Dom. Ago 14th, 2022

Riuscire a bruciare nomi su nomi -pure la seconda carica dello Stato- al pari di come le signore cambiano i collant, non è un’impresa da poco e soprattutto non è da molti, ma tant’è e lo stiamo vedendo, assistendo attoniti, perplessi e pure sgomenti. Esiste, nella mente di alcuni, la concezione tolemaica, ovvero essere -o credere di essere- il centro dell’universo, però mi sembra -al punto in cui siamo arrivati, in questa tornata per l’elezione del Capo dello Stato- come ciò sia azzardato (non solo per la scarsa conoscenza di Tolomeo e delle sue impostazioni) ma anche per la manifesta incapacità del ruolo che ci si è ritagliato, seppur annunciato attraverso lettera (fino a che punto poi riservata e “stranamente” divulgata a mezzo stampa?) del proprio suocero (persona che stimo e di cui sono amico).

È ovvio che il riferimento è in Matteo Salvini e Denis Verdini, però non è questo il punto, semmai la constatazione -non certo improvvisa, non prevista, non auspicata e inevitabilmente palesata! – del finale tragico degli schieramenti italiani, basati sul precario e eretti sull’improbabile.

Tutti sanno, come da tempo ripeto (e i miei interventi pubblici e privati, stanno lì a dimostrarlo), che da sempre vaticinio la rielezione di Mattarella -unica soluzione possibile, fattibile e ineccepibile- e, parimenti, giornalisti e commentatori hanno i miei scambi di messaggistica nei quali ho aggiunto ex equo i nomi alternativi di Amato, Cassese, Frattini, Cartabia e…Belloni, per l’appunto.

Patti chiari, non mi si potrà accusare di essere uno sprovveduto qualunque o che affratello nomi a caso (questi e sono sempre gli stessi, li faccio da tempo!) poiché non sono molti e dovrebbero essere sempre riservati in “partite” come queste, dato poi il meccanismo elettoralquirinalizio essere complesso.

A tal proposito spiego il perché, attraverso due considerazioni!

La prima: nemmeno Fanfani, Andreotti, Forlani e Craxi riuscirono a imporre il loro schema di partenza, bensì solo De Mita -per un colpo di fortuna, nel 1985, con Cossiga- e Moro -poiche` era Moro, perciò “sublime” di suo e inarrivabile per chiunque, nel 1962, con Segni- pertanto ciò

la dice già di per sé, quanto sia complicata la tal pratica; la seconda: in riferimento a come mi sarei comportato e all’eventuale elencazione dei nomi dichiarati, il sottoscritto fa presente, sommessamente -anche a fronte di testimonianza dei miei amici di infanzia e di sempre!- come io non sia aduso a scendere in spiaggia (…e men che mai al prestigiosissimo e culturalissimo Papeete) per parlare di politica e colà (o ambiti o pertinenze simili) intessere strategie e candidature, anche in considerando che preferisco la comodità e l’igienica camera con aria condizionata annessa, dove poter leggere in santa pace e studiare…studiare (certo che faccia così pure Di Maio).

Ormai, attraverso la TV, non assistiamo al Parlamento riunito in seduta comune, bensì allo spettacolo dei tori di Pamplona, che vagano nelle strade della città omonima, in preda alla furia disordinata, incornando passanti e figuranti: questione triste (mica tanto…) fina!

È vero, forse il nome del Direttore del DIS (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza), si sarebbe dovuto fare con più oculatezza, proprio perché è un organo istituzionale delicato, che rappresenta “un maglio sensibile” dello Stato, però non operativo, bensì di raccordo tra le strutture dei Servizi Segreti, ragione per la quale la polemica, potrebbe essere fondata ma è pure strumentale.

L’Ambasciatore Elisabetta Belloni Giacomelli, è una donna delle istituzioni, non una riserva bensì una ricchezza, un patrimonio dello Stato e al di là dei rapporti ventennali che ho l’onore di avere con lei, so benissimo quanto sarebbe formidabile averla Presidente della Repubblica e soprattutto quanto svolgerebbe al meglio e in modo ineccepibile il ruolo di specie.

Trovo risibile, al punto in cui siamo -e dove non sono più possibili previsioni di alcun genere!!!- agitare lo spettro del “pericolo per la democrazia”, in quanto -non sono ironico, bensì realista e tristemente constatante- avere Morra Presidente dell’Antimafia o la Dieni Vicepresidente del Copasir (la commissione parlamentare di controllo dei servizi) è altrettanto più inquietante che esilarante. Per non parlare poi di aver avuto Bonafede “Sguardasigilli” (ovvero Ministro di “Disgrazia e Ingiustizia”), Toninelli (meglio noto come “Toninulli”)alle Infrastrutture e insistere nella permanenza, a tutt’oggi, di Di Maio agli Esteri, quando “spirano venti gelidi” dall’Ucraina.

Parliamoci chiaro, la situazione è così perché è la politica che manca -ma che faremo tornare, poiché ormai tutti la invocano e lo dimostra il fatto quanto il buon senso viene solamente da noi DC in ogni trasmissione televisiva- però non sarebbe un dramma l’Ambasciatore Belloni ed è orrendo ciò che si insinua, circa melliflui pericoli (i quali non esistono!), poiché è alto il suo senso dello stato, anzi inviterei i miei amici Mastella, Cesa e Lupi a meglio valutare la cosa, poiché favorirebbe la ripresa della vita normale, cioè quella dei credibili professionisti applicati alla materia.

Mi riferisco ai politici, per la politica, sempre al servizio dei cittadini e del Paese.

Vincenzo Speziali

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