Sab. Feb 4th, 2023

In questi giorni, nelle more in cui sono anche alle prese -e la tal cosa, mi riempie di gioia, visti il mio coinvolgimento affettivo e quello familiare- priorio con l’organizzazione della visita di Stato del Presidente emerito del Libano, nonché Presidente dell’Internazionale Democristiana, per forza di cose, mi ritrovo al pari di sempre, a stretto contatto, sia con la Farnesina (retta per altro da un caro amico e fior di politico, qual’è Antonio Tajani), sia con l’Ambasciata del Libano in Italia e il Ministero degli Esteri del Paese medesimo.
La cosa, difatti, non è un mistero per nessuno, poiché notoriamente non ho sposato, benché mia moglie sia bellissima, una altrettanto bellissima ‘donzella’ -posticciamente (e notoriamente?) photoshoppata- adusa a camici bianchi (patti chiari: la figura è retorica, quindi non si addebitasse al sottoscritto riferimenti a persone reali, che non ho menzionato, pur se chiunque è libero di pensare ciò che vuole, ma non essendone io responsabile. Ad ogni modo, qualora qualcuno si sentisse chiamato in causa, ammetterebbe da par suo, insitamente, il proprio senso di ridicolo che, evidentemente, suscita, partendo dal proprio ‘interna corporis’, perciò, pur parafrando un detto latino, ci troveremmo innanzi al motto: ‘accusatio non petita, affirmatio manifesta’).
Ordunque, mi giunge per via ‘ufficiosa’ come la sensibilità del ‘mio Paese coniugale’, sia stata abbastanza irritata, a fronte di una ignobile e squallida, forma di razzismo, perpetrata nel mentre un imporovvido neofita (dire ciò non è un insulto, soprattutto se è vero in capo a cui è riferito!), cioè il Consigliere Raffaele Sero, poiché costui si è rivolto al sottoscritto, in luogo alla sua apparente mancanza concettualistica, con allusivi insulti xenofobi, in quanto -evidentemente- a Sero la politica sta al Polo Nord come il corrispettivo del Polo medesimo è quello Sud.
Bene, anzi male, malissimo, perché già dalle ore a seguire il ‘fattaccio’ (quello di Sero, di cui tutti avete ricordo -cioe il suo articolo del 9 Dicembre 2022, h:11,54), più e più volte ancora, ho supplicato ed implorato, sia il Sindaco, a cui mi appellavo, in virtù della nostra amicizia personale e familiare e, persino, richiamando la sua formazione di sinistra paraculturale (a questo punto devo prorio dire ‘culturame’ -come bene la definì un grande democristiano, ovvero Mario Scelba- nel Congresso DC a Venezia, il 9 Giugno del 1949, quando si elesse Segretario Nazionale Paolo Emilio Taviani), sia il suo Capogabinetto, l’ineffabile (dalla Treccani: “che non si può definire a parole, che non si può esprimere adeguatamente”), Pasquale Squillace, con cui per altro, di domenica tempo -se non sbaglio intorno al mese di Novembre scorso- mi sono incontrato innanzi una Chiesa, in quanto il Parroco, mi aveva chiesto, a seguito dei suoi molteplici ed inutili tentativi di avere un sopralluogo dei tecnici comunali (per lecita esposizione di problematiche della strada adiacente la di lui Parrocchia): ben volentieri lo feci, perciò mi adoperai subito, da buon cristiano, ossequioso credente, coerente praticante, concreto e puntuale politico, nonché probo uomo di Fede!
Per tornare al ‘tandem’ Fiorita/Squillace (intendiamoci, al solito ho evidenze di quanto dico ed affermo!), avevo scongiurato entrambi di non mettere l’Amministrazione Comunale, in una simile e disdicevole situazione -la quale comporta persino inevitabili implicazioni alle Autorità legittime e di Governo del nostro Paese- epperò loro due, quasi all’unisono, hanno insolentemente, incredibilmente, incomprensibilmente, sottovalutato il tutto, anzi quasi mi hanno ‘sfidato’ a dare corso a quello che poi, non avrei potuto non fare per due motivi: 1) razzismo e xenofobia, sono reati, ancora più gravi se commessi da pubblici ufficiali (quali sono persino, gli Amministratori in carica del Comune di Catanzaro, pur se non tutti, hanno, ovviamente, detestabili e deprecabili pecche!); 2) non ho trovato giusto, dissimulare e omettere (per di più nell’epoca di internet) una cosa simile, proprio io con i miei legami familiari, verso il Paese di mia moglie e dei miei figli!
Ora, pur avendo precisato che di tutto ciò non è colpevole la Città di Catanzaro -di cui sono note nel mondo le sue qualità di ospitalità, aristocrazia (l’unica e vera in Calabria e che magnaimante accoglie nei suoi salotti, persino l’Assesore Monteverdi, che sarà buon testimone di ciò) ed anche ben oltre il Pollino e la la mia Bovalino, moltissimi sanno, quanto la città sia, interclassista, generosa, amabile e dignitosa- ciò premesso, persino tale onta che le ha arrecato siffatta e pro tempore Giunta Fiorita (con lui medesimo in testa), fanno si, che costoro se ne debbano andare e anche alla svelta, quasi fuggendo alla stregua di Luigi XVi° (ma a costui non riuscì, pur tentandoci) durante la Rivoluzione Francese.
Tra l’altro e mi costa ulteriormente, di Nicola Fiorita, avevo talmente ben compreso e per tempo -quindi ben prima che accadesse ciò di cui si parla adesso, ragione per cui mi sono dovuto cautelare preventivamente, seppur non avendone predisposizione- dicevo avevo ben compreso la di lui disdicevole e irriguardosamente velenosa attitudine a sminuire la gente (e poi, qualche ciambellano, imputa, a me e falsamente, questa pecca, la quale pratico, solamente per smascherare imposture!), in quanto ricordo, in data 7 Dicembre, come lo stesso Sindaco, con fare cattivo e velenoso, apostrofò -pensando di essere efficacemente irridente, in luogo alla sua (di Fiorita stesso, ovviamente!) insussistenza giuridica- il Prof. Valerio Donato con l’epiteto (e il tono di voce fioritesco era quanto sopra riportato, fedelmente, da me): “vuole fare e crede di essere il Presidente della Corte Costituzionale, facendoci passare come dei ragazzini inetti e sprovveduti”.
Premesso che occhio e croce, la preparazione giurisprudenziale di Valerio Donato è, notoriamente, credibilmente, anzi persino palesemente -se non altro per curriculum, esercizio della materia, ed aspetto anagrafico- maggiore e più vasta di Fiorita con assieme la dolcissima ed amabissima Donatella Monteverdi (della cui preparazione personale io sono testimone ed infatti sostengo da sempre, che potrebbe avere una cattedra alla Sorbona di Parigi o a Ca’ Foscari di Venezia, oppure all’Alma Mater di Bologna, quindi anche in questo caso mi si creda e nessuno faccia ironie sulle mie parole, pur se non posso impedire il pensiero libero e l’intimo discernimento della gente), però essere così sfrontati come il Sindaco è stato con tutti, dimostrando una evidente eccepibilita`morale, la dice lunga, circa le sue intime e sincere qualità, le quali vorrebbe smerciare, ma che nessuno più acquisterebbe, nemmeno dal rigattiere più scadente.

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Vincenzo Speziali

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