Mar. Gen 31st, 2023
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“L’analisi dei dati acquisiti al giudizio evidenzia come il valore di risorse di natura vincolata sia consistente: il 62,4% per la sanità, il 15,8% per investimenti (Por, Pac, Fsc e Pnrr) e l’8,2% per altri fondi vincolati. Entrate libere da vincoli sono pari al 12,2%. Ciò rappresenta un limite oggettivo all’azione di governo”. Lo scrive il procuratore regionale della Corte dei Conti Romeo Ermenegildo Palma, nella relazione per il giudizio di parifica del rendiconto 2021 della Regione Calabria.

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“Elevato rischio di possibili squilibri di bilancio”

Per il procuratore contabile “è elevato il rischio di possibili squilibri di bilancio fin quando le manovre di bilancio saranno improntate al finanziamento del deficit della sanità, al finanziamento di debiti fuori bilancio e ad assicurare la disponibilità per pignoramenti o ancora la contribuzione verso enti strumentali e organismi partecipati per sopperire a gestioni non in perdita. Si tratta – si legge nella requisitoria – di una disponibilità finanziaria che circoscrive la possibilità di prevedere interventi sul territorio – aggiunge – a fronte di frequenti e imprevedibili esigenze ulteriori rispetto a quella indicate in programmazione e in ambiti caratterizzati da contingenze congiunture nazionali ed internazionali e da un’elevata dinamicità delle esigenze del territorio”. Tra le voci più significative citate dal procuratore della Corte dei Conti, quella dei residui attivi (in sostanza i crediti che vanta la Regione Calabria), la cui mole è “elevata” e che sono rilevati in aumento. “A fronte della cancellazione di residui per circa 580 milioni – prosegue la requisitoria – l’attività della Regione non risulta connotata dalla incentivazione della riscossione attività di evidente rilevanza che appare essere peraltro in forte calo passando da oltre un miliardo di euro poco più di 660 milioni”: a conferma delle precedenti parifiche i residui attivi sono essenzialmente crediti che la Regione vanta nei confronti dei Comuni per il mancato pagamento della tassa sullo smaltimento dei rifiuti (171 milioni) e per la fornitura dell’acqua (173 milioni). Inoltre la Procura della Corte dei Conti segnala “un valore del fondo contenzioso per 165 milioni con una variazione di +21% rispetto al 2020 che tuttavia copre nella sola percentuale del 16,35% il rischio stimato. La misura ridotta di tale percentuale presenta elevati livelli di criticità”. Secondo la magistratura contabile “non può che confermarsi la criticità della mancata adozione da parte della Regione Calabria delle misure correttive richieste in occasione della parifica d’esercizio 2020, specificamente orientate ad evitare eventuali sottovalutazioni del contenzioso gravante sull’ente a causa di carenze di informazioni con la conseguente sottostima degli accantonamenti disposti. Permangono infatti anche se in percentuale ridotta le criticità sua sulla incapienza del fondo a fronte delle soccombenze registrate sia sulla esatta ricognizione”.

Disavanzo di oltre un miliardo di euro

Come chiosato anche dal procuratore Palma, “mutano i flussi di finanziamento ma non si registrano cambiamenti rilevanti sul piano del disavanzo. Non mancano però i buoni auspici e i segnali confortanti come rispetto alla coesione nel contrasto alle consorte malavitose”. Ecco un paio di passaggi della meno pletorica relazione del magistrato. Mentre alla presidente Scerbo tocca la certificazione in una lunga disamina dei dati complessivi, di cui si propone un breve estratto. “Il progetto di legge di approvazione del rendiconto generale relativo all’esercizio finanziario è stato varato – ha esordito – con delibera di Giunta 265 del 30 giugno 2022. Dalle risultanze emerge un disavanzo generale di poco meno di un miliardo e mezzo di euro. Ma dal riaccertamento straordinario dei residui ne deriva anche un deficit pari a 102 milioni da ripianare in 30 anni dal 2015 al 2044 per l’importo annuo di circa 3.5 milioni. Nel Tuel del 2011 è stato previsto che le modalità di ripiano vanno determinate con delibera consiliare che individui i provvedimenti necessari a ripristinare il pareggio. Questa Sezione – ha proseguito – ha però riscontrato la mancata iscrizione nella prima voce di spesa di bilancio di previsione 2021/2023, esercizio finanziario 2021, della quota relativa al ripiano del disavanzo effettivo accertato al 31 dicembre 2014 pari a 4.6 milioni. Ma, a riguardo, la Regione con nota del dipartimento economico, del 17 novembre scorso, ha rivendicato la correttezza del proprio operato in considerazione del fatto, anche rilevato dal Mef, che il proprio disavanzo (esclusi come ovvio Sanità e deficit generale, per così dire, ndr) è stato ripianato più velocemente rispetto a quanto programmato con deliberazione 80/2015. E, in riferimento a tale quota di deficit, parrebbe che la Regione rientri tra gli enti virtuosi e possa avvalersi della possibilità di non applicare in bilancio la quota di disavanzo. Ma ad avviso della Sezione – ha spiegato infine Scerbo – non è possibile ritenere che, a seguito del miglioramento del disavanzo di amministrazione rispetto all’esercizio precedente per una quota superiore al bilancio, possa considerarsi ripianata anche la parte non applicata al rendiconto. Che residua al primo gennaio al netto delle quote iscritte e quindi spesate nei precedenti esercizi”.

Parola a Occhiuto

Parola, naturalmente, anche al governatore Roberto Occhiuto, che ha affermato: “Ho molto apprezzato l’ultimo passaggio del procuratore Palma sul raccordo fra i vari riferimenti dello Stato sul territorio per fronteggiare la criminalità. Condivido a pieno. Rompo, però, la solennità del momento, riferendo cosa accade quando i presidenti di Regione discutono sul giudizio della Corte dei Conti in merito alla parificazione del rendiconto. Momento in cui si ascoltano frasi che mettono in luce la poca felicità nel subire tale meticoloso e minuzioso vaglio. Oggi avete analizzato il bilancio 2021, ma io sono presidente da un anno. Si è parlato di patrimonio immobiliare e partecipate, comprese le nuove partecipazioni. E noi approfondiremo. Dico comunque – ha aggiunto – che si tratta di strutture capaci di salvare aziende vicine al fallimento. A noi compete di soddisfare i diritti dei cittadini. Peccato poi avere il motore della Sanità spento, ma abbiamo accantonato delle somme che il Mef ci ha tuttavia contestato. Metto inoltre in rilievo come, passando brevemente al capitolo dighe che io considero le ‘banche dell’acqua, nelle nostre reti idriche, in larga parte alle prese con delle criticità, si perda il 70% di quanto disponiamo. Sulla Sanità preciso che sono commissario dallo scorso 4 novembre e condivido il giudizio negativo, con alcune eccezioni, delle gestioni commissariali precedenti. Che, malgrado poteri straordinari, neppure hanno quantificato il buco di bilancio. Ma i commissari agiscono come funzionari dello Stato, avulsi dal contesto di governo regionale. Comunque sia, ora stiamo facendo la ricognizione, su una specifica piattaforma, con Pec inviata ai fornitori che asseriscono di vantare crediti. Istanze – ha concluso – che potranno pervenire fino al prossimo 31 dicembre e saranno esaminate dalla Guardia di Finanza. Significa che a fine anno avremo un numero che potrà definire a grandi linee il disavanzo”. (dan. col.)

calabria 7

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