Sab. Lug 2nd, 2022

La supercollaudata macchina organizzativa del santuario diocesano Nostra Signora dello Scoglio, opera mariana fondata da Fratel Cosimo, oltre mezzo secolo fa, è risultata impeccabile nonostante a Santa Domenica di Placanica, l’undici maggio u.s., in occasione del cinquantaquattresimo anniversario della prima apparizione della Vergine Santissima, sullo Scoglio, sono affluiti, senza preavviso,  oltre diecimila pellegrini. Come sempre, le solenni celebrazioni in onore di Nostra Signora dello Scoglio, sono state presiedute dal vescovo della diocesi di Locri – Gerace, monsignor Francesco Oliva. Cinquantaquattro anni fa avvenne l’apparizione della Madonna a Fratel Cosimo, mentre ritornava a casa, appena diciottenne, dopo una giornata di duro lavoro nei campi. Da allora, la valle di Santa Domenica è divenuta una meta spirituale per milioni di pellegrini, da ogni parte del mondo. Quest’anno, tutti i pellegrini, hanno potuto usufruire di un servizio di collegamento pubblico, da e per il santuario, attraverso le autolinee Federico. Quindi, chi vuole recarsi al santuario, da ogni località italiana e dall’estero,  per ringraziare e rendere onore a Nostra Signora dello Scoglio,  in tutta comodità, potrà usufruire di un servizio bus pubblico, appunto delle autolinee Federico. Il santuari, l’undici maggio,  è stato aperto alle ore 7:30, e il servizio delle confessioni, si è protratto durante l’arco dell’intera giornata. Migliaia le persone che si sono accostate al sacramento della riconciliazione. Il ricco programma celebrativo ha previsto, anche, la celebrazione di una santa Messa di ringraziamento al mattino. Ma il clou delle celebrazioni si è avuto nel pomeriggio, a partire dalle ore 14:30. Dopo la preghiera del santo Rosario, Fratel Cosimo ha effettuato una evangelizzazione alla qual è seguita la solenne concelebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo Oliva. Quindi c’è stato un toccante momento in cui Fratel Cosimo ha elevato al Signore, dinnanzi al Santissimo Sacramento esposto all’adorazione dei fedeli, una preghiera di intercessione per la guarigione dei malati e dei sofferenti. Il tutto si è concluso  con la benedizione eucaristica finale del successore degli apostoli e con il rientro della magnifica e preziosa statua della Madonna dello Scoglio, nel santuario.   Tutte le funzioni pomeridiane hanno avuto luogo all’aperto, nell’ampia spianata dinnanzi allo Scoglio delle apparizioni. Da evidenziare che, prima della conclusione delle celebrazioni, il sacerdote polacco don Cristofaro Bialowas, considerato l’ambasciatore del santuario Nostra Signora dello Scoglio, nell’est del mondo, ha consegnato una icona della Beata Sempre Vergine Maria Immacolata “Tuttasanta” simbolo di comunione e solidarietà, al vescovo Oliva, da parte del successore degli apostoli ucraino, in segno di ringraziamento per l’impegno della diocesi nell’ospitalità e nella solidarietà al popolo ucraino. Monsignor Oliva, ha subito consegnato il dono nelle mani di Fratel Cosimo, dicendo: “Questa icona rimarrà sempre in questo santuario, finchè non ci sarà pace in Ucraina”. Don Bialowas, ha raccontato di essere stato cinque volte in Ucraina, vedendo e toccando cadaveri, di questa terribile guerra e di usare come arma il santo Rosario, la cui preghiera gli è sempre stata raccomandata da Fratel Cosimo.

 Di seguito riportiamo, integralmente, l’evangelizzazione di Fratel Cosimo e l’omelia del vescovo Oliva. Dopo aver invitato tutti a elevare un Ave Maria alla Mamma Celeste, Fratel Cosimo ha detto: “Carissimi fratelli e sorelle, amici e devoti di Nostra Signora dello Scoglio, benvenuti a Santa Domenica di Placanica. Sono lieto di potervi incontrare ancora una volta in questa memoranda data dell’11 Maggio 2022, in cui ricorre il 54° Anniversario della celeste visita della Vergine Santissima Madre di Dio e Madre nostra, in questa arida e solitaria valle di Santa Domenica di Placanica. Più di mezzo secolo fa, il nome di Santa Domenica era del tutto ignorato, questo piccolo villaggio, borgo di poche case, insignificante, situato tra il paese di Placanica e Caulonia. Santa Domenica confina col territorio di Caulonia, ricordo difatti i primi pellegrini che venivano a piedi dalla parte di Caulonia, affrontando mille difficoltà e disagi in queste zone impervie e selvagge, poiché non c’era ancora nemmeno una strada carrabile. Santa Domenica oggi, permettetemelo dire, non ha frontiere e nel mondo non c’è labro che non pronunci con sentito e profondo affetto questo nome, non c’è cuore afflitto e sconsolato che non aneli a santa Domenica con nostalgica speranza di un vero incontro con la Madonna. E’ stato proprio l’evento straordinario avvenuto l’11 Maggio dell’anno 1968 che ha messo in luce se vogliamo, questo nome. La Vergine Santa discese dal cielo e ha poggiato i suoi piedi su questo misero lembo di terra calabra rendendola privilegiata e ha chiesto di diffondere il suo messaggio di amore, di riparazione e di speranza per l’umanità: “Non abbiate paura, vengo dal Paradiso, io sono la Vergine Immacolata, la Madre del Figlio di Dio; Sono venuta a chiedere di costruire qui una cappella in mio onore. Io ho scelto questo luogo e desidero che da ogni paese si venga qui a pregare”. Santa Domenica è divenuta ormai un’oasi di preghiera nel mondo, terra della Vergine Maria, verso cui convergono folle di pellegrini da ogni paese, proprio come Lei ha chiesto. Lo scopo della venuta della Madre di Dio in questa misera valle, fu quello di toccare i cuori induriti, freddi e tiepidi, di riscaldarli, d’infiammarli d’amore di Dio, di esortarli all’adempimento dei doveri cristiani e ad una vera conversione del cuore. La Santissima Vergine ce lo venne a dire in quell’ormai lontano maggio del sessantotto: “Se gli uomini si convertiranno, si avvicineranno a Dio e lo ameranno con tutto il cuore, Dio si avvicinerà a loro e li accoglierà nella sua casa”. Non c’è bisogno di alcun commento a queste parole della Vergine, sono abbastanza chiare e comprensibili: conversione, pentimento dei propri peccati, confessione, avvicinamento al Signore, amare Dio con tutto il cuore, e Dio sarà vicino a ciascuno di noi e alla fine della nostra vita ci giudicherà sull’amore e nella sua immensa misericordia, ci accoglierà nella sua casa, non per un giorno, un mese o un anno, ma per l’eternità. Qualcuno potrebbe domandarsi: Perché la Regina del cielo ha scelto proprio questa aspra radura di Santa Domenica? Per un semplice e fondamentale motivo oserei dire io, non vorrei sbagliare, perché dice lo Spirito Santo: “Solo nel deserto Dio fa dono della sua parola, quando un’anima è composta nel silenzio può udire meglio il battito del cuore di Dio, che è eterno silenzio”. Ora miei cari, con questi sentimenti vogliamo chiedere alla Vergine Maria Nostra Signora dello Scoglio di farci comprendere la Parola del Signore e accoglierla con frutto nel nostro cuore.  Ecco quanto ci dicono i versetti dal 44 al 46 che ho preso dal Vangelo di Giovanni cap. 12: “In quel tempo Gesù esclamò: Chi crede in me, non crede in me ma in Colui che mi ha mandato; chi vede me vede Colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre”. Cari fratelli e  sorelle  in ascolto,  nel   Vangelo di S. Giovanni apostolo che abbiamo appena udito, se ci abbiamo fatto caso, non ci viene indicato ne quando e ne dove Gesù abbia pronunciato queste parole. Comunque, non vorrei dare un’interpretazione errata riguardo le parole di Gesù, in realtà chi crede in Gesù non crede soltanto in Lui, ma anche nel Padre suo, che è poi Colui che lo ha mandato. E’ dunque impossibile, secondo il mio pensiero, credere nell’uno senza credere nell’altro: Credere in Gesù Cristo significa credere in Dio Padre. Non possiamo nel modo più assoluto dire di credere in Dio Padre, senza attribuire, cioè dare lo stesso onore al Figlio. Comprendete bene questo? Gesù Cristo con la sua venuta nel mondo ci ha rivelato il carattere di Dio e perciò chiunque ha visto Cristo sotto quest’aspetto, ha visto anche Dio Padre. Infatti Gesù dice a Filippo nel cap. 14 dello stesso Vangelo di Giovanni v. 9 e 11: “Chi ha visto me ha visto il Padre. Perché io sono nel Padre e il Padre è in me”. E’ chiaro per voi il concetto? Al versetto 46 del Vangelo sul quale sto facendo la riflessione insieme a voi, Gesù dice: “Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre”. Questo versetto a quanto pare riporta che Gesù parla ancora una volta di sé, come della luce venuta nel mondo, affinché chi crede in Lui non dimori nelle tenebre. Miei cari fratelli e sorelle, chi è dunque questa luce che è venuta nel mondo? L’abbiamo già ascoltato dal Vangelo. La luce venuta nel mondo è Gesù Cristo, Colui che può illuminare il cammino di ogni uomo e di ogni donna sulla terra. Quindi cerchiamo di riflettere sul serio, e siccome dipende solo ed esclusivamente da ciascuno di noi, vivere nella luce o nelle tenebre, se noi veramente amiamo la luce, e non le tenebre, e vogliamo vivere nella luce, dobbiamo fare una cosa, ascoltiamo bene cosa dice la Lettera di San Paolo apostolo ai Romani cap. 13 v. 12: “Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce”. E, gettare via le opere delle tenebre, e indossare le armi della luce sapete cosa significa? Rinunciare una buona volta per tutte ad ogni genere di male, rinunciare alle opere del diavolo, poiché le opere delle tenebre non sono altro che le opere del diavolo. Dobbiamo dunque, se vogliamo vivere da veri cristiani, seguire in tutto e per tutto Gesù Cristo, che è la luce e la salvezza degli uomini e delle donne, Colui che disse: “Io sono la luce del mondo, chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”. Il Signore vuole che tutti gli uomini e le donne di questo mondo, credano veramente in Lui e siano illuminati dalla sua luce. Miei cari, cerchiamo sempre la luce, cerchiamo il Signore, Colui che è la luce vera che illumina la nostra vita e così possiamo vivere da veri cristiani, seguaci di Gesù Cristo e figli della luce. La Vergine Santissima che nell’ormai lontano 1968 visitò questa povera e sconosciuta valle di Santa Domenica, benedicendola con la sua presenza, faccia si che l’umile Scoglio da lei scelto divenga sempre più nel mondo un faro di luce e di speranza, per ogni uomo e per ogni donna. Dite a gran voce “Amen”. Dio vi benedica e sia lodato Gesù Cristo. “ Il vescovo Francesco Oliva, nella propria omelia, ha espresso: “Dopo le tenebre, la luce: non ci resta che lodare il Signore ed invocare Maria. Nel silenzio di questo luogo, il Signore c’invita a discernere questo tempo, duramente messo alla prova dalla pandemia e dalla guerra. Ci chiede di amarlo, abbracciarne le prove e i dolori, di viverlo come tempo pasquale, tempo di passione, ma anche di risurrezione e di vita.  Qui allo Scoglio ritorniamo numerosi dopo un tempo di assenza a causa delle restrizioni per la pandemia. Un tempo di ritiro, ma non di abbandono, di lontananza fisica ma non di dimenticanza, di silenzio ma non di distacco. Ritorniamo Maria, che in questo tempo non ci ha mai abbandonato. È rimasta vicina a chi ha sofferto, a chi è morto da solo senza il conforto dei propri affetti. È rimasta vicina a chi ha perso le persone più care, ai medici, agli infermieri ed a quanti si sono presi cura di noi. Come una mamma che non abbandona i suoi figli. 0Qui allo Scoglio non è mancata la preghiera nei momenti più delicati. Nel santuario, anche senza fedeli, l’Eucaristia non è mai mancata e molti l’hanno seguita tramite i social. Anche a distanza i devoti sono rimasti vicini. E così Maria è rimasta con noi e tra noi, dicendoci sempre: non siete mai soli, Gesù il Signore è con voi, è luce e vita per tutti! La sua presenza non verrà mano. Specie quando tutto sembra messo in pericolo dalla malvagità e violenza. Quando la guerra, questa immane sciagura, in Ucraina ed in tanti angoli terra, minaccia la vita delle persone e dei popoli. Dio rimane sempre il padre fedele. E Maria la madre fedele, che canta: “l’anima mia magnifica il Signore ed il mio spirito esulta in Dio mio salvatore…Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono”. Ritorniamo allo Scoglio, pellegrini della fede e cercatori di speranza e di vita nuova. Dio Padre, per mezzo del Figlio, è fonte di misericordia. Ma come può giungere a noi la sua misericordia? Ha bisogno di un acquedotto per arrivare fino a noi. E questo acquedotto che ha portato in terra il Figlio di Dio è lei, Maria. Lo dice San Bernardo di Chiaravalle, dopo avere parlato della fonte che ha bisogno dell’acquedotto: “Avete già capito, se non erro, di quale acquedotto intendo parlare, acquedotto che ha fatto giungere fino a noi la pienezza della sorgente che è sgorgata dal cuore del Padre, perché ne ricevessimo, se non in tutta la sua abbondanza, almeno nella misura della nostra capacità”. Maria è quell’acquedotto di cui parla san Bernardo. È lei la piena di grazia(Lc 1,28). È l’acquedotto della misericordia del Padre, che ha raggiunto anche questa nostra bella collina di Santa Domenica. Lei è Misericordia, la tutta santa, benedetta da Dio. È misericordiosa con tutti i suoi figli, con chi la invoca. Misericordiosa con chi è lontano. Misericordiosa con chi soffre ed è senza speranza. Misericordiosa con tutti voi venuti da tanto lontano, anche dalla lontana Polonia, terra benedetta da Maria, oggi rifugio sicuro per tanti profughi di guerra Ucraini. Quanti vi siete messi in cammino in cerca di una parola di vita e dello sguardo amorevole della madre qui potete trovare conforto e perdono alla sorgente della misericordia, ch’è il sacramento della riconciliazione. Ritorniamo ad affidarci alla misericordia di Dio attraverso Maria. “Misericordia” è una parola biblica composta da “miseria” e “cuore”. Maria conduce al suo cuore ogni miseria: ha un cuore ricco di misericordia. È madre di misericordia, guarda la nostra miseria, sente compassione per noi, si prende cura delle nostre ferite. Lo fa con il suo cuore di madre, con la sua grande capacità di amare. Prova per ciascuno un amore vero, senza limiti, è vicina nelle prove e nella sofferenza. Attraverso Maria s’incontra il perdono del Figlio, dal cui costato è uscito “sangue ed acqua” (Gv 19,31-34). Quello di Maria non è un amore qualsiasi: è un amore misericordioso. Un amore che “sente” la nostra miseria come Sua e vuole allontanarla. Nel suo cuore dimora un amore misericordioso, che proviene da “viscere di misericordia”, dalle viscere di misericordia del suo Figlio, che nel mistero pasquale ha dato se stesso. Attraverso il figlio Gesù sull’altare della croce ha partecipato all’abisso di misericordia di Dio e ne ha avuto un’esperienza unica e irripetibile. Nessuno al pari di Lei ha accolto il mistero della misericordia di Dio, che “ha guardato all’umiltà della sua serva”. Oggi allo Scoglio possiamo contemplare il volto di Maria, “Madre di misericordia”, quel volto che ha sperimentato la misericordia di Dio in modo eccezionale, divenendo la “madre della divina Misericordia”, che sa compatire come nessun’altro ogni miseria umana. Contemplando il suo volto accogliamo la grazia dell’amore di Dio, che libera da ogni paura e soprattutto dal male che si annida nell’animo umano.  Qui, come avviene ogni anno da più di mezzo secolo, Maria ci ricorda – attraverso la testimonianza del tanto amato fratel Cosimo – che la misericordia di Dio verso di noi non viene mai meno. Anche quanto tutt’attorno sembrano prevalere violenze ed ingiustizie.” Concludendo ha, quindi, affermato: “Invochiamo Maria, capolavoro di Dio, acquedotto della misericordia del Padre, perché resti sempre vicina.

Madre di misericordia sei per noi, Maria,

nostra Signora dello Scoglio,

Rialzaci dalle nostre cadute e fallimenti,

dalle tenebre di una guerra senza senso,

Dalle macerie di una civiltà che scompare,

dal rumore delle armi e dalle bombe,

dalla durezza di cuori senza umanità.

Soccorri, donna misericordiosa, le vittime dell’odio,

della violenza e della guerra.

Rialzaci dalla pandemia che soffoca incontri e speranze.

Guarda la tristezza di chi in un mare in tempesta

rischia il futuro e la vita,

cercando un porto sicuro, un mondo più bello e più vero.

Siamo tuoi figli, rialzaci, madre di misericordia,

allontana le nostre paure, le sofferenze che intristiscono la mente ed il cuore.

Rialzaci, donna del magnificat, siamo tuoi figli,

mendicanti di pace e di amore. Amen! “

Il Vescovo, monsignor Francesco Oliva
Il Vescovo e Fratel Cosimo
La preghiera di intercessione di Fratel Cosimo
I pellegrini l’11 maggio
Don Cristoforo Bialowas
Don Bialowas in Ucraina
Pellegrini in attesa della confessione nel santuario
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