Sab. Dic 10th, 2022
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La tesi della Procura antimafia: i lavori all’interno del cimitero del rione Modena venivano monopolizzati dalla ’ndrangheta

Passaggio tecnico inevitabile: la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha congelato i termini di custodia cautelare per gli imputati del processo “Cemetery boss”. L’udienza di ieri, davanti al collegio presieduto dalla dottoressa Francesca Di Landro, con a latere Massimo Minniti ed Elisabetta Palumbo, hanno incardinato il giudizio disponendo, congelando i termini e rinviando i lavori al 16 novembre. In quella data si procederà alle richieste delle parti, valutando anche la possibilità di una riapertura dell’istruttoria dibattimentale per l’escussione dei collaboratori di giustizia su fatti nuovi».
Il processo è la conseguenza dell’inchiesta avviata da Procura antimafia che ha messo sotto i riflettori il “controllo del territorio” nei quartieri Modena, Ciccarello, San Giorgio Extra e via Pio XI, con un occhio particolare al cimitero del rione Modena, il secondo camposanto più grande della città che serve soprattutto la zona sud della città. Lì buona parte dei lavori relativi alla tumulazione e all’estumulazione delle salme, all’edificazione e alla ristrutturazione delle cappelle funerarie sarebbe stata affidata esclusivamente alle ditte «vicine o espressione» degli ambienti della criminalità organizzata.

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