Dom. Ago 7th, 2022

Fa notizia l’ultima esternazione di Invernizzi, fedele divulgatore del verbo di Alberto da Giussano, che lamenta dei pochi fondi al Nord (a suo dire) sulla rigenerazione urbana. Così come fa notizia il fuori onda tra Fontana e Sala, Sindaco di Milano, i quali, facendo finta di disconoscere le direttive europee sulla spesa dei fondi del PNRR, contestano la mole di finanziamenti che arriverebbero al Sud. Ma ciò che è ancor più imbarazzante è il silenzio della cospicua deputazione regionale e parlamentare che nel tempo si è dedicata a far crescere la Lega Nord occupando gli scranni dell’Italia del meridione.
Se le iniziali battaglie avanzate dai movimenti meridionalisti erano incentrate sul riconoscimento del Mezzogiorno come parte integrante del Paese e sulla verità degli scippi alle risorse che hanno reso il Sud la ‘Cenerentola’ d’Italia, oggi la questione ha assunto un altro aspetto. Oltre alla richiesta di abbattere qualsiasi sorta di divario e di gap, e quindi di riaffermare i principi di equità e perequazione, si aggiunge, e forse in maniera più pesante, l’assoluta inerzia e quasi totale assenza della politica e dei suoi rappresentanti. Rimanere inerti di fronte alla nuova ondata nordista significa accettare lo status quo e perdere ogni battaglia intrapresa sinora. Significa affidare di nuovo le sorti dei nostri territori agli egoismi delle regioni del Nord e ad un centralismo politico e statale che ha visto aumentare la fuga dei giovani del sud con treni di sola andata.
Significa sprecare il tempo e i soldi del PNRR non promuovendo politiche di crescita ma affidandosi a fallimentari politiche assistenziali o nel migliore dei casi a modelli di sviluppo imposti dall’alto e contrari alla vocazione dei luoghi e dei territori. Significa continuare a sostenere interventi spot, quasi da ‘contentino’, che certo non servono ad abbattere i divari infrastrutturali e sociali. Significa continuare a sostenere una classe politica che, salvo alcune eccezioni, non agisce in nome e per conto del Sud ma per gli interessi dei partiti e delle loro segreterie romane. La politica riacquisisca centralità, il dibattito prenda il sopravvento e le ragioni del Paese diventino finalmente nazionali.
La ‘Questione’ è più che mai politica. Ecco perché è necessaria e fondamentale la presenza nei luoghi decisionali, o in quelle che vengono definite le stanze dei bottoni, di una rappresentanza politica che nasce a Sud e si muove per il Sud. Occorre recuperare la distanza fra politica e società attraverso sviluppi di crescita collettivi, rimettendo in moto l’economia di tutto il Paese e quindi della Calabria e del Sud. Il Mezzogiorno, come confermato da tutti gli indicatori economici, continua a vivere l’emorragia delle partenze dei giovani e di una crisi sociale della quale stentiamo a vederne la fine. La primaria necessità di interventi strutturali volti a modernizzare le nostre infrastrutture e adeguare i collegamenti autostradali e ferroviari a quelli del resto d’Italia, diviene sempre più urgente se non si vogliono scoraggiare gli investimenti esteri e contribuire al rilancio del Sud e quindi del Paese. Esasperare gli egoismi e le furbizie dei soliti miopi, significa non pensare al futuro di intere generazioni e alla crescita omogenea del Paese.

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