Sab. Mar 2nd, 2024

Riportiamo una riflessione del vicario generale della diocesi di Locri Gerace, monsignor Piero Romeo

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Marco ci proporrebbe allora in modo esemplare la scena di un sordomuto presentato da altri davanti a Gesù proprio come avveniva all’inizio del rito battesimale in cui si evidenziava il distacco dalla folla, necessario per poter accedere a Gesù, e chiedergli di imporre le mani su di lui proprio come veniva chiesto agli anziani di fare durante le celebrazioni battesimali.
Un secondo gesto rituale sembra che consistesse nell’invito esplicito, fatto al candidato, di disporsi ad ascoltare la bella notizia del Vangelo e a testimoniarla con la parola, toccandogli prima le orecchie e poi la lingua evocando simultaneamente i gesti di Dio creatore a proposito del primo uomo ripetuti da Gesù per indicare una seconda nascita o creazione appunto dell’uomo grazie alla fede. Un significato che riprende la creazione stessa dell’uomo, in cui si descrive Dio Creatore che plasma l’uomo con le sue dita e poi tocca col suo spirito l’uomo il quale da allora in poi diviene “ESSERE VIVENTE “.
Dunque la separazione dalla folla, di cui parla l’evangelista, andrebbe collegata alla intimità; le dita al Dio Creatore che ha plasmato l’uomo con le proprie mani rendendolo capace di ascoltare attraverso il comando preciso dell’EFFATA/APRITI; Il riferimento alla saliva infine per indicare il bacio che, nell’intimità dell’amore, permette di sperimentare una nuova nascita del battezzato osservando che al sordomuto: “SUBITO SI APRIRONO GLI ORECCHI, SI SCIOLSE IL NODO DELLA SUA LINGUA E PARLAVA CORRETTAMENTE”.
Lo stupore finale registrato dal testo di Marco dimostra che, nonostante l’invito a mantenere il segreto su tutto, sono però i fatti in se stessi che fanno gridare al mondo intero la permanenza nella Chiesa di Colui che “HA FATTO BENE OGNI COSA: FA UDIRE I SORDI E FA PARLARE I MUTI “.

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