Mer. Ago 10th, 2022

Trame.11: oggi Saviano, Ciconte e Padellaro

Giuseppe Lombardo, Procuratore aggiunto alla Procura Antimafia di Reggio Calabria dialoga con Giovanni Tizian, giornalista e direttore artistico di Trame.Festival. Il titolo dell’evento è evocativo, sottolinea il moderatore, perché silenzi e indifferenza sono temi centrali per comprendere a che punto siamo e quanto ancora ci sia da fare. Si parte dal 1992; allora esisteva una percezione distorta della Calabria e della ‘ndrangheta, afferma Lombardo, nato e cresciuto nella Locride: non si trattava di un gruppo di straccioni e disperati in un territorio problematico ma già di un laboratorio criminale evoluto. La forza della componente ‘ndranghetista è, per Lombardo, l’essere riuscita a nascondere la sua vera natura e le sue connivenze con altre rappresentanze sociali, imprenditoriali, politiche, istituzionali. È lì che bisogna arrivare, alle componenti più nascoste che celano reti apicali, per “riconoscere il fenomeno nel momento in cui si presenta con caratteristiche diverse da quelle che finora ci hanno raccontato”, sostiene. Un esempio delle ramificazioni pervasive e a lungo celate della criminalità organizzata siciliana e calabrese è rappresentato, per il procuratore, dalla Lombardia che già nei primi anni ’70 era nota come il quarto mandamento. ‘Ndrangheta e Cosa Nostra, insieme alle mafie minori, formavano un consorzio definito dai collaboratori di giustizia “Cosa Unica”, composta da tutti i territori dove si fosse insediata la criminalità organizzata: dove si riscontrava un elemento criminale, vi si poteva identificare anche l’altro in una sorta di convergenza operativa. Lombardo sottolinea quindi l’importanza di informare correttamente, a partire dall’eliminazione della distorsione mediatica rispetto all’obbligo di investigazione, costituzionalmente sancito, che spetta al PM e al lavoro della magistratura per la ricerca della verità. “Bisogna stabilizzare le regole del gioco per assicurare la tenuta del sistema democratico. Il vero obiettivo dei sistemi mafiosi evoluti non è infatti l’arricchimento fine a sé stesso ma l’individuazione di un potere reale che possa influire sulla tenuta democratica di un Paese”. Per Lombardo bisogna, quindi, da parte della magistratura, lavorare con metodo scientifico perché l’impegno di oggi possa servire a chi verrà domani, in un gioco di squadra oltre gli individualismi. È lo spirito che ha guidato il Pool Antimafia di Palermo e che è essenziale per assicurare i colpevoli alla giustizia.

Trame.11: oggi Saviano, Ciconte e Padellaro

La quarta giornata di festival vede tra i protagonisti il giornalista e scrittore Roberto Saviano che sul palco di Trame.11 presenterà, per la prima volta in Calabria, “Solo è il coraggio. Giovanni Falcone”, un romanzo sul coraggio e la solitudine del magistrato simbolo della lotta alla mafia osteggiato in vita e osannato da morto.
Lo scrittore e politico Enzo Ciconte dialogherà con il giornalista Angelo Caponetto del suo ultimo libro, “Classi pericolose. Una storia sociale della povertà dall’età moderna ad oggi” (Laterza) per l’incontro “Povertà e disuguaglianze, le armi delle mafie”.
Antonio Padellaro ricostruirà, insieme alla giornalista Angela Iantosca, il fallito attentato allo Stadio Olimpico di Roma del gennaio 1994 con il suo “La strage e il miracolo. 23 gennaio 1994 Stadio Olimpico” (PaperFirst).
Infine, la panoramica narrata e cantata “Il corpo da’ mafia” di Nino Racco.
Nelle giornate di sabato e domenica, Trame Festival pone l’attenzione sulla valorizzazione del patrimonio culturale con un incontro su Archeologia tra tutela e memoria al Museo archeologico Lametino con la direttrice Simona Bruni, il funzionario archeologo Alfredo Ruga e il direttore del Museo di Rosarno Marco Scaravilli. Gli appuntamenti saranno seguiti dalla narrazione guidata a cura di Stefania Mancuso.

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