Gio. Ago 11th, 2022

Siena, vicolo di Monte-Pio, Rocca Salimbeni, ore 19:43. Le telecamere di sorveglianza della città, più precisamente quelle di proprietà del Monte dei Paschi Siena, riprendono il corpo di David Rossi cadere al suolo dopo una caduta violenta e rovinosa dalla finestra del suo ufficio.

Si pensa e sembra sia subito un suicidio, le apparenze però possono ingannare, la dinamica, i segni sul corpo del responsabile del reparto comunicazione della banca più antica del mondo, sembrano dire altro.

Sembrano dire altro i tabulati telefonici registrati quella sera, sembrano dire altro i bigliettini lasciati dal Rossi per la moglie Antonella Tognazzi, scritti con termini mai usati dal “deus ex machina” della comunicazione dell’istituto senese.

Sembrano dire altro le ombre presenti nel vicolo durante quei 22 interminabili minuti di agonia che quell’uomo distinto e preoccupato ha trascorso sul selciato, sembrano dire altro le luci di un auto riflesse sul muro in direzione di entrata nel vicolo di Monte Pio e sembrano dire altro l’orologio di David Rossi, il suo cellulare e ancora una volta il suo corpo e il suo volto. Tutto questo, dopo che lo stesso Rossi aveva espresso la volontà di dialogare con chi era preposto alle indagini sugli scandali in cui il Monte Paschi Siena era protagonista.

Parlano gli ematomi a braccia e torace, i tagli sul volto e sul labbro, un taglio al cranio a forma di V, quasi a voler configurare la lettera di vendetta. Vendetta di chi però ? Vendetta nel buio, nell’ombra, vendetta celata perché per la piccola, quieta, dormiente, procura di Siena è suicidio.

È suicidio per loro, per i periti, é suicidio per la maggior parte degli esperti coinvolti, per chi effettuerá frettolosamente e male i primi sopralluoghi sul luogo della morte di David Rossi e poi nel suo ufficio.
È suicidio per Siena, una città d’arte, immersa nel silenzio della sua storia ma simbolo egemone del potere massone, simbolo strutturale del potere toscano e senese, simbolo di una banca storica ma in declino dopo la trattativa per l’acquisizione di Banca Antonveneta, lo scandalo del “gruppo della birreria” e quello dell’aeroporto di Siena- Ampugnano.

Domande su una morte strana, inquietante, particolare che legano David Rossi e l’epilogo triste della sua storia e della sua vita, alla Calabria.

Rossi era l’uomo di fiducia di Giuseppe Mussari, presidente del Monte Paschi Siena e calabrese di origine. È stata la sua ombra, il suo scudiero, il suo difensore più estremo, le sue parole e la mimica dei suoi gesti. Rossi ha seguito Mussari nella sua ascesa a braccetto col potere, da avvocato a presidente dell’associazione bancaria Italiana.

Di queste vicende se ne sta occupando da anni tre giornalisti di caratura nazionale come Davide Vecchi, Marco Occhipinti e Antonino Montaleone. Se ne sta occupando la figliastra di David Rossi, Carolina Orlandi, che sulla vicenda del “suo secondo padre” come lei stesse lo definisce ci ha scritto un libro. “Se tu potessi vedermi ora” è il titolo del libro, se David Rossi potesse vedere ora quello che sta accadendo, vedrebbe un tumulto di voci, indagini, articoli e inchieste che non riescono a domare le domande su una morte strana, inquietante, particolare.

Proprio Giuseppe Mussari è legato da un rapporto di amicizia (negato inizialmente), lavorativo e fiduciario a Gianfranco Pittelli, ex senatore di Forza Italia e noto avvocato Catanzarese. Scottante ed egregia l’inchiesta condotta da un’altra emittente giornalistica e televisiva regionale, proprio sull’argomento, oltre che l’intercettazione in cui Pittelli dice : “Se riaprono l’indagine sulla morte di Rossi succederà un casino, un casino grosso. Non si è suicidato, non si è suicidato. Rossi non si è suicidato, Rossi è stato ucciso”. Questa intercettazione risale al 30 marzo del 2018 e gli investigatori del Ros intercettano nello studio dell’ex parlamentare una conversazione tra lo stesso Pittelli e un interlocutore ignoto (cui l’identità non è stata rivelata). L’intercettazione finisce nei fascioli di “Rinascita Scott”, maxi inchiesta e maxi operazione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri conclusasi nella notte tra il 18 e il 19 dicembre del 2019 con un mega blitz che portò, tra i molti, anche all’arresto dello stesso Pittelli.

La domanda sorge spontanea : da chi ha appreso questa sconcertante informazione l’ex senatore calabrese ?
Speriamo che il lavoro di tanti giornalisti di estrema competenza, la voglia di giustizia da parte di una famiglia che ha subito una perdita devastante e il lavoro della commissione parlamentare d’inchiesta che negli ultimi mesi ha intensificato la sua attività e le sue audizioni faccia luce su una morte, ancora avvolta da preoccupanti e paurosi aloni di mistero.

Sia fatta verità e giustizia.

Stefano Muscatello

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