Sab. Ago 13th, 2022
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LOCRI- “Facciamoci luce per curare la Terra”, questo lo slogan che accompagna l’arrivo della Luce di Betlemme in tutta Italia grazie al Movimento degli adulti scout cattolici italiani (Masci). Fin dal 1986, infatti, il Masci si è impegnato a diffondere una fiammella proveniente direttamente dalla Terra Santa in tutto il mondo. Il 2020 e tutte le sue conseguenze hanno reso impossibile la distribuzione della luce, che quest’anno riparte con più grinta che mai. La luce è un elemento carico di significato anche per i non credenti: è simbolo di fratellanza, solidarietà, condivisione di valori umani e civili.

Sulla scia di questa iniziativa, è stato anche lanciato un appello agli europarlamentari, dallo sllogan “No walls! Hospitality” (Niente muri! Ospitalità) per non dimenticare quanti fuggono da guerre, malattie e fame. Solo la cultura dell’accoglienza, infatti, potrà gettare le basi per costruire un mondo diverso.

Il Masci della zona jonica ha abbracciato appieno questo spirito di inclusione e sinodalità organizzando un momento di condivisione e preghiera con le minoranze religiose e culturali presenti nella nostra comunità. L’evento si è svolto alla Fondazione Zappia di Locri e ha coinvolto il Masci della zona jonica, il progetto Sai/Recosol di Gioiosa Jonica e le comunità marocchine e sikh della città di Locri.

Gli organizzatori non hanno lasciato nulla al caso: tutto ha avuto un valore simbolico, dalla scelta della location ai gesti compiuti nel momento di raccoglimento. La Fondazione Zappia, che ha ospitato l’evento, è nata proprio con l’obiettivo di accogliere e assistere persone in difficoltà e ora è diventata luogo di promozione della cultura in ogni sua forma.

Toccanti sono state le testimonianze di persone emigrate, che in Italia hanno trovato il loro porto sicuro, lontani dai conflitti armati. Abbiamo l’esperienza di due ragazzi che dal Bangladesh sono arrivati in Italia e ora fanno parte del progetto Recosol: “Qui in Italia ho trovato la pace, dopo aver sofferto molto in Bangladesh e in Libia, dove sono stato arrestato e picchiato. Ora vivo finalmente nella luce e nella speranza di un futuro bellissimo”, afferma N. “Arrivato in Italia ho visto la mia salvezza, ho capito che finalmente avrei ricominciato a vivere”, aggiunge M.

Per concludere l’evento, i rappresentanti di tutte le comunità hanno ricevuto la Luce della pace, da diffondere e non far spegnere mai, come non si dovrebbe mai estinguere il sentimento di profonda umanità che ci accomuna.

Maria Antonietta Reale | redazione@telemia.it

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