Gio. Ago 18th, 2022
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La provincia di Crotone si spopola di più rispetto alle altre. C’è però un dato positivo: la Calabria è la regione più “giovane” d’Italia

Al 31 dicembre 2020 in Calabria si contano 1.860.601 residenti: i dati censuari registrano, rispetto all’edizione 2019, una diminuzione di 33.509 unità nella regione. E’ quanto emerge dal censimento permanente calabrese effettuato dall’Istat. Il 64,5% della popolazione calabrese vive nelle province di Cosenza e Reggio di Calabria – è scritto nel report – che ricoprono il 65,1% del territorio, ma con differenti valori di densità di popolazione. In particolare, nella provincia di Reggio di Calabria risiedono 163,2 abitanti ogni km2 contro i 122,2 in media nella regione. All’opposto, Crotone e Cosenza, che coprono il 55,5% della superficie regionale, presentano i più bassi livelli di densità, con valori pari, rispettivamente, a 94,5 e 100,8 abitanti per km2. Tra il 2019 e il 2020 la popolazione diminuisce in tutte le province, soprattutto a Crotone (-4.522, -2,7%), Cosenza che registra anche il maggiore decremento in termini assoluti (-2,1%,-14.384 unità), e Vibo Valentia (-2.522, -1,6%).

Tra il 2019 e il 2020 solo 48 dei 404 comuni calabresi non hanno subito perdite di popolazione e tra questi si conta solamente un capoluogo di provincia, Vibo Valentia, che fa registrare anche il secondo maggior incremento comunale in regione, con 302 unità. Sono invece 356 i comuni dove la popolazione diminuisce: in valore assoluto le perdite più consistenti si registrano a Reggio di Calabria (-1.859) e Cosenza (-1.553); in termini relativi nei comuni di Briatico (in provincia di Vibo Valentia) (-6,8%) e Aiello Calabro (in provincia di Cosenza) (-5,8%). Sotto il profilo della dimensione demografica, il 50% dei comuni con popolazione tra 20.001 e 50.000 abitanti non ha perso residenti. La popolazione risulta invece in calo nel 94,1% dei comuni con popolazione compresa tra 5.001 e 10.000 residenti e nel 93,6% di quelli con popolazione tra 1.001 e 5.000 residenti.

Dinamica demografica durante la pandemia

Il decremento della popolazione straniera ha amplificato il declino ascrivibile principalmente al deficit di “sostituzione naturale” tra nati e morti (saldo naturale). Questa decrescita demografica è stata ulteriormente rafforzata dalla pandemia da Covid-19. L’eccesso di decessi, direttamente o indirettamente riferibile alla pandemia, ha comportato in Calabria l’incremento del tasso di mortalità dal 10,6 del 2019 all’11,2 per mille del 2020, con il picco dell’11,5 per mille di Cosenza.

Sulla natalità gli effetti sono meno immediati e il calo delle nascite, registrato anche nel 2020, è riconducibile soprattutto a fattori pregressi, come la sistematica riduzione della popolazione in età feconda, la posticipazione nel progetto genitoriale e il clima di incertezza per il futuro. Tra il 2019 e il 2020 il tasso di natalità è sceso dal 7,6 al 7,4 per mille, con una più ampia diminuzione nella provincia di Reggio di Calabria (da 8,1 a 7,8 per mille).

I movimenti tra comuni si sono ridotti drasticamente durante la prima ondata dell’epidemia, a causa del lockdown di marzo che ha ridotto al minimo la mobilità residenziale, per poi riprendere nei mesi successivi durante i quali, senza blocchi generalizzati agli spostamenti, si è tornati sostanzialmente ai livelli pre-Covid. Il tasso migratorio interno del 2020, pari mediamente al -4,4 per mille, oscilla tra il -3,1 per mille della provincia di Cosenza e il -7,9 di Crotone.

Calabria terra più giovane d’Italia

La popolazione calabrese presenta, nel 2020, una struttura per età sensibilmente più giovane rispetto al resto del Paese. L’età media, sostanzialmente stabile rispetto al 2019, è di 44,7 anni contro i 45,4 della media nazionale. Aumenta l’indice di vecchiaia (rapporto percentuale tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione di età 0-14), che passa da 169,5 del 2019 a 173,3 del 2020 e l’indice di dipendenza degli anziani (rapporto percentuale tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione in età 15-64), da 34,2 a 35,8. Cresce anche il rapporto tra la componente più anziana e quella più giovane della popolazione in età lavorativa (indice di struttura della popolazione attiva): nel 2020 ci sono 128 residenti nella classe di età 40-64 ogni 100 di 15-39 anni (124,7 nel 2019).

A livello provinciale, Crotone e Reggio di Calabria presentano la struttura demografica più giovane, con un’età media rispettivamente di 43,2 e 44,2 anni e un indice di vecchiaia inferiore alla media regionale (147,3 a Crotone e 163,8 a Reggio di Calabria). Le due province registrano inoltre un indice di dipendenza degli anziani pari a 33,2 a Crotone e a 35,5 a Reggio di Calabria e un indice di struttura della popolazione attiva anch’esso inferiore alla media regionale (Crotone 116,8 e Reggio di Calabria 123,7). All’opposto, le province di Cosenza e Catanzaro hanno strutture demografiche più invecchiate, in cui: l’età media supera i 45 anni; ci sono più di 180 persone con età superiore a 65 anni ogni 100 ragazzi tra 0 e 14 anni (indice di vecchiaia) e l’indice di dipendenza degli anziani risulta pari a 36,3, contro la media regionale di 35,8.

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