Mar. Apr 16th, 2024

La storia di Mohamed Shami, giovane siriano, è un esempio chiaro di come un errore giudiziario possa sconvolgere la vita di una persona innocente, mettendo in discussione non solo la sua libertà, ma anche la sua reputazione e il suo futuro.

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Nella primavera del 2022, dopo aver perso il padre e il fratello nei bombardamenti ad Aleppo, Mohamed Shami, all’epoca appena ventunoenne, si è trovato a dover affrontare una decisione difficile: lasciare la Siria per cercare sicurezza altrove. La madre, nel tentativo disperato di proteggere il figlio rimasto, ha racimolato tutti i risparmi della famiglia e ha spedito Mohamed in Turchia, sperando che potesse trovare rifugio lontano dalla guerra che devastava il loro paese.

Tuttavia, il viaggio di Mohamed si è trasformato in un incubo quando è stato costretto a pagare un pedaggio sostanzioso ai trafficanti di esseri umani per imbarcarsi su una piccola barca a vela insieme ad altri novanta migranti. Dopo quasi sei giorni di traversata pericolosa, la barca è giunta al Porto di Roccella, sulla costa calabrese. Ma invece di trovare rifugio e sicurezza, Mohamed è stato arrestato e accusato di essere uno degli scafisti responsabili del viaggio.

Le circostanze hanno giocato contro di lui: il suo buon livello di arabo e turco lo ha portato ad essere utilizzato come interprete da uno dei veri scafisti durante il viaggio. Inoltre, diversi migranti, disperati e confusi dopo l’arrivo, hanno erroneamente indicato Mohamed come uno degli organizzatori del viaggio, vedendolo parlare con uno dei veri scafisti.

Nonostante le sue continue proteste di innocenza e la sua versione dettagliata dei fatti, Mohamed è stato condannato dal Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale di Locri a più di quattro anni di carcere. Questa condanna ha significato due anni di detenzione per Mohamed, durante i quali ha dovuto affrontare minacce e discriminazioni in carcere.

Tuttavia, la sua storia ha avuto un lieto fine grazie all’intervento dell’avvocato Giancarlo Liberati del foro di Reggio Calabria. Dopo aver raccolto prove concrete e contattato l’agenzia di viaggio che aveva organizzato il tragitto di Mohamed, Liberati ha dimostrato che il giovane siriano era una vittima innocente delle circostanze, non uno degli scafisti.

L’avvocato ha portato alla luce la ricevuta del pagamento del viaggio e ha dimostrato che l’agenzia era rintracciabile e poteva confermare la versione di Mohamed. Grazie a questo impegno e alla sua determinazione, la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha accolto la richiesta di assoluzione, restituendo a Mohamed la libertà e la dignità che gli erano state ingiustamente negate.

Questa vicenda solleva dubbi seri sul corretto svolgimento delle indagini e del processo giudiziario, mettendo in luce la necessità di una maggiore attenzione e imparzialità nell’applicazione della legge. Mohamed Shami ha perso due anni della sua vita dietro le sbarre per un errore che poteva essere evitato con una semplice indagine accurata. La sua storia è un monito per tutti coloro che lavorano nel sistema giudiziario affinché si impegnino a garantire la giustizia e a proteggere i diritti delle persone innocenti

redazione@telemia.it

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