Gio. Ott 6th, 2022
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Pil in affanno e allarme Pnrr nel Mezzogiorno. “Se gli enti locali del Mezzogiorno non dovessero invertire il trend e rendere più efficiente la macchina burocratica – si legge nelle anticipazioni del Rapporto Svimez 2022 – avrebbero dei tempi estremamente stretti per portare a conclusione le opere nel rispetto del termine ultimo di rendicontazione fissato per il 2026”. La Svimez calcola che nel Sud gli enti locali impiegano in media 450 giorni in più per realizzare le infrastrutture del Pnrr rispetto al Centro Nord.

Un problema che si somma a quelli legati all’andamento dell’economia: recupero più lento della crescita, occupazione già in linea con i livelli del 2019 ma molto più precaria, consumi in caduta libera e inflazione più alta della media del Paese: il Mezzogiorno esce a fatica dalla crisi innescata dal Covid-19 e soffre più del Nord e del Centro gli effetti del caro-prezzi e della guerra in Ucraina. Secondo la Svimez a fronte di una crescita media del Pil del 3,4 per cento nel 2022, quello Mezzogiorno aumenterà solo del 2,8% a fronte del 3,4% del Nord-Ovest e del 4,7% del Nord-Est, ma in linea con il Centro. E nel 2023 andrà anche peggio, con una media dell’1,5% il Pil del Mezzogiorno non arriverà neanche all’1%, contro l’1,9% del Nord-Ovest e l’1,4% del Nord-Est e questa volta un buon recupero del Centro, che si attesterà all’1,7%. Il divario permane anche nel 2024.

Le imprese del Mezzogiorno, spiega la Svimez, sono più esposte delle altre nel resto del Paese allo shock Ucraina e agli aumenti dei costi dell’energia. I costi dei trasporti nel Sud sono oltre il doppio che nel resto del Paese: nel complesso, il sistema economico meridionale è più fragile. E a risentirne anche il lavoro: il recupero dell’occupazione si fonda quasi esclusivamente su contratti di lavoro dipendente a termine e tempo parziale involontario, che ha “spiazzato” il lavoro stabile.A fronte dunque di una maggiore incertezza, e anche di una maggiore povertà, frenano i consumi: poiché più di un terzo delle famiglie del Mezzogiorno si colloca nel 20% delle famiglie più povere, l’asimmetria territoriale si traduce immediatamente in un maggiore impatto dell’inflazione e di riduzione della spesa.

Gli investimenti crescono invece più al Sud che al Nord: quest’anno si prevede un +12,2% contro il +10,1% del resto del Paese. Si tratta di un effetto combinato dei bonus pubblici che spingono l’edilizia e del Pnrr. In entrambi i casi dunque gli effetti rimangono circoscritti alle costruzioni, mentre per gli interventi che riguardano la capacità produttiva il Sud rimane indietro di tre punti rispetto al Centro-Nord.

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