Lun. Ago 8th, 2022

Presentato e consegnato nelle mani del governatore il documento per costruire una rete di servizi. Ecco il lavoro delle associazioni

Undici punti per costruire una piattaforma su cui tentare di costruire in forma partecipata percorsi nuovi, nell’ambito della rete dei servizi riguardanti la salute mentale. È la sintesi di quanto emerso nel corso della prima Conferenza regionale sulla Salute Mentale dal tema “Mai più soli” che si è svolta nella sala Verde della Cittadella regionale a Catanzaro e che ha visto la partecipazione del presidente della Regione nonché commissario straordinario alla Salute Roberto Occhiuto.
Un appuntamento che è stato organizzato dal Coordinamento delle associazioni di salute mentale (Casm) con la collaborazione di partner sociali (Forum regionale del Terzo Settore, Comunità Competente, Comunità Progetto Sud, Comunità di Accoglienza (CNCA), Fish Calabria e Unasam) e con il patrocinio della Regione Calabria (rappresentata per l’occasione dalla dirigente del Dipartimento alla Sanità Iole Fantozzi e dalla dirigente del settore della salute mentale, Tommasina Pelaggi).

Il documento presentato al Governatore

Al termine dei lavori, gli organizzatori hanno consegnato nelle mani del governatore il documento “Per una tutela della salute mentale a misura di persona. Costruiamo insieme le Reti Sociosanitarie”. Un documento che racchiude, secondo gli estensori, i vari passaggi per garantire pari diritti ai cittadini.
«È bene innanzitutto ricordare il senso dell’iniziativa di oggi – affermano gli organizzatori – che può essere individuato nel principio di sussidiarietà, di cui parla l’art. 118 c. 4 della nostra Costituzione. Si tratta di quel principio che chiama le istituzioni pubbliche non solo a riconoscere, ma addirittura a favorire “l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale”. Tutto il lavoro che è stato necessario per preparare questo incontro è perciò interpretabile come esercizio di cittadinanza attiva, su un terreno delicatissimo come quello della salute mentale».
Secondo gli organizzatori, «i contributi che sono stati offerti hanno posto alcune questioni che sollecitano le istituzioni pubbliche, regionali e locali, a prendere iniziative immediate almeno sui punti che seguono».
Per gli organizzatori «nella nostra Regione non è più rinviabile l’adozione di un Piano d’azione Regionale per la Salute Mentale, ispirato ai principi della centralità della persona, della deistituzionalizzazione, della domiciliarità degli interventi, della presa in carico comunitaria e territoriale, e fondato sulla lettura accurata dei bisogni di salute mentale sul nostro territorio superando la mentalità “ospedalocentrica” e istituzionalizzante finora prevalente, dando priorità agli interventi socio-sanitari di prossimità domiciliari e territoriali».
«In questa prospettiva – affermano ancora – tale strumento potrebbe permettere di uniformare e riorganizzare la rete dei Servizi che, ancora oggi, presenta criticità enormi in relazione alla capacità di adottare efficaci programmi individuali di abilitazione, riabilitazione, formazione e integrazione sociale e lavorativa delle persone prese in carico. Il Piano andrebbe definito anche nella prospettiva di mettere a regime ed utilizzare al meglio le risorse provenienti dal PNRR e dai fondi europei dedicati».
«È altrettanto urgente  – pongono come secondo punto di sintesi del documento – dare applicazione alle norme che da più di venti anni prevedono l’integrazione socio-sanitaria, in modo da ovviare a questo ingiustificabile ritardo e da rendere così concretamente praticabili i percorsi di co-progettazione interistituzionale degli interventi, anche nell’ambito della salute mentale».
Da qui anche il terzo punto lanciato dagli organizzatori.
«Si propone inoltre la costituzione di un tavolo tecnico – aggiungono – che accompagni e verifichi la sperimentazione del budget di salute, nei territori in cui ci siano le condizioni per poterla avviare. Nelle regioni in cui tale dispositivo viene puntualmente impiegato per sostenere i piani terapeutico-riabilitativi individualizzati, esso permette, di migliorare la qualità della vita delle persone interessate e di conseguire obiettivi di reale deistituzionalizzazione, senza oneri ulteriori per le finanze pubbliche».
Al quarto punto gli organizzatori pongono la necessità di introdurre in via sperimentale del BdS che «dovrebbe essere accompagnata da altri interventi necessari, come: a) la creazione di strutture intermedie per l’avviamento all’autonomia personale e abitativa; b) il rafforzamento su tutto il territorio delle équipe dedicate alle attività di recovery ed empowerment presso i Centri Diurni, assicurando la dotazione adeguata di risorse economiche per il loro funzionamento».
Tra gli altri punti anche «l’urgenza di assumere iniziative finalizzate a mettere a regime il personale tramite i Piani del fabbisogno, al fine di rafforzare i Dipartimenti di Salute Mentale e, contestualmente, organizzare una formazione continua specifica».
E sempre in tema di personale, per le organizzazioni, «uno degli ambiti in cui è più drammaticamente evidente» la carenza è quello della Neuropsichiatria infantile: «la Calabria è priva di una U.O.C. ospedaliera (con notevoli conseguenze sul piano della mobilità passiva). Sarebbe pertanto urgente allestirne almeno una, così come sarebbe fondamentale rafforzare le unità operative neuropsichiatriche infantili territoriali».
Inoltre gli esponenti del Terzo settore richiamano «l’importanza di istituire (ove non presente) e di valorizzare il ruolo della Consulta dei Dipartimenti di salute mentale».
Come anche tra i punti salienti «lo sviluppo dei servizi di prossimità e di supporto all’assistenza domiciliare». Per chi opera in prima linea poi un appello ad «aprire il REMS di Girifalco e, contestualmente, di attuare percorsi di presa in carico condivisa sociosanitaria per pazienti con disturbi psichiatrici autori di reato, sia con misura di sicurezza in REMS che presso strutture residenziali psichiatriche, oltre che con misure diverse, finalizzate al reinserimento sul territorio, potenziando i Centri di Salute Mentale e stimolando la crescita di un privato sociale altamente qualificato».
Fondamentale anche «l’istituzione di un tavolo di lavoro permanente per la salute mentale presso il competente dipartimento». Ed infine le organizzazioni chiedono l’approvazione dell’Intesa Stato Regioni del 4 agosto 2021 sul Documento “Linee di indirizzo per la realizzazione dei progetti regionali volti al rafforzamento dei Dipartimenti di Salute mentale regionali”. Questa intesa assegna alla Calabria 2.115.961.
«I punti di questa sintesi – sottolineano – potrebbero rappresentare una piattaforma su cui tentare di costruire in forma partecipata percorsi nuovi, nell’ambito della rete dei servizi riguardanti la salute mentale. Da parte loro, i gruppi e le organizzazioni che hanno organizzato questa conferenza si impegnano ad organizzare un presidio civico permanente, finalizzato a tenere viva l’attenzione sui temi di cui si è discusso e sulle proposte che ne sono derivate, ad alimentare il dibattito, a sollecitare l’attivazione delle istituzioni competenti, fino a quando non saranno date le risposte necessarie».

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