Gio. Ott 6th, 2022

Cosa resta della protesta ambientalista contro il Jova Beach Party? Le associazioni si sono opposte al mega evento per quasi tutte le località coinvolte ma il tour è andato avanti regolarmente e con grande successo di pubblico, appena scalfito dalle denunce di danneggiamenti alle spiagge e all’habitat naturale di tartarughe e volatili.

Dopo settimane di attacchi, Jovanotti è intervenuto solo per l’accusa di lavoro nero nell’organizzazione dei suoi concerti, ed è stata l’occasione per bollare come “econazisti” i suoi avversari, tacciati di dire falsità. Lorenzo si è difeso con numeri e fatti: troppo sgamato per farsi cogliere con le mani nella marmellata, non sarebbe stato così ingenuo da cadere sul tema dello sfruttamento dei lavoratori. Ma anche lo scontro sulle spiagge è stato finora a suo vantaggio.

A Roccella, dove ormai è tutto pronto per le due date del 12 e 13 agosto, non ci sono state iniziative di contrasto (a differenza di due anni fa, quando con un esposto formale contro i lavori di sbancamento delle dune si era lanciato l’allarme, ma senza ulteriori riscontri).

Il coordinatore regionale Lipu, Giorgio Berardi, conferma quanto ci era stato dichiarato dal sindaco Zito: “E’ vero, l’area non è protetta e i rilievi fatti anche dal Wwf hanno segnalato nidificazioni di Caretta Caretta e fratino non sul luogo dei concerti ma a qualche chilometro di distanza. Ed è vero anche che il palco è stato spostato per evitare alcune zone più delicate. Noi però continuiamo ad essere contrari a questo tipo di operazione, perché al di là dei danni immediati il messaggio che si trasmette con questi eventi è assolutamente sbagliato”.

Jovanotti ha replicato senza diplomazia, l’etichetta di greenwasher non gli va giù (“questo termine mi fa cag*re”), ma in realtà stiamo parlando proprio di questo, cioè pretendere di raccontare la tutela ambientale mentre avviene uno sdoganamento della realizzazione di mega spettacoli in aree molto fragili. Jova, in fondo, ci dice che l’uomo può arrivare dappertutto e fare casino, anche nella casa delle altre specie.

“Le spiagge non possono essere usate come un parco giochi – continua Berardi – anche se alcuni siti, come a Roccella, sono già antropizzati, un conto è la presenza dei bagnanti, a cui animali come le tartarughe sono abituati, quella è una convivenza sostenibile. Altra cosa è riunire lì migliaia di persone, mettere un palco, impianti sonori, luci. Si tratta di un discorso culturale, non bisogna considerare spiagge, montagne e altri spazi naturali come luoghi che possono essere occupati completamente dall’uomo con eventi di impatto fortissimo”.

Una riflessione dallo sguardo lungo, che va oltre gli eventuali effetti del singolo concerto. Non è solo questione di ripulire. “Nessuno dice di rinunciare allo spettacolo – dice ancora Berardi – per la musica esistono spazi perfetti, arene e palazzetti adatti a contenere un grande pubblico. Gli spazi naturali in Italia invece sono pochissimi, non è giusto, avendone già tanti, utilizzare proprio questi in modo invasivo, togliendo spazio alla biodiversità. Oggi parliamo di Jovanotti, ma se il pensiero è che così vada tutto bene, domani ci sarà qualcun altro”.

A proposito di questione culturale, un piccolo esempio di quello che stiamo dicendo riguarda il lancio di palloncini in mare per eventi di spettacolo, contro il quale Mare Vivo e Plastic Free hanno avviato una petizione (“Per il mare non è una festa”) denunciando anche un recente episodio a Fuscaldo. 

Tornando a Roccella, le dune che anche qui sono state livellate “hanno una precisa funzione eco sistemica e sono un’importante barriera idrogeologica. Certi drammatici episodi ci dimostrano che se non viviamo l’ambiente con cura, poi la natura ci restituisce quello che abbiamo dato”.

A pochi giorni dal Beach Party, la Lipu regionale (che alla salvaguardia del fratino ha dedicato una specifica attività) ripeterà il suo appello, che non marcia a colpi di carte bollate e autorizzazioni, ma è un invito alla riflessione.

“C’è una sensibilità – conclude Berardi – che va al di là di valutazioni tecniche, che sicuramente sono state fatte anche dalle amministrazioni responsabili delle varie aree, e non lo mettiamo in dubbio. Questa però dovrebbe essere una scelta culturale, per prevenire l’escalation di questi tipi di eventi. Crediamo che Jovanotti sia in buona fede. Prima che partisse il tour, gli avevamo chiesto, per la seconda volta dopo il 2019, di ripensarci”. 

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