Sab. Dic 3rd, 2022

La ricostruzione della ‘Gazzetta del sud’ confermata dal fratello della vittima

Uno dei più importanti e attendibili pentiti della storia della ‘Ndrangheta, annoverato nel filmato del trentennale della Dia per il suo determinante contributo a numerose indagini (video visibile QUI), è pronto a fare marcia indietro a distanza di vent’anni dalla controversa vicenda dell’omicidio del fratello Vincenzo avvenuto il 9 marzo 2002 a Bocale, frazione di Reggio Calabria. Lo rende noto il quotidiano la Gazzetta del Sud in un reportage firmato da Klaus Davi, che pubblica oggi una ricostruzione del caso. Interpellato telefonicamente dal massmediologo, Filippo Barreca, classe 1947, protagonista di processi storici contro la mafia calabrese come ‘Olimpia 1,2,3,4’ e ‘Barracuda’ e tanti altri, ha confermato quanto scritto dal quotidiano ma non ha voluto rilasciare commenti, dicendosi però pronto a parlare coi magistrati. Il Barreca, racconta il quotidiano, ha confidato la sua intenzione già nei giorni scorsi ad amici e congiunti: “Non posso convivere con la convinzione che da 20 anni in carcere si trovi un innocente” (Vincenzo Ficara, sentenza confermata in Cassazione), dichiarandosi “tormentato dal rimorso”. Clamorosa intenzione di cui è venuto a conoscenza Klaus Davi che ha interpellato direttamente Barreca per verificare l’autenticità della notizia.In realtà Barreca non fu sentito direttamente nel corso delle varie udienze dei processi e la testimone chiave e determinante per la condanna di Vincenzo Ficara fu la convivente di Barreca che riconobbe Ficara e lo indicò come il killer, confermando il riconoscimento in tutti i contesti processuali. Nondimeno il peso ‘indiretto’ di Filippo nel processo decisamente fu rilevante. Come dimostrano le carte, egli fu convocato a Reggio Calabria poco dopo l’omicidio per espletare le esequie del fratello Vincenzo, un viaggio rischiosissimo avvenuto in condizioni di massima sicurezza visto che nel 2002 il ‘Pentito Beta’ (il nome in codice attribuitogli dalla Dia) era tale da oltre 12 anni e quindi ad altissimo rischio. In quell’occasione fu sentito dalla polizia giudiziaria in merito all’omicidio del fratello, come ha ricostruito Klaus Davi nel suo articolo.
L’importanza del Barreca viene sottolineata dal colpevole stesso. In una recente lettera inviata proprio a Klaus Davi, Vincenzo Ficara ha fatto riferimento ad alcuni dialoghi intercettati fra Filippo Barreca e il nipote Santo. Secondo Ficara, quei colloqui avrebbero indirizzato gli inquirenti sulla sua persona e ne avrebbero co-determinato la condanna, a suo dire ingiusta. Ma leggendo bene i colloqui, il nome di Ficara non viene mai fatto esplicitamente da Barreca. Anche se va detto per dovere di cronaca, per chi ha indagato a lungo e anche giudicato meticolosamente nei vari gradi di giudizio, i due si riferivano inequivocabilmente al Ficara nel loro scambio verbale.
Ora, dopo vent’anni, il clamoroso e inaspettato contrordine. Barreca sarebbe inoltre pronto – qualora interpellato – a fornire agli inquirenti una lettura completamente diversa di quei colloqui e dei retroscena relativi a quanto è accaduto quel 9 marzo del 2002 a Bocale, giorno in cui Vincenzo Barreca fu assassinato mentre si trovava dal barbiere con 12 colpi di pistola. In particolare, la nuova versione del pentito si concentrerebbe sul movente. Facile immaginare che secondo lui sia più da ricercare fra coloro che odiavano Barreca per il fatto che fosse il fratello di un ‘infame’.
Tecnicamente non si tratta di un ‘ritrattazione’ poiché Barreca nel processo non fu mai coinvolto direttamente, ma di una rilettura dei fatti, delle loro dinamiche, delle persone che potrebbero essere implicate.
Spulciando tra i documenti si scopre anche che tra i vari nemici di Vincenzo Barreca c’erano numerosi esponenti della mafia locale. Agli atti ci sono dialoghi tra vari soggetti che pianificavano appostamenti, monitoraggi, attentati per ucciderlo. Facile immaginare senza aver paura di sbagliare che Filippo Barreca guardi più in quella direzione con la sua personale ‘revisione’. Ma se è così, lo dirà direttamente ai magistrati.Intanto, la clamorosa retromarcia è un fatto certo che egli stesso ha confermato al giornalista Davi pur non volendo rilasciare dichiarazioni e commenti in merito. I dettagli affioreranno in tutte le sedi opportune, sempre che lo Stato decida di tornare sui propri passi. Cosa non affatto scontata.

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