Dom. Ott 2nd, 2022

Nonostante gli interventi del governo, il caro energia dovuto ai prezzi del gas e dell’elettricità colpirà duro il prossimo autunno, ma molti consumatori, soprattutto domestici, non sembrano ancora averne l’esatta percezione.

Gli italiani sono correttamente informati sui prossimi ulteriori rincari dei prezzi dell’energia che troveranno in bolletta nell’ultimo trimestre 2022 e in avanti e su come potranno ridurne il peso?

Presi dal rumore di fondo del teatrino della politica pre-elettorale, molti non sono informati o non hanno ancora compreso che gli aumenti dei prezzo del gas e, di conseguenza dell’energia elettrica, avranno un impatto notevolissimo sui consumatori domestici e sulle imprese già dal 1° ottobre. E i media non stanno certo evidenziando a sufficienza lo scenario che potremmo avere tra poco più di un mese e mezzo.

Un impatto che di recente l’Autorità per l’energia (vedi intervista al direttore del settore energia di Arera) ha stimato in un +100% rispetto all’attuale costo in bolletta se dovessero restare le quotazioni del gas dell’ultimo mese (media di circa 180 €/MWh, con picchi oltre i 200 euro) (vedi anche “Crisi gas, cosa rischia l’Italia da ottobre secondo Arera”). Siamo ormai a 2 euro a metro cubo! E oggi ogni famiglia per il gas spende il 70-80% in più di un anno fa (stima di circa 1700-1800 € all’anno per consumi tipo).

Come si vede dal grafico l’impennata del prezzo del gas sulla borsa di Amsterdam è evidente: è passato dai circa 84 € di inizio luglio agli oltre 190 € nei primi giorni di agosto. Si tratta di prezzi pari a 10 volte quelli medi degli ultimi cinque anni.

Con questi prezzi “pur in presenza dei previsti interventi da parte del Governo a riduzione di tali variazioni, non si potrebbero evitare variazioni dei costi che mai si sono verificate. Tali costi risulterebbero difficilmente sostenibili per tutti i consumatori, non solo domestici, con potenziali ripercussioni sulla tenuta dell’intera filiera”, ha avvertito Arera.

Le motivazioni di questo rialzo sono diverse, a partire dalla guerra in Ucraina e non ultima la speculazione. Poi con la crisi delle forniture di metano dalla Russia c’è la corsa dei paesi europei, soprattutto nelle ultime settimane, a riempire le riserve per l’inverno, che ha fatto rialzare il prezzo del gas. In Italia attualmente (3 agosto) gli stoccaggi sono al 74%, comunque in calo sensibile rispetto agli anni scorsi.

L’obiettivo è arrivare prima dell’autunno al 90%, ma non sarà semplice. Il nostro paese ha aumentato in appena sei mesi, in maniera che ci sembra ingiustificata, le sue esportazioni di gas del 400% rispetto all’anno scorso, circa 1,5 mld mc in più, pari al 2% dei consumi nazionali annuali .

L’intervento della Commissione europea con il pacchetto “Risparmiare gas per un inverno sicuro” certifica tutta la criticità del momento per imprese e cittadini: obiettivo è ridurre la domanda di gas del 15% nel periodo compreso tra il 1º agosto 2022 e il 31 marzo 2023 per tutti gli Stati membri (la pubblicazione del provvedimento è prevista nella prima metà di agosto). Il governo italiano ha dichiarato invece di voler ottenere un risparmio di gas del 7%.

Oltre a un intervento di Arera, in sintonia con quelli adottati a livello europeo, per modificare le modalità di determinazione del prezzo a vantaggio dei consumatori (esempio: tariffa del gas su base mensile per i consumatori a maggior tutela e potenziamento bonus sociali gas ed elettrico), la gran parte del risparmio si baserà su interventi di mero carattere volontario che, comunque, potranno alleviare un po’ la bolletta per il cliente finale.

In un articolo forniamo alcune indicazioni utili alle famiglie per ridurre i consumi di energia domestici (Come risparmiare energia a casa in 6 semplici passi).

Ma vediamo ora come è aumentato anche il prezzo dell’energia elettrica in Italia, influenzato fortemente dal peso del gas nel mix elettrico italiano.

Il prezzo unico nazionale (PUN), che determina il prezzo del kWh che paghiamo in bolletta, in media negli scorsi anni non si discostava dai 60 euro/MWh, cioè 6 cent€/kWh (nel 2019 era di 52,32 € e nel 2020 di 38,92 €). Ma nel 2021, soprattutto per i rialzi degli ultimi mesi dell’anno, è arrivato a 125,46 euro/MWh (media annuale PUN).

Oggi a inizio agosto la media annuale del PUN è intorno ai 303 euro/MWh (+7 volte la media del 2020 e circa +2,5 volte del 2021), con picchi recenti di 538 €/MWh (4 agosto) e una media di 491 euro per il mese di agosto.

In Italia il PUN è tra i più elevati dei paesi dell’Europa occidentale, anche a causa di un ritardo quasi decennale nelle strategie energetiche per la diffusione di rinnovabili, efficienza e risparmio.

Mentre diverse PMI stanno soffrendo per i rincari già evidenti da oltre una decina di mesi, molte famiglie (e anche enti locali) non hanno ancora l’esatta percezione degli aumenti attuali e futuri, né di come affrontarli. Nonostante siamo di fronte ad una domanda relativamente rigida, immaginiamo, solo per ipotesi, quale poteva essere la reazione dei consumatori se la benzina avesse toccato un prezzo alla pompa di 10-12 euro al litro.

Invece, interpretare le bollette che ci arrivano bimestralmente a casa è roba da esperti. E il fatto che per gas e luce non abbiamo una sorta di distributore che ci indichi giornalmente il prezzo ci rende meno consapevoli e fa ritardare le nostre reazioni e comportamenti di consumo, nonché la pressione che dovremmo far sentire alla politica e ai fornitori di energia per provare ad invertire almeno un po’ la pericolosa rotta che stiamo percorrendo.

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