Sab. Giu 25th, 2022
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Le ansie si rovesciano come una macchia nera sulla linea del tempo che proietta il sistema produttivo calabrese verso un futuro d’incertezze. La difficile ripartenza delle piccole attività imprenditoriali e la perdita di occupazione rischia di dilatare i confini della deprivazione materiale. L’adattamento al nuovo scenario determinato dalla “Covid-economy” diventerà nelle prossime settimane ancora più complicato senza agevolazioni per gli operatori economici. Con la fine della moratoria sui mutui (introdotta dal “Cura Italia”), gran parte delle aziende avranno problemi di liquidità e, di conseguenza, si esporranno al rischio di insolvenza, che, in fondo, rappresenta l’anticamera del crac. Un arretramento economico che, al di là dei diagrammi, si percepirà maggiormente in una Calabria che sta assumendo i contorni di un cimitero industriale.

Le ansie della piccola impresa

Giovanni Cugliari, presidente di Cna Calabria (che è la Confederazione degli artigiani), denuncia lo stato di sofferenza in cui si ritrova il ramo produttivo della Calabria, ovunque screpolato da due anni di emergenza sanitaria. «L’attuale crisi di liquidità delle aziende sarà ulteriormente aggravata dall’aumento dei costi di produzione. Qui si registra il rincaro più alto d’Italia delle materie prime, senza contare la devastazione annunciata dall’esagerato incremento del prezzo dei prodotti energetici. Bisogna intervenire subito per scongiurare il tracollo. Intervenire anche sul credito che non favorisce le aziende».

Le richieste alla Regione

Secondo Cugliari, la Cittadella «deve avere, per la piccola impresa, una visione di futuro, una visione di crescita del mondo produttivo, riposizionando quelli che sono i distretti produttivi che in Calabria, negli anni si sono formati. Inoltre, bisogna avere una visione di mercati che non guardi più solo al Nord dell’Europa ma che sia in grado di far riferimento anche ad aree di prossimità come può essere il Nord Africa i cui mercati possono diventare elementi produttivi del sistema manifatturiero. L’impresa calabrese vive un momento di spinta per quanto riguarda la visione ma non è assistita in maniera adeguata. Non possono bastare soltanto i fondi del Pnrr a fare da trampolino per la ripresa. Chiediamo all’assessorato alle Attività produttive di convocare un tavolo a breve per concertare la programmazione futura. Secondo noi, una buona strategia può essere la riqualificazione dei boschi in Calabria con il sistema innovativo del modulo abitativo. Su questo noi di Cna abbiamo un progetto futurista in grado di stimolare lo sviluppo del settore. Bisogna, però, fare in fretta. Il 2022 è un anno cruciale per il sistema imprenditoriale in Calabria».

Situazione in Calabria

Il settore economico resta impregnato di negatività che continuano a scuotere dalle fondamenta i fragili equilibri sociali, economici ed occupazionali della regione. L’ultimo rapporto è quello che rischiara i dati di natalità e mortalità delle imprese italiane nel terzo trimestre del 2021. I numeri dell’alfa e omega delle attività imprenditoriali secondo “Movimprese” sono indicatori che segnalano una ripresa favorita dalle correnti ascensionali dei sostegni del “Cura Italia”. Una spinta che si è esaurita. D’ora in poi, le 163.030 imprese attive in Calabria dovranno provvedere con propri capitali a sostenere il peso di una produzione zavorrata dai mutui. Nel trimestre estivo (luglio-agosto-settembre) sono state iscritte 1.730 nuove aziende in Calabria a fronte di 1.049 cessazioni con un saldo attivo di 681 ditte. Una soglia superata rare volte nei trimestri estivi dei periodi pre-pandemici. Il segno positivo all’anagrafe delle imprese è il risultato dell’impatto dei bonus e superbonus nel comparto dell’edilizia. Il tasso di crescita del trimestre è stato pari a 0,36.

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