Ven. Feb 23rd, 2024

Il testo della proposta di legge regionale presentata dai consiglieri calabresi del Partito Democratico ha destato molte perplessità e critiche. Intitolata “Norma per l’assistenza alla morte serena”, il documento è stato oggetto di discussione nella Terza commissione consiliare, responsabile della sanità, dopo ben 19 mesi dall’introduzione.

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La proposta evita il termine “suicidio assistito”, optando invece per l’eufemismo della “morte serena”. Tuttavia, molti ritengono che ciò rifletta una mancanza di chiarezza e concretezza nel testo, oltre a sollevare dubbi sulla reale volontà politica di affrontare una questione così delicata.

Nel contesto di un Paese che fatica a trasformare in legge la sentenza della Corte costituzionale del 2019, la quale afferma che non è reato aiutare a morire chi, consapevolmente, non è più disposto a soffrire senza speranza, ci si aspetterebbe che la sinistra, in particolare il Partito Democratico, assuma una posizione più forte e impegnata su questo principio.

Il primo articolo della proposta stabilisce che le strutture sanitarie pubbliche della Regione Calabria debbano assicurare l’assistenza per aiutare alla “morte serena” le persone malate in fase terminale o cronica, la cui condizione clinica permette il rifiuto del mantenimento artificiale in vita, secondo l’articolo 32, comma 2, della Costituzione. Tuttavia, sorgono dubbi su quale possa essere l’alternativa all’ovvia assistenza che una struttura sanitaria è tenuta a garantire a un malato terminale.

L’articolo 2, poi, aggiunge ulteriore ambiguità, stabilendo che l’assistenza sanitaria debba consistere in prestazioni e trattamenti clinicamente adeguati, senza specificarne la natura. La mancanza di chiarezza sul significato di “prestazioni e trattamenti clinicamente adeguati” solleva domande sulla possibilità di includere opzioni come la sedazione profonda o la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione.

Inoltre, l’articolo 2 elenca una serie di requisiti per poter accedere a tale assistenza, tra cui la capacità di assumere decisioni libere e consapevoli, la presenza di patologie irreversibili e condizioni di sofferenze fisiche e psicologiche intollerabili. Questi requisiti potrebbero risultare troppo stringenti o ambigui, complicando l’applicazione pratica della legge.

In definitiva, la proposta di legge solleva una serie di dubbi sulla chiarezza delle intenzioni e sulla concretezza delle disposizioni, lasciando aperti numerosi interrogativi sulla portata e sugli effetti reali della “morte serena”.

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