Lun. Set 26th, 2022

Espulsioni, defezioni, scissioni. Gli esempi sono tanti e tali che nel mondo politico rappresentano elementi fisiologici di fasi di cambiamento, soprattutto in chiave pre-elettorale. Va ricordato che quasi nessuna forza politica ne è stata indenne negli anni. Basti pensare a Forza Italia con i “finiani” di Futuro e Libertà, gli alfaniani del Nuovo Centrodestra e i totiani di Coraggio Italia a sua volta scissa con Italia al Centro; al Partito Democratico con i renziani di Italia Viva e i calendiani di Azione, solo per citare alcuni esempi.
Certo, questa diaspora di truppe parlamentari pentastellate con a capo il Ministro Luigi Di Maio non può certo essere ignorata anche nei suoi inevitabili risvolti territoriali.
I penultimatum, le esitazioni, il temporeggiare o, financo, l’interesse tiepido della dirigenza nazionale del Movimento 5 Stelle rispetto all’attenzione dovuta alle dinamiche e alle problematiche territoriali e, nella specie, calabresi, sono certamente (in)azioni foriere di disinteresse, disillusione e disagio di attivisti, elettorato e candidati. Non si può e non si deve far finta di niente, soprattutto se occorre mettere in campo quella nuova classe dirigente per ora solo decantata nei seminari online e che non può essere identificata unicamente con gli attuali parlamentari.
Così come non si può ignorare che chi, ad oggi, è andato via dal M5S, sono due personalità di valore come l’avvocato Giuseppe D’Ippolito, che in questi tempi recenti ha evidenziato a più riprese e pubblicamente (seppur non in maniera frontale) le contraddizioni del gruppo M5S a Palazzo Campanella sui temi dell’ambiente, della Sorical e del turismo; e come la sottosegretaria Dalila Nesci, il cui impegno notorio contro le mafie stride con Consiglieri regionali che vedono anche solo la parola quasi come un tabù impronunciabile.
Per questo leggere taluni Consiglieri che additano il Ministro Di Maio come un “Giuda”, sottolineando di essere loro i servitori del Movimento 5 Stelle fa pensare, alla luce dello stipendificio di portaborse e autisti a carico del bilancio regionale che è diventato il Gruppo del M5S a Palazzo Campanella.
Gli sprechi pubblici su cui si puntava il dito e per cui venivano criticati gli altri partiti, oggi sono il piatto ricco in cui si banchetta abbondantemente e, in più, assistiamo al pensionamento dell’altro principio cardine della forza politica, rappresentato dal taglio degli emolumenti.
Lanciare un “allarme politico” è, pertanto, più che doveroso affinchè da Roma si intervenga, seppur con grave ritardo, su queste distorsioni politiche che tendono ad incancrenirsi.
Alessia Bausone – attivista del M5S

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