Mar. Apr 16th, 2024

Giovedì – Festa – Cattedra di San Pietro Apostolo

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Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,13-19

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Parola del Signore

Il commento al Vangelo di ieri, a cura di monsignor Piero Romeo, vicario generale della diocesi di Locri Gerace:

Ci sono momenti nella vita di una comunità o di un singolo in cui occorre arrestare il passo, prendersi del tempo per comprendere meglio dove le nostre scelte quotidiane ci stanno conducendo. Un tempo per stare in disparte con Gesù, in luoghi particolarmente significativi o evocativi. Un tempo magari dedicato agli esercizi spirituali, che sant’Ignazio raccomandava di fare almeno una volta l’anno per mettere ordine e determinarsi verso un “di più” di amore, di lode e servizio. I nostri discepoli sono nella zona nord del paese, al confine con il Libano, luogo di grandissima bellezza naturale, in cui dalle rocce affiora una delle principali sorgenti del fiume Giordano. Un sito conosciuto all’epoca del Signore anche perché nella tradizione si pensava vi fosse una delle porte del regno dei morti e luogo di preghiera ellenistico legato alla dinastia tolemaica. Insomma, un luogo privilegiato per comprendere davvero chi o cosa si pone come principio e fondamento della propria vita. Oggi anche noi siamo chiamati a riscoprire a chi vogliamo affidare le nostre speranze, a chi desideriamo affidare la nostra esistenza. Pietro non ha dubbi: ha puntato tutto sul vincente, il Figlio di Dio! Ma poi cerca di portarlo dalla sua parte. Seguire Gesù significa come lui vivere solo del Padre e dei suoi doni, senza fare affidamento su altre ricchezze; significa preferire di essere considerati belli agli occhi di Dio che a quelli del mondo, attitudini di vita che fanno crescere in noi una certa umiltà a discapito di un orgoglio che trova sempre meno terreno per attecchire! Ecco la via stretta e piena di letizia che si apre davanti a Pietro, quella di chi si mette dietro al Signore e rinuncia a essere l’apripista della propria vita – e troppo spesso anche di quella altrui. La via dei figli amati, che oggi è aperta da queste parole del Vangelo anche a te, buon cammino!

VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,20-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!»

Parola di Dio

Il commento al Vangelo di oggi, a cura di monsignor Piero Romeo, vicario generale della diocesi di Locri Gerace:

La giustizia di questo mondo coincide con il semplice stare alle regole. È una giustizia che salva innanzitutto la forma. Ma la verità è che la giustizia che ci viene dal Vangelo è una giustizia che supera anche le misure delle regole e della forma. È una giustizia che va alla sostanza delle cose, e molto spesso questa sostanza è nascosta a una lettura meramente superficiale della vita. Compiere il proprio dovere ci rende giusti, ma amare ciò che si fa ci rende cristiani. È l’amore che fa la differenza. Non basta non uccidere qualcuno con le proprie mani. Bisogna ricordarsi che ci sono tanti modi per uccidere il proprio fratello. Ad esempio ignorandolo, dimenticandoci di lui, denigrandolo, parlando male, mostrare agli altri le sue debolezze, ridicolizzarlo. Tutte queste cose non le troviamo nel codice penale, ma davanti alla Parola di Gesù ognuna di queste cose è grave come un omicidio. Può sembrare un’esagerazione, ma la verità è che il Vangelo vive di questa misura esagerata. Ecco perché c’è bisogno di un’intelligenza molto più profonda nel giudicare le cose. È quell’intelligenza che ci ricorda che non ha senso offrire a Dio qualcosa se si ha qualche conto in sospeso con il proprio fratello. Dio guarda la nostra capacità d’amare, non la nostra capacità di cadere in piedi.

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