Dom. Ago 14th, 2022

L’ispettorato ha verificato la presenza di 17 lavoratori, sia italiani che stranieri, non in regola

L’Ispettorato nazionale del lavoro di Ascoli Piceno, al termine di un’ispezione al cantiere di allestimento del palco e dell’aerea concerto del Jova Beach Party di Lido di Fermo ha verificato la presenza di 17 lavoratori, sia italiani che stranieri, in nero. 

Nel corso dell’ispezione sono state controllate 19 aziende, nessuna delle quali avente sede legale nella provincia. Nei confronti delle 4 ditte per cui operavano i lavoratori non in regola – tutte appartenenti al settore del facchinaggio – l’Ispettorato del Lavoro ha emesso altrettanti provvedimenti di sospensione dell’attività, con decorrenza immediata. Durante l’accesso, sono emersi anche elementi per contestare a 3 ditte, operanti nel settore dell’allestimento delle luci, provvedimenti di somministrazione illecita di manodopera. Per quanto attiene alla vigilanza in materia di sicurezza, sono state riscontrate diverse criticità, in relazione alle quali saranno emanati i relativi provvedimenti.

La tappa del tour di Fermo, dove già nel 2019 infuriò la battaglia contro le ruspe per la tutela del fratino, è stata oggetto anche di polemiche legate all’impatto ambientale del Jova Beach Party, che dopo le proteste delle edizioni precedenti, si era avvalso del supporto del WWF. Proprio il WWF ha definito “notizie non rispondenti alla realtà” e “polemiche più o meno strumentali” quanto denunciato dal Comitato TAG Costa Mare, l’unione di associazioni ambientaliste marchigiane.

L’organizzazione di un concerto del popolare cantante – differente da quella dei Jova Beach Party – fu coinvolta in un tragico incidente nel dicembre del 2011, quando in seguito al crollo del palco del PalaTrieste morì Francesco Pinna, un operaio di 19 anni che stava lavorando al montaggio, e altri 12 lavoratori rimasero feriti. Dopo le polemiche e la difesa di Jovanotti, che partecipò anche ai funerali dell’operaio, seguirono anni di processo per determinare le responsabilità. A novembre 2021 la Corte d’Appello di Trieste ha ribaltato la sentenza di primo grado e assolto per non aver commesso il fatto il promoter locale dell’evento.

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