Sab. Lug 2nd, 2022

Con l’Assemblea Nazionale, che si è svolta domenica a Villa Montalvo, si arricchisce di una nuova tappa l’incredibile percorso del Collettivo di Fabbrica dei Lavoratori GKN di Campi Bisenzio (FI), avviato il 9 luglio dello scorso anno quando l’azienda, gestita dal fondo finanziario Melrose, con una e-mail comunicava ai 422 dipendenti il licenziamento e la chiusura dello stabilimento fiorentino che produce componenti per automobili. Oltre 500 famiglie, se si considerano anche i lavoratori e le lavoratrici dei servizi esternalizzati, catapultate da un momento all’altro nel baratro della perdita del lavoro.
GKN è uno stabilimento moderno e con una organizzazione dei lavoratori molto strutturata e compatta. I licenziamenti, motivati dall’esigenza di delocalizzare la produzione a fini speculativi, hanno suscitato immediate reazioni, il comportamento spregiudicato della proprietà è stato visto come una provocazione inaccettabile. Se l’arroganza della finanza avesse sfondato in questa realtà, che cosa ne sarebbe stato di aziende meno solide sul mercato e a livello di organizzazione dei lavoratori? La lotta di fabbrica è diventata lotta politica ad ampio raggio. Sono stati mesi di presidio e assemblea permanente che hanno coagulato intorno al Collettivo la solidarietà di associazioni e cittadini/e di tutto il territorio nazionale, tanto da farlo diventare il punto di riferimento di un universo variegato che si riunisce sotto il vessillo “Insorgiamo”.
La mobilitazione e la lotta hanno per il momento salvato il posto di lavoro degli operai e delle operaie GKN, prima con la dichiarazione di illegittimità dei licenziamenti da parte del tribunale del lavoro, e poi con l’acquisizione da parte del gruppo Borromeo. Ma non è concesso abbassare la guardia.
Quella che è stata definita la lotta operaia del terzo millennio, non è finalizzata semplicemente alla conservazione del posto di lavoro degli operai e delle operaie della fabbrica, ma è soprattutto rivendicazione di una visione della società alternativa all’esistente.
Dopo avere portato in piazza a Firenze oltre 30.000 persone nelle due manifestazioni del 18 settembre e del 26 marzo, il Collettivo, organizzando l’Assemblea Nazionale, ha inteso proseguire nella sfida di consolidare un nuovo spazio politico di dialogo e proposte.
Decine di realtà attive su tutto il territorio nazionale hanno richiesto di partecipare per portare la propria testimonianza e contribuire a costruire l’evoluzione di questo nuovo soggetto politico.
Sono intervenuti, fra gli altri, i portavoce di realtà quali Fridays for Future, FLC CGIL, Comitato “Tutti a Bordo” (No al Piano Ita), Fronte Comunista, Ogni giorno è il Primo Maggio, “Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali”.
L’Assemblea è stata l’occasione per definire le prossime tappe del percorso e soprattutto per avviare la discussione sui punti programmatici che orientano l’azione. Non tanto un elenco di desideri da realizzare, quanto la definizione dei valori intorno a cui riconoscersi.
La difesa dei diritti del lavoro, nell’ambito di una più ampia rivendicazione del ribaltamento dei rapporti di forza all’interno della società, la questione ambientale senza dimenticare la lotta per la legalità, sono i temi che accomunano gli interventi che si sono susseguiti.
Un’estrema sintesi del documento programmatico stilato dal collettivo GKN può essere declinata nei punti:

  1. Insorgere per convergere. Convergere per insorgere.
    La convergenza non conforma, non appiattisce, non rifugge le differenze. Determina solo un campo dove esse si possono confrontare, anche superandosi reciprocamente. Pertanto è necessario sostenere tutte le lotte, le vertenze e i movimenti volti a cambiare i rapporti di forza, come in un patto di mutuo soccorso. È necessario quindi trovare forme di superamento della competizione settaria fra organizzazioni sociali, politiche, sindacali e studentesche.
  2. Fuori dall’emergenza, dentro l’urgenza
    Le emergenze che stanno caratterizzando il presente non sono altro che il frutto delle crisi stesse. Il continuo richiamo all’emergenza comporta la polarizzazione delle posizioni, tende a banalizzarle e semplificarle, impedisce di indagare la reale e comune radice che produce la crisi dell’attuale sistema. L’emergenza porta a giustificare un continuo stato di eccezione in nome del quale vengono riesumati temi e soluzioni che pensavamo morti e sepolti come il ritorno al carbone o la realizzazione di impianti rigassificatori. È stata inoltre significativa la testimonianza del Comitato “No Base – Né a Coltano né altrove”, che ha portato all’attenzione dei presenti la questione della sottrazione di 190 milioni di euro dal Fondo di Coesione per la costruzione di una base militare, nel territorio di Coltano, che si trova nel Parco Naturale di San Rossore a Pisa.
  3. Lo sciopero generale e generalizzato è un processo, non una singola data.
    Lo sciopero generale non deve essere concepito come l’appuntamento per una data verso cui concentrare lo sforzo organizzativo. Lo sciopero generale può avere degli effetti reali solo se è lo sbocco organizzato di una effervescenza, di un fermento generalizzato della società e di una responsabilizzazione collettiva.
  4. Tenetevi liberi
    Nel nome di quanto detto, viene lanciato un “Insorgiamo Tour”, il cui obiettivo non deve essere solo una serie di assemblee o incontri, ma veri e propri momenti di piazza, e che avrà il suo culmine in autunno con l’organizzazione di una manifestazione articolata su più territori nel nome della convergenza intorno all’insorgenza.
    A tal proposito, La Strada, nell’ambito della sua Scuola di Formazione Politica “Tetris”, spera di avere il piacere di ospitare una tappa dell’“Insorgiamo Tour” a Reggio Calabria, per raccontare l’esperienza della lotta alla GKN e il suo significato a livello di rivendicazione del diritto al lavoro. Viene naturalmente da pensare a vicende come quella della Lactalis, che mette a rischio, a Reggio Calabria e Pistoia, 160 lavoratori e lavoratrici, oltre alle centinaia di operatori dell’indotto economico legati alla filiera del latte, per l’annunciata chiusura dei due stabilimenti da parte della multinazionale francese.

Antonino Catanese e Maria Catanese
La Strada

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