Mer. Apr 17th, 2024

La recente decisione del rettore del cimitero di Mazara del Vallo di celebrare una messa in memoria di Gaetano Riina ha sollevato una forte critica contro la riabilitazione post mortem dei mafiosi. Questo atto non solo è increscioso, ma viola la memoria delle vittime e il loro dolore

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La coscienza di ciascuno è impenetrabile, ingiudicabile da qualsiasi uomo. Ma le azioni no. Soprattutto quando si tratta di atti, episodi, appartenenze incontrovertibili. Non è accettabile assistere alla riabilitazione della memoria dei mafiosi dopo la loro morte, quasi alla loro santificazione. Non lo è soprattutto per le persone oneste, per chi vive nel rispetto della propria e dell’altrui dignità e libertà. Di colpo dopo la morte i mafiosi divengono persone che facevano del bene, degne di rispetto e preghiera, come se le atrocità compiute potessero cancellarsi con qualche cosiddetta opera di bene. Le persone oneste si dimenticano, si tengono nascoste, i delinquenti si celebrano! 

La scelta del rettore del cimitero di Mazara del Vallo, don Nicola Misuraca, di celebrare una messa in memoria di Gaetano Riina, non è solo un episodio increscioso, è piuttosto un’azione che violenta la memoria delle vittime, la loro sofferenza, il loro dolore. L’ambiguità di alcuni uomini di Chiesa, l’equivocità dei messaggi che mandano dai loro pulpiti, storicamente acclarata e periodicamente ripetuta, è scandalosa, è oltraggiosa. I mafiosi sono stati scomunicati da Papa Francesco. Per la Chiesa questo significa che sono fuori dalla comunità cattolica. Sarebbe ora di buttarli fuori, con decisione, definitivamente, insieme a tutti i loro sostenitori ed affiliati, anche dalla società civile! 

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