Mar. Mar 5th, 2024

Siamo alle porte di una grande stagione turistica definita dal Ministro del Turismo Daniela Santanché come quella del riscatto dopo la dura parentesi del Covid. Sicuramente, ci sarà un netto incremento della richiesta di lavoratori stagionali di oltre il 20% rispetto all’anno scorso. Uno dei nodi del lavoro è proprio il settore turistico. Secondo le stime di Susini Group S.t.P., studio di Firenze leader nella consulenza del lavoro, tra maggio e luglio ci sarà il fabbisogno di oltre 500 mila lavoratori nell’industria, l’agricoltura e il turismo e circa 350mila stagionali soltanto per i servizi di alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari. Mancheranno circa 140 mila lavoratori all’appello nel settore del turismo e qualche imprenditore sarà costretto a chiudere prima il turno di lavoro o addirittura a tenere abbassate le saracinesche.
Chi sembra più di tutti bistrattare il lavoro sono soprattutto i giovani. In Italia, il lavoro domenicale e festivo è richiesto ormai a oltre 5 milioni di persone. Ma il 33% dei giovani di età compresa fra i 18 e 25 anni giudica il lavoro nel weekend troppo impegnativo e poco retribuito mentre il 15% sarebbe disponibile a svolgerlo in cambio di salari più alti. Un dato che fa pensare se si considera che il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 22,3%, contro il 7,8% di media nazionale. I giovani si ritengono troppo sacrificati a lavorare le giornate del sabato, domenica e festivi e prediligono svolgere mansioni, anche, più faticose ma che permettano loro una migliore vita sociale.
«Occorre che governo e parti sociali si adoperino per fermare questo fenomeno che può essere mitigato soltanto attraverso una contrattazione e delle misure che tutelino la conciliazione fra il lavoro e la vita sociale. La contrattazione collettiva nazionale dovrà garantire la riduzione di orario, la flessibilità, il salario, la produttività e l’occupazione», commenta Sandro Susini, consulente del lavoro e fondatore di Susini Group S.t.P.. «Il governo, da parte sua, dovrà continuare ad abbattere il cuneo fiscale – continua Susini – garantendo ai lavoratori retribuzioni nette più alte e, perché no, a detassare e decontribuire i compensi legati al lavoro straordinario, alle maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo oltre che quello legato alla produttività e alla ripartizione degli utili».

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