo no? Vedi che noi ce ne andiamo oggi all’una, all’una ci andiamo noi» dice Amico al telefono con Sessa che risponde: «Allora gli posso telefonare? perché dice “se lo devono venire a vedere loro… se gli piacciono.. se no niente!”… allora gli telefono e gli dico che pranzo sei là al bar». Già dal 22 giugno 2018 gli inquirenti intercettano alcune conversazioni che rivelano come lo stesso Rosario Amico si sarebbe dovuto recare in Calabria per incontrare i «nuovi soggetti». Si tratta di Antonio Bevilacqua, ma anche Giuseppe e Alessandro Agostino, zio e nipote, tutti finiti in carcere. «Pietro, diglielo… io sono al bar». Lo stesso giorno Amico raggiunge la Calabria e, una volta giunto a Marina di Gioiosa Ionica ritelefona Pietro Sessa per invitarlo a comunicare a chi di dovere la sua presenza nei pressi del bar prescelto per l’incontro.«Ma come al bar? quello aspetta là in quel posto e tu aspetti lì? (…) va bene, adesso gli dico che sei al bar». Il pedinamento e le intercettazioni degli inquirenti hanno permesso di ricostruire un secondo viaggio in Calabria, il 23 giugno 2018. Alle 16 di quel giorno, infatti, sono stati identificati a bordo di una Fiat Stilo sia Rosario Amico, Eriseld Hoxhaj, secondo gli inquirenti a capo del gruppo albanese, e un’altra persona non identificata, per fare ritorno attorno alle 21.15. 

I viaggi tra Calabria e Sicilia

A conferma che i viaggi in Calabria dalla Sicilia fossero finalizzati alla contrattazione di partite di droga sono le intercettazioni captate dagli inquirenti nei giorni successivi. Amico, infatti, si sarebbe incontrato con Antonio Bevilacqua che, in una telefonata, invitava Amico ad un appuntamento. «(…) sì, sì, giovedì dove ci siamo presi il caffè. Te lo ricordi?». Nelle successive telefonate intercettate, è ancora Antonio Bevilacqua a parlare di viaggi in Sicilia per «consegnare dei cavalli», per gli inquirenti una imprecisata partita di droga e concordare con un certo Giuseppe (Agostino ndr) un incontro per poi partire insieme. La mattina del 28 giugno, come ricostruito dagli inquirenti, Antonio Bevilacqua si imbarca per Messina; una volta seduto al bar del traghetto verrà poi raggiunto da Giuseppe e Alessandro Agostino.

Gli Agostino, zio e nipote

Nel corso dell’estate del 2018, però, i contatti tra il gruppo siciliano si faranno più intensi con Giuseppe e Alessandro Agostino. Nelle telefonate intercettate, infatti, i due gruppi fanno riferimento a “l’Antara” che, per gli inquirenti, riguarda la compravendita di una imprecisata partita di droga. «Mi devi dire quando sei disponibile tu, Pietro» «È giovedì, però gli dobbiamo dare la risposta (…) a Siracusa, ovunque… a Siracusa c’è un posto di macchina, ne ha 20… li dobbiamo andare a vedere…». “Cavalli” e “auto”, il business della droga tra Calabria e Sicilia Dopo una serie di contrattempi, sarà poi Pietro Sessa a comunicare a Rosario Amico che “a quella persona” (Alessandro Agostino) gli si è bruciato il motore e quindi era impossibilitato a muoversi dalla Calabria, invitandoli al contempo a raggiungerlo. Il gruppo, però, non aveva messo in conto l’attività delle forze dell’ordine, a cominciare dall’arresto di Salvatore Ieraci e Maria Grazia Ambrogio, oltre al sequestro di quasi 10 kg di hashish. Agostino, dunque, si giustifica parlando di «imprevisti» mentre Sessa si dimostra ancora disponibile per la compravendita. «Ti ho mandato un sacco di messaggi per “la macchina”. Avevo “la macchina” pronta … tutte cose pronte… e poi non ti ho sentito più… è da 10 giorni che ti cerco». 

Gli incontri saltati e le trasferte in Sicilia

I due parleranno spesso al telefono tra settembre e ottobre 2018 ma gli “affari” salteranno sempre per qualche inconveniente, fino all’incontro organizzato per il 31 ottobre a Rosolini nel corso del quale Alessandro Agostino aveva parlato ai due dell’opportunità di intraprendere un nuovo canale di approvvigionamento di stupefacente (ad un prezzo evidentemente vantaggioso) con ulteriori grossisti calabresi con cui era in contatto. Agostino era così in attesa che Amico lo raggiungesse a Marina di Gioiosa Ionica per “testare” una partita di droga che aveva opzionato per suo conto, parlando con Sessa definiva Amico un “collega di lavoro”: «Se sentì il tuo collega dì lavoro “delle macchine” mi dici per che ora viene a mangiare che io ho prenotato». Anche questa volta l’incontro salta per motivi familiari e così Agostino sarà costretto a recarsi in Sicilia il 10 novembre 2018 e organizzare un nuovo incontro per il 18 «domenica pomeriggio arrivo con quella ragazza». E intanto Agostino ribadisce a Sessa di aver provveduto la partita di droga che intendeva rivendere: «Io ho fatto partire l’ordine per la “macchina”… la bisarca è partita, ho risolto già». «Va bene … a me l’importante che se mi piace me la prendo … ciao». 

«Per noi è pane»

L’incontro non avverrà neanche stavolta in Calabria e così il 28 novembre Alessandro Agostino scende di nuovo in Sicilia, incontra di nuovo il gruppo e riparte in serata di nuovo per la Calabria. L’esito dell’incontro è evidentemente positivo. «L’importante che sì comincia… con un ritmo… io gli ho detto che devono venire loro a prendersela questa (allude ad una Nissan Qasqhai, ndr) non è che gliela devi portare tu… poi scendi con la 500 … ti metti nei guai se ti fermano». Per Sessa e Amico si tratta evidentemente di un affare importante.«Se funziona e tu hai la possibilità di una macchina più grossa, ok, lo facciamo, continuiamo, sempre continuiamo!» «Una ventina di mila, 30 mila, come dice lui… anche che ne prendiamo 15 … per noi è pane».

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