Dom. Mag 22nd, 2022
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Emozionante e vero è il film il Buco, ispirato alla storia vera della scoperta dell’abisso del Bifurto premiato al Festival del Cinema di Venezia. Ai due è stata conferita la cittadinanza onoraria di Cerchiara e San Lorenzo Bellizzi

 Italia, anni ’60. Mentre al Nord si costruivano edifici sempre più vicini al cielo, in Calabria un gruppo di speleologi scopre l’abisso del Bifurto, la voragine profonda 683 metri che sembra quasi condurre alle porte dell’inferno. Prende spunto da questo Il Buco, il film di Michelangelo Frammartino premiato al Festival del Cinema di Venezia a cui la Calabria ha voluto restituire la sua gratitudine.

Il regista e la co-autrice del film, Giovanna Giuliani, sono stati insigniti della cittadinanza onoraria dei Comuni di Cerchiara di Calabria e di San Lorenzo Bellizzi, località interessate dalle riprese e dallo stesso fenomeno naturale. Una cerimonia, quella che si è tenuta presso l’hub culturale Catasta, emozionante e quasi doverosa da parte del Pollino a chi ha voluto raccontare e rendere nota una delle curiosità più misteriose della Calabria e dalla quale possono seguire diversi spunti di promozione del territorio.

«Dobbiamo, adesso, avere la capacità di intercettare un turismo diverso», ha detto il Presidente del Parco del Pollino, Mimmo Pappaterra che parla di un turismo che vuole visitare luoghi diversi ed in condizioni di assoluta sicurezza e qualità.

«Agli imprenditori privati – continua Pappaterra – dico di attrezzare un’ospitalità diffusa», ovvero un’accoglienza che sia all’altezza di vetrine come quella che Il Buco ha consentito di essere premiata dalla giuria di Venezia «il santuario della cinematografia italiana e internazionale», come la definisce lo stesso presidente.

«Raccontare questa storia sconosciuta, risalente al 1961, ha significato inserire il pezzo mancante dei racconti che i miei genitori mi fornivano della loro adolescenza in Calabria».

Parla dei suoi genitori Frammartino, originari di Caulonia, nel reggino, che hanno deciso di trasferirsi a Milano per far crescere la propria famiglia, città dove lo stesso regista è nato. «Conoscevo una Calabria contadina – continua – quella del dopoguerra, periodo storico che ha caratterizzato l’infanzia dei miei. Ho capito che il pezzo che mancava era quello della scissione, del distacco dalla propria terra: il momento del dolore. Fare questo film mi ha restituito il pezzo mancante e doloroso, fondamentale per capire questa terra e i suoi abitanti, ma in realtà per capire il nostro Paese ed il bisogno di accoglienza che la nostra Italia deve esercitare».

Per Frammartino è stato un ritorno alle sue radici, lunghe e profonde, che da Caulonia sono arrivate fino alle viscere del Pollino, entrando in case sconosciute e rispettando ogni angolo di quel luogo meraviglioso e sconfinato, così sinistro da incantare il mondo da Venezia all’America.

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