Ven. Feb 23rd, 2024

Trovato a 500 metri dal teatro Ariston, l’ordigno non poteva esplodere. “Una pantomima” dice all’Adnkronos il leader del collettivo ‘No Zelensky’

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Un pacco sospetto è stato trovato abbandonato al centro di Sanremo vicino ad uno scooter in una traversa di via Fiume, a circa 500 metri dal teatro Ariston. Sul posto sono intervenuti gli artificieri della Polizia, che hanno messo in sicurezza l’area e rimosso il pacco portandolo in una zona sicura. Al suo interno il pacco conteneva polvere da sparo, alcune cartucce e una miccia. Il materiale, precisano all’Adnkronos fonti inquirenti, non era collegato o unito a formare un ordigno e quindi non era in grado di esplodere.

LEADER ‘NO ZELENSKY’ – “Secondo voi ci può preoccupare una borsa abbandonata a dieci metri dal Commissariato, in una città dove ci sono 150 telecamere, forze dell’ordine dispiegate, ed è pieno di tornelli con agenti in divisa che controllano? Ma veramente? Una pantomima cosi è veramente ridicola, non ci faremo certo intimidire“. A dirlo all’Adnkronos è Diego Costacurta, leader del collettivo Pecora Nera e coordinatore per la provincia di Imperia del Comitato Collettivo Nazionale, ideatore della manifestazione pacifista in programma domani a Sanremo, in occasione del previsto messaggio del presidente ucraino al Festival. Costacurta commenta, così, la notizia del ritrovamento, a Sanremo a 500 metri dall’Ariston, di una borsa contenente dei proiettili e materiale di innesco, a cui mancava comunque una componente per renderlo esplosivo.

“Se credono di farci fare retromarcia sbagliano di grosso, la nostra sarà una festa”, aggiunge Costacurta. Che in merito poi alla decisione di mandare in onda la lettura di un testo scritto dal presidente dell’Ucraina Zelensky al posto di un videomessaggio, è ancora più netto: “La decisione, che mira a sminuire una comunicazione che dovrebbe essere nelle nuove caratteristiche meno efficace, non muta l’impegno che il Collettivo Pecora Nera profonde nel sensibilizzare un’attenzione autentica sulla questione Guerra”.

La questione relativa alla guerra “richiede infatti complessità maggiori di quelle che verrebbero rappresentate nell’esercizio della propaganda in un programma televisivo nazional-popolare”, scandisce Costacurta. Tuttavia “quanto sta accadendo è per noi una conferma del fatto che se si dice no insieme qualcosa cambia”, conclude.

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