Mar. Mag 17th, 2022

Nel nostro Paese il 34,7% delle cause giudiziali di separazione con affido presenta indicazioni di violenza domestica mentre siamo in presenza di violenza domestica nel 34,1% dei procedimenti minorili sulla genitorialità e nel 28,8 per cento di violenza diretta su bambini e ragazzi, per l’85% compiuta dai padri. Si tratta di fenomeni per lo più “invisibili”, perché non riconosciuti dagli operatori nel corso dei processi. Di più, in queste cause di separazione con figli in cui sono presenti tracce di violenza, nella quasi totalità dei casi (96%) i Tribunali ordinari non acquisiscono i relativi atti e non ne tengono conto anche per decidere sull’affido dei minori, mentre i Tribunali per i minorenni nei casi in cui c’è violenza finiscono con l’affidare i minori nel 54% dei casi alla sola madre, ma anche con incontri liberi con il padre violento. Sono questi in estrema sintesi i dati che emergono dall’ultima indagine della Commissione di inchiesta del Senato sul Femminicidio e la violenza di genere – presieduta dal senatrice dem Valeria Valente – dal titolo ‘La vittimizzazione secondaria delle donne che subiscono violenza e dei loro figli nei procedimenti che disciplinano l’affidamento e la responsabilità genitoriale’ che è stata approvata all’unanimità il 20 aprile 2022 e viene presentata oggi nella sala Koch di Palazzo Madama, al Senato. Tra gli interventi, sono previsti quelli della ministra della giustizia Marta Cartabia e del presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato. “Questa è una relazione storica – sottolinea la senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione Femminicidio – perché per la prima volta il fenomeno della vittimizzazione secondaria viene indagato e quantificato in modo scientifico e per la prima volta, dati alla mano, si ricostruisce il percorso della violenza contro le donne e i minori nelle aule dei tribunali, anche attraverso i pregiudizi e gli stereotipi di cui sono vittime”. “Tengo a sottolineare che molto è stato fatto sia dal legislatore (penso alla riforma del processo civile) che dagli operatori della giustizia (penso alle buone pratiche di molti Tribunali), ma molto resta da fare – prosegue Valente – per dare concreta attuazione alla Convenzione di Istanbul, soprattutto in termini di formazione per riconoscere la violenza ed evitare di penalizzare donne e minori due volte. Per questo il nostro lavoro, approvato all’unanimità, contiene proposte concrete per tutte le istituzioni”.

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