Sab. Feb 24th, 2024

Il trasferimento è legato alla competenza territoriale. Indagati anche Ranieri Guerra e quattro ‘tecnici’ del ministero della Salute per falso ideologico

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La procura di Bergamo ha trasmesso un fascicolo a Roma con una decina di indagati, tra cui gli ex ministri Roberto Speranza, Beatrice Lorenzin e Giulia Grillo nell’ambito dell’inchiesta sul Covid. Il trasferimento è legato alla competenza territoriale.

L’ex numero due dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) Ranieri Guerra e quattro ‘tecnici’ del ministero della Salute sono indagati in uno stralcio romano dell’inchiesta della procura di Bergamo per falso ideologico. Per la procura di Bergamo, che ha trasmesso per competenza territoriale, sono ritenuti “responsabili per i dati falsi comunicati a Oms e Commissione europea attraverso appositi questionari’. Gli altri indagati oltre a Guerra sono “direttori generali della Prevenzione del ministero della Salute e direttori dell’ufficio 3, in qualità di focal point di Oms, e dell’ufficio 5′, si tratta di Claudio D’Amario, Francesco Maraglino, Loredana Vellucci e Mauro Dionisio.

Tre i filoni dell’indagine chiusa mercoledì dalla procura di Bergamo: si tratta della mancata zona rossa, il mancato aggiornamento del piano pandemico e l’ospedale di Alzano Lombardo. Per la procura di Bergamo, sulla base della consulenza affidata al microbiologo Andrea Crisanti, la zona rossa a Nembro e Alzano avrebbe potuto risparmiare migliaia di morti.

Non meno centrali gli altri due aspetti dell’indagine durata quasi tre anni: da una parte il mancato aggiornamento e la mancata applicazione del piano pandemico, fermo al 2006, che avrebbe potuto frenare l’avanzata del virus e garantire quei dispositivi – guanti, mascherine e tamponi – introvabili per giorni. Dall’altra parte la vicenda dell’ospedale di Alzano. I dubbi non riguardano tanto la chiusura e la riapertura del Pronto soccorso del 23 febbraio 2020, dopo la scoperta del primo caso, ma l’assenza di interventi nei reparti dove i contagi salivano costantemente.

GRILLO – “Non sono stata informata. Non so nulla, dunque non posso rilasciare dichiarazioni”, il commento all’Adnkronos Salute dell’ex ministra della Salute, Giulia Grillo.

Ascoltata dai pm Orobici il 3 marzo 2021 alla domanda se avesse mai letto un appunto relativo all’aggiornamento del piano pandemico, Grillo aveva affermato: “Non ricordo che ci sia stato qualche dirigente che sia venuto fisicamente a rappresentarmi la necessità strategica di aggiornare il piano. Mi chiedete se siano state prese iniziative per aggiornare il piano pandemico e riferisco che non ricordo nello specifico. Ricordo che abbiamo lavorato tanto sull’attività della prevenzione. L’attività di aggiornamento del piano pandemico aveva natura prettamente tecnica e pertanto era di competenza dei vari dirigenti presenti in seno al Ministero” replica l’ex ministro presunta “responsabile dell’omessa istituzione-rinnovo del Comitato nazionale per la pandemia” a dire dei magistrati.

“Ricordo di aver chiesto più volte al segretario generale le varie scadenze sia a livello normativo che amministrativo e cercavo di dare impulso a dette attività. A tale scopo, facemmo con il mio staff più di una riunione per capire se fosse possibile acquistare un gestionale per conoscere l’iter di avanzamento delle attività poste in essere all’interno del Ministero. Non ho memoria di attività connesse all’aggiornamento del piano pandemico” spiega. “Non ricordo che mi sia stata rappresentata la necessità di precedere a eventuali capitoli di spesa dedicati per l’aggiornamento del piano pandemico. Posso dire che il 5% del fondo sanitario nazionale della Sanità viene destinato ai piani regionali della prevenzione. Nessuno mi ha rappresentato la necessità di aggiornamento del piano pandemico o della necessità di destinare dei fondi a tale scopo” prosegue.

“Mi chiedete se Ruocco mi avesse mai rappresentato della necessità di aggiornare il predetto piano, anche alla luce delle direttive europee, e riferisco che non ricordo che lo stesso mi avesse rappresentato tale necessità”. Anzi “riferisco che ero io che molte volte davo l’impulso per conoscere l’avanzamento delle attività per il tramite del capo di Gabinetto e delle varie scadenze. Inoltre, rappresento che anche nel corso dell’attività parlamentare precedente alla nomina di ministro avevo sentito parlare del piano pandemico, ma non approfonditamente anche perché si tratta di qualcosa che non rientrava proprio nell’attività politica ma in quella prettamente tecnica” aveva concluso Grillo.

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