Sab. Lug 2nd, 2022

«L’estate sta entrando nel vivo ma la ripresa che si presenta come una grande opportunità rischia di essere un’occasione persa. Centinaia e centinaia di bar ristoranti e alberghi potrebbero essere costretti a chiudere e altri, addirittura, a non riaprire a causa del reddito di cittadinanza». Lo afferma Sandro Susini, titolare dello studio fiorentino di Consulenza del Lavoro Susini Group S.t.P. «Il reddito di cittadinanza mette a rischio quasi 75 mila esercizi pubblici in tutta Italia. Sono infatti circa 30 mila i bar e 45 mila i ristoranti, queste le attività maggiormente colpite, che potrebbero chiudere o non riaprire per svolgere i lavori stagionali, per mancanza di reperimento di personale», sottolinea Susini.  
A questo punto, è giunto il tempo di bilanci per il Reddito di Cittadinanza. Come riporta l’INPS stessa nel “Report trimestrale RdC aprile 2019/marzo 2022” di recente pubblicazione, i nuclei beneficiari di almeno una mensilità di RdC sono passati da 1,1 milioni (per un totale di 2,7 milioni di persone coinvolte) nel 2019, a 1,8 milioni (per un totale di quasi 4 milioni di persone coinvolte) nel 2021. I valori relativi al solo primo trimestre 2022 (1,15 milioni di percettori per un totale di 2,6 milioni di persone coinvolte) confermano la crescita continua del fenomeno. Anche l’importo medio mensile erogato è un valore incrementato nel tempo: l’INPS parla di una crescita complessiva del 14%, passando da 492 euro erogati nell’anno 2019 a 559 euro erogati nei primi mesi del 2022.        
Il Centro Studi Susini Group rileva che all’indubbio successo del sussidio in questione fanno da contraltare due problematiche di rilievo che portano al fallimento della misura:

  • innanzitutto è doveroso constatare che la sopracitata crescita esponenziale è stata seguita da un altrettanto radicale incremento degli illeciti in materia: se nel 2019 si stimano infatti 10.778 illeciti per un importo complessivo di EUR 969.450,68, nel 2020 gli illeciti sono 18.131 per un totale di EUR 5.614.247,80, mentre nel 2021 si parla di 156.822 illeciti per un totale (ancor parziale) di EUR 41.359.042,02;
  • in secondo luogo, la ratio del RdC sarebbe quella di una misura di sostegno a favore del cittadino che si impegni a seguire un preciso iter personalizzato di inserimento lavorativo e di inclusione sociale, il cui monitoraggio dovrebbe essere a cura dell’ANPAL attraverso il tutoraggio organizzato dai Centri per l’Impiego, nell’ottica della più razionale delle politiche attive del lavoro. La triste realtà parla invece di importanti lacune organizzative in seno all’apparato pubblico, fenomeno amplificato anche dall’impatto della pandemia sul servizio degli uffici pubblici, con la peggiore delle conseguenze: la misura del RdC viene erogata ma nella maggior parte dei casi il reinserimento nel mondo del lavoro non avviene.       

Sono inevitabili le considerazioni a corollario delle due problematiche sovraesposte:

  • la percezione è che la misura del RdC si sposi agevolmente con quella del lavoro “in nero”, in special modo nelle aree dove storicamente l’illecito è diffuso e i controlli latitano;
  • la seconda implicazione è ancor più rilevante: la pandemia e le relative problematiche sociali hanno modificato l’approccio al lavoro di una consistente fetta di Paese, che preferisce rimanere inattivo, quantomeno ufficialmente, rispetto a proposte di impiego stagionale nei settori del turismo in particolare dei multiservizi, a fronte delle cui retribuzioni il Reddito di Cittadinanza assume connotati assolutamente concorrenziali.           

«È innegabile il fatto – commenta Sandro Susini – che le lacune dell’ANPAL contribuiscano in modo letale a rendere il Reddito di Cittadinanza uno strumento tutt’altro che virtuoso, con conseguenze drammatiche sull’intero sistema delle politiche attive… Occorrono misure che rilancino l’economia attraverso la realizzazione di piani di investimento e di riforme strutturali. I fondi messi a disposizione dal PNRR potrebbero essere l’occasione per potenziare le politiche attive del mercato del lavoro e rafforzare i Centri per l’impiego che fino ad oggi sono stati un disastro e non hanno permesso il reinserimento dei lavoratori disoccupati», conclude Sandro Susini.

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