Dom. Ago 14th, 2022

Dottor Brugnano, anche nella Locride, circola il pensiero che all’ospedale di Locri “si entra da sani e si esce da malati”, un terribile luogo comune, che, però, viene sfatato dalla presenza di medici di alto livello come Lei e da reparti di qualità, come quello di chirurgia e altri. Come siete riusciti a innalzare il livello delle prestazioni?

Vorrei prima di tutto ringraziarla per l’attenzione e l’opportunità che mi offre. Il luogo comune è, per definizione, un’informazione errata, una descrizione fantasiosa che ripetuta nel tempo assurge al rango di un dato di fatto, non suffragato da altro che da un chiacchiericcio. L’innegabile fragilità delle nostre reti ospedaliera e territoriale è stata ulteriormente messa a nudo e stressata da più di due anni di pandemia che, se da un lato ci ha costretto a condizioni lavorative estremamente difficili e non sperimentate in precedenza, dall’altro ha consentito ai cittadini di riguadagnare un rapporto fiduciario ed affettivo con le nostre strutture. Lo abbiamo visto con atti materiali negli innumerevoli gesti di solidarietà, nelle donazioni e nel fattivo sostegno che abbiamo ricevuto ma lo abbiamo sentito anche nel modo in cui genitori, figli, fratelli ci hanno affidato i propri familiari nella consapevolezza delle restrizioni di accesso ma con grande comprensione e collaborazione. Non c’è dubbio che il livello di sensibilità della popolazione sia cresciuto a causa di un contesto pandemico che ha costretto quasi tutti alla necessità di cure mediche e questo avrà di certo contribuito a riavvicinare i cittadini alla realtà piuttosto che ai luoghi comuni. Lo testimoniano i vari social network a cui tantissimi hanno affidato i propri positivi commenti pur con l’inevitabile e soverchio rumore che, altrettanto inevitabilmente suscitano sporadiche esperienze negative ma, soprattutto, lo testimoniano i mille e più pazienti all’anno che si rivolgono al nostro reparto per essere sottoposti ad interventi chirurgici.  Dal canto nostro, e non dubito di interpretare il pensiero di tutti i colleghi, devo dire che le prestazioni dei reparti si sono innalzate di pari passo con il crescere delle evidenze scientifiche che consentono di affrontare le varie patologie alla luce di nuovi e migliori trattamenti.

Nel Suo reparto che tipo di prestazioni garantite ai pazienti?

Nel nostro reparto si trattano la gran parte delle patologie che afferiscono all’ambito della chirurgia generale. I tumori dell’apparato digerente, stomaco e colon-retto i più frequenti, vengono affrontati in collaborazione multidisciplinare con i colleghi di Oncologia, Radiologia, Anatomia Patologica e Radioterapia ed operati nella quasi totalità dei casi con tecnica laparoscopica mininvasiva, riabilitazione e rialimentazione precoce post-operatoria con importante riduzione dei tempi di degenza.  Analogamente le patologie oncologiche e benigne della tiroide, così come dell’utero e dell’ovaio in collaborazione con i colleghi della ginecologia. La chirurgia delle patologie proctologiche e particolarmente delle emorroidi vede il nostro reparto da diversi anni all’avanguardia tanto da essere centro di riferimento con diverse attività di tutoraggio svolto dal sottoscritto a favore di strutture  ospedaliere ed universitarie quali i policlinici universitari di Bari, di Messina e di Palermo, l’ospedale di Matera ecc.

L’articolazione interna del reparto comprende una Struttura Semplice di Day Surgery diretta dal Dr. Rispoli che consente il trattamento, con ricovero di poche ore, di numerose patologie con importante risparmio sui costi di degenza; una Struttura Semplice di Chirurgia Laparoscopica diretta dal Dr. Freno e dotata, presso il blocco operatorio, di strumentazione ad elevato livello tecnologico, che già diversi anni addietro è stata tra le primissime strutture calabresi a trattare la calcolosi della colecisti con un solo giorno di degenza; una chirurgia ambulatoriale dedicata alle patologie oncologiche e benigne della pelle e del sottocute; un’attività ambulatoriale di screening senologico ed endocrinologico con diagnostica ecografica ed interventistica; un ambulatorio quotidiano di chirurgia generale che riesce a smaltire la richiesta dell’utenza praticamente senza lista d’attesa; una ambulatorio infermieristico specialistico dedicato ai pazienti stomizzati ed un’attività ambulatoriale infermieristica specialistica di vulnologia con ausilio di medicazioni avanzate.

Quest’attività, in crescente trend, è resa possibile grazie all’equipe del reparto formata dalle dottoresse Capocasale, Cautela e Curinga e dai dottori Marzano e Mucci nonché grazie al grande e lodevole impegno di tutto il personale dell’Unità Operativa e del Blocco Operatorio.

 Qual è l’intervento o la situazione che la rende più orgoglioso?

La ringrazio particolarmente per questa domanda che stimola in me una quantità di sentimenti ed emozioni che spero di riuscire a conciliare con la necessità di esprimerli in poche frasi.  Nel mio ambito professionale non c’è cosa che mi renda più orgoglioso del benessere dei pazienti. Come può ben immaginare, portare a termine un intervento chirurgico complesso o risolvere chirurgicamente una condizione critica emergenziale che salva una vita presuppone un percorso di sacrifici ed esperienze, non solo manuali, che si potrebbe concludere nell’intima soddisfazione del risultato positivo. Ma se così fosse sarebbe solo un esercizio anatomico, una vanagloria che poco ha a che vedere con il camice che portiamo addosso. Il dolore ed il cruccio di tante scelte a volte drammatiche che ho dovuto prendere nella mia professione ha trovato risoluzione nel rendere al paziente la dignità e la vita che mi aveva affidato e  questo è stato sempre l’unico orgoglio che mi sono concesso. Tantissimi anni fa in Spagna, a Barcellona ho affrontato una morte strana, quella che consente ad altri di sopravvivere. L’espianto del fegato di una bellissima e giovane donna morta tragicamente mi aveva fatto vacillare per l’intensità del dolore e per l’intervento stesso, crudele, drammatico. Poche ore dopo però, quando una parte del suo fegato ha ridato la vita ad una bambina messicana mentre l’altra parte ha permesso al fruttivendolo del mercato sotto casa mia di prendermi per un braccio e ringraziarmi, ho capito perché avrei dovuto essere contento. Chi mi conosce sa che la chirurgia è un servizio, tra i più umili.

Da dove è nata la Sua vocazione professionale?

Credo che la precedente risposta soddisfi in gran parte anche questa domanda ma vorrei aggiungere,e stavolta davvero con orgoglio, che lo scautismo ha ben fatto la sua parte.

Cosa si sta facendo e/ o si può fare, per elevare gli standard di qualità generali e rendere il nosocomio locrese, tanto strategico e fondamentale, nel territorio reggino, un luogo sicuro e affidabile per le cure di molte patologie, evitando l’emigrazione sanitaria?

L’Ospedale di Locri ha bisogno certamente di personale, di ringiovanire un po’ il proprio organico, di migliorare l’infrastruttura, la parte alberghiera ma ha soprattutto bisogno che lo si veda come un bene comune, come un nostro baluardo. L’Ospedale è stata una conquista del nostro territorio e come tale va difeso alla stessa stregua di come avremmo dovuto difendere i treni che non abbiamo più, i beni culturali che non siamo riusciti a rendere tali, le strade ecc…  L’Ospedale è per sua stessa definizione un luogo sicuro ed affidabile. L’attuale Amministrazione nonostante abbia dovuto concentrare gran parte dell’attività sul controllo della pandemia, è riuscita a bandire numerosi concorsi e dare seguito a procedure già avviate dall’Amministrazione precedente pur con le limitazioni imposte in tutta la Regione da uno Piano di Rientro dal debito che  a tutto orienta fuorchè alla programmazione ed allo sviluppo.

Se Lei potesse, a cosa punterebbe, per migliorare lo stato della sanità calabrese?

Vedo nelle Università un ruolo cruciale per il futuro sanitario della Calabria. Parlo al plurale perché da quest’anno l’Università di Cosenza ha avviato un corso di laurea in Medicina e Nuove Tecnologie estremamente promettente. Credo che una rete ospedaliera regionale integrata con le Università potrebbe far crescere il livello degli ospedali e fornire ai giovani medici neolaureati e neospecialisti la possibilità di integrarsi nel nostro sistema sanitario regionale. La modernizzazione delle strutture ospedaliere è ormai irrimandabile così come lo è l’upgrade tecnologico e l’avvio di programmi di screening oncologici che, benché oggetto di specifica legislazione, tardano a essere attivati. È necessario un piano di sviluppo coraggioso con una dotazione finanziaria adeguata che superi le restrizioni del debito sanitario che andrà si recuperato, ma senza minare il futuro della nostra Sanità.

IL PRIMARIO DI CHIRURGIA DELL’OSPEDALE DI LOCRI, DOTTOR LUIGI BRUGNANO
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